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Il furetto - Malattie principali

Filariosi cardiopolmonare - Alessandro Bellese, Med. Vet.

La filariosi cardiopolmonare o “filaria” nella denominazione comune, è una malattia parassitaria che colpisce diversi carnivori. Tra gli animali domestici e quelli comunque tenuti come pet interessa il cane, il gatto, il furetto e probabilmente la puzzola americana o skunk (Mephitis mephitis). Tra gli animali da zoo più comuni, la filariasi è frequente nelle otarie, negli orsi e in alcuni grossi felini.

L’agente causale è un verme nematode, Dirofilaria immitis, le cui larve vengono trasmesse dalle zanzare e da adulti si localizzano a livello di cuore ed arteria polmonare dove provocano una grave patologia cardiopolmonare.

Gli adulti localizzati nel cuore, se di sesso diverso, si accoppiano e producono delle larve chiamate microfilarie che vengono liberate nel circolo ematico. Queste larve non sono di per sé infettanti, quindi non possono essere trasmesse ad un altro animale direttamente con il sangue (ad esempio con una trasfusione) né possono diventare adulti, e quindi aggravare l’infestazione, nello stesso animale che alberga i genitori. La trasmissione da un animale all’altro richiede obbligatoriamente il passaggio attraverso la zanzara. L’insetto vettore succhia il sangue dall’animale infestato che contiene le microfilarie, e queste nel corpo della zanzara si trasformano in larve infettanti che possono essere trasmesse ad un altro animale durante un pasto di sangue.

L’infestazione da Dirofilaria immitis è stata documentata nel furetto sia sperimentalmente sia in infestazioni naturali. Infestazioni anche lievi (da 1 a 10 parassiti) causano un grave stato di malattia a causa della dimensione ridotta del cuore del furetto.

Tutti i furetti che vivono in aree endemiche per la filariosi cardiopolmonare come l’Italia settentrionale sono a rischio di infezione. Anche i furetti che vivono esclusivamente in interni sono a rischio d’infezione e devono essere sottoposti ad un’adeguata profilassi farmacologica.

Diagnosi

La diagnosi dell’infestazione si ottiene valutando i segni clinici ed i risultati di esami collaterali, in particolare quindi si basa su:

· segni clinici
· radiografie
· ecocardiografie
· esami sierologici per la ricerca dell’antigene (materiale emesso dai parassiti adulti)
· evidenziazione delle microfilarie in circolo

Sintomi

I segni clinici non sono specifici della malattia ma possono essere comuni ad altre patologie, soprattutto cardiopolmonari e comprendono:

· Dispnea (respiro difficoltoso)
· Dimagramento
· Letargia
· Congestione polmonare
· Soffio cardiaco
· Ascite (accumulo di liquido nella cavità addominale)
· Tosse
· Morte improvvisa

Sono frequenti decessi improvvisi non preceduti da segni clinici particolari o preceduti solo da un’intensa sintomatologia respiratoria. Spesso la malattia viene diagnosticata in sede di autopsia.

Esame radiografico

I più comuni reperti radiografici sono:

· Cardiomegalia (aumento di dimensione del cuore)
· Effusione pleurica (liquido tra i foglietti pleurici) da lieve a grave

Esame ecocardiografico

L’ecocardiografia permette l’evidenziazione dei parassiti a livello della parte destra del cuore che nella vena cava.

Sono possibili falsi positivi e falsi negativi. In particolare, alcune strutture cardiache potrebbero essere scambiate per filarie se l’ecografia è letta da un occhio poco esperto e basse cariche parassitarie (ad esempio un solo parassita) possono non essere visualizzate.

Esami del sangue

L’esame a fresco di una goccia di sangue al microscopio per la ricerca delle microfilarie non è un test attendibile perché la microfilariemia persistente (cioè la presenza costante di microfilarie nel sangue periferico) è poco comune. Quindi solo un eventuale risultato positivo, cioè l’evidenziazione delle microfilarie è attendibile, mentre un risultato negativo non garantisce che non vi sia un’infestazione in corso.

L’esame più attendibile è la ricerca di sostanze caratteristiche del parassita adulto, chiamate antigeni, mediante particolari esami effettuati sul sangue.
In particolare si utilizza un test sierologico chiamato ELISA. Purtroppo sembra che infestazioni lievi possano causare falsi negativi ai test antigenici, è quindi consigliabile effettuare periodicamente dei test ematici.

Terapia

La terapia volta all’eliminazione dei parassiti adulti disponibile attualmente consiste nell’utilizzo dello stesso farmaco che si utilizza nella filariosi cardiopolmonare del cane con dosaggi estrapolati da quest’ultima specie. La mortalità dopo il trattamento è molto alta (alcuni autori parlano del 50%) legata soprattutto alla formazione di emboli conseguenti alla morte dei parassiti. Di importanza critica è la diagnosi precoce e la terapia antitrombotica a lungo termine.

Sembra che l’utilizzo dell’ivermectina, il farmaco più comunemente usato per la profilassi, al dosaggio più alto per lunghi periodi, abbia una lenta azione adulticida.

Prevenzione

Considerata la pericolosità della malattia e della terapia adulticida classica, risulta evidente che è di vitale importanza evitare che il furetto contragga la malattia. Fortunatamente la profilassi farmacologica attualmente consigliata ha un’ottima efficacia se effettuata con puntualità e regolarità.
A seconda di dove si trova l’area endemica la prevenzione verrà effettuata con frequenza mensile nel periodo di presenza degli insetti vettori oppure durante tutto l’anno.
I protocolli di prevenzione prevedono l’utilizzo di vari farmaci, tra i quali il più utilizzato è l’ivermectina. Altri farmaci che sembra abbiano altrettanta efficacia sono la milbemicina ossima e la selamectina, sebbene soprattutto per l’uso di quest’ultima potrebbero servire ulteriori conferme vista l’utilizzazione relativamente recente. Questi farmaci non proteggono il furetto dopo la loro somministrazione ma uccidono le larve infestanti che si trovano in circolo e che sono state iniettate dalle zanzare durante il mese precedente la somministrazione. E’ molto importante che il farmaco venga somministrato con regolarità mensile perché passato questo lasso di tempo le larve non sono più aggredibili dal farmaco stesso. Per lo stesso motivo è essenziale che la profilassi non venga iniziata troppo tardi dall’inizio del periodo in cui compaiono gli insetti vettori e non venga interrotta troppo presto quando le zanzare sono ancora in circolazione.


Animalia n. 4/5, luglio/settembre 2003

 


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