Anfibi:
gestione in cattività
Marta Avanzi, Med Vet
Introduzione
Anfibi terrestri e fossori
Anfibi semiterrestri
Anfibi acquatici
Anfibi arboricoli
Vasca
Acqua
Filtrazione
Temperatura e riscaldamento
Umidità
Illuminazione
Ventilazione
Substrato
Igiene
Accessori
Letargo
Quarantena
Densità di animali
Compatibilità di specie
Contenimento
Alimentazione
Introduzione
Ogni specie di
anfibi ha specifiche esigenze di allevamento, ma nella gestione
domestica possiamo suddividere gli anfibi in gruppi che richiedono
un tipo di ambiente con caratteristiche comuni, vale a dire
terrestri, fossori (che vivono sottoterra), semiterrestri
(semiacquatici), acquatici e arboricoli.
L’ambiente in
cui allevare gli anfibi, definito in generale vivario, si
differenzia quindi in terrario (per le specie terrestri, fossorie e
arboricole), acquaterrario o terracquario (per le specie
semiacquatiche, che possono richiedere diversi rapporti tra
l’elemento acquatico e quello terrestre) e acquario per le specie
squisitamente acquatiche.
La gestione del vivario ha molti elementi in comune con quella dell’acquario
per pesci (in particolare per quanto riguarda la qualità
dell’acqua e i sistemi di filtrazione) e del
terrario per rettili (per quanto
riguarda ad esempio i sistemi di illuminazione e riscaldamento e i
gradienti di temperatura). Si rimanda dunque a questi argomenti per
un approfondimento.
È importante
che l’ambiente del vivario offra le corrette condizioni ambientali
(temperatura, umidità, illuminazione, fotoperiodo, presenza di
rifugi, ecc.) per la prevenzione dei problemi di salute. Un
microambiente inadeguato anche solo per uno di questi elementi
determina stress e quindi immunodepressione, che a sua volta che
favorisce la comparsa di malattie infettive.
Il vivario va
allestito molto prima di acquistare gli animali da introdurvi. Una
volta pronto e messo in funzione, occorre verificare per diversi
giorni i valori di temperatura e umidità e, nel caso degli acquari,
si devono stabilizzare le condizioni dell’acqua.
Anfibi terrestri e fossori
Gli anfibi
terrestri e fossori (che vivono sottoterra) richiedono ambienti
simili: l’unica differenza è che nel caso di specie fossorie il
substrato deve essere più profondo di quelle terrestri. Nel vivario
deve essere presente un recipiente d’acqua, non più profondo
dell’altezza degli anfibi ospitati (per evitare che anneghino
accidentalmente). Il substrato deve presentare un gradiente di
umidità, vale a dire che l’umidità deve variare da un estremo
all’altro del vivario per permettere agli animali di scegliere
quella più adeguata. Ciò si può ottenere reclinando il vivario in
modo che l’acqua si accumuli da un lato. Uno strato di foglie morte
permette agli anfibi di alimentarsi pur restando nascosti, in modo
da farli sentire al sicuro. Si possono inserire nel vivario piante
vive a scopo decorativo, tranne nel caso di anfibi fossori, che
potrebbero sradicarle.
Anfibi semiterrestri
Gli anfibi
semiterrestri hanno bisogno sia di un ambiente terrestre che
acquatico; questo ambiente fornisce anche un gradiente di umidità
che permette agli animali di scegliere il valore preferito. Questo
tipo di vivario si ottiene inclinando la vasca, oppure utilizzando
uno strato di terriccio drenante da un lato della vasca, con un
fondo di acqua.
Anfibi acquatici
Si tratta di
animali che provengono da habitat molto diversificati e quindi con
richieste ambientali piuttosto diverse e diversi livelli di
tolleranza alla qualità dell’acqua. Gli anfibi che provengono da
corsi d’acqua in movimento, come i ruscelli, richiedono elevati
livelli di ossigeno e acqua di elevata qualità. Come regola generale
la qualità dell’acqua per gli anfibi acquatici deve essere la stessa
dei pesci. La vasca va quindi gestita come un acquario, con un
adeguato sistema di filtrazione e controlli periodici della qualità
dell’acqua; per mantenere il filtro biologico l’ossigeno disciolto
deve essere superiore all’80%. Poiché le vibrazioni disturbano gli
anfibi, i filtri devono essere quanto più possibile lontani dalla
vasca. Ogni 1-2 settimane si deve effettuare un cambio del 10-20%
dell’acqua con nuova acqua senza cloro.
La maggior
parte delle specie richiede una piccola zona emersa che permetta di
lasciare l’acqua. Per le cecilie il livello dell’acqua deve essere
tale da permettere loro di raggiungere senza difficoltà la
superficie per respirare, soprattutto nel caso dei neonati.
Anfibi arboricoli
Questi anfibi
richiedono un vivario sviluppato in altezza, con numerosi rami e
piante (soprattutto a foglia larga) per fornire un adeguato numero
di nascondigli. Nulla vieta di tenere nello stesso vivario anche
anfibi terrestri, se le richieste ambientali sono compatibili.
Vasca
Per creare un
vivario per anfibi si utilizza di solito una vasca di vetro, ad
esempio un terrario per rettili o un acquario, in vendita nei negozi
specializzati in una varietà di dimensioni. La vasca in vetro è
resistente e facilmente lavabile e disinfettabile, e permette di
visualizzare bene il contenuto e di mantenere un elevato livello di
umidità al suo interno. Lo svantaggio può essere nello scarso
ricambio d’aria; per migliorare la ventilazione si può utilizzare un
coperchio con rete sottile e morbida (in vendita nei negozi per
rettili). Per le specie che richiedono livelli di umidità ambientale
molto alti si può invece impiegare un coperchio di vetro, ma devono
essere comunque presenti fori per la ventilazione, per assicurare un
flusso d’aria. Il coperchio può anche servire per contenere gli
apparecchi per l’illuminazione e il riscaldamento; in tal caso deve
essere profondo almeno 15 cm. Una rete può servire a separare gli
apparati di riscaldamento e illuminazione dagli anfibi, per evitare
ustioni.
Nella vasca non
vi devono essere composti organici volatili, contenuti ad esempio
nelle colle, perché sono particolarmente tossici per gli anfibi.
Le dimensioni
della vasca devono essere tali da replicare più fedelmente
l’ambiente naturale e consentire un adeguato range di umidità.
Ovviamente, le specie più attive richiedono uno spazio maggiore di
quelle sedentarie. Le dimensioni variano anche secondo la taglia
degli anfibi ospitati e il loro numero.

Acqua
La qualità
dell’acqua della vasca è particolarmente importante; non si deve
impiegare acqua con cloro, ma neppure deionizzata; l’ideale è
utilizzare acqua distillata o a osmosi inversa.
Quando si
effettua il cambio dell’acqua, questa deve avere la stessa
temperatura del vivario per evitare dannosi sbalzi termici.
Parametri chimici dell’acqua per gli anfibi
(Fonte:
Manual of Exotic Pet Practice, di MA Mitchell e TN Tully)
|
Parametro |
Normale |
Subletale |
Letale |
|
Ossigeno disciolto |
> 5
mg/l |
2-4
mg/l |
< 2
mg/l |
|
Ammoniaca |
< 0,01
mg/l |
0,5
mg/l |
> 1
mg/l |
|
Nitriti |
< 0,01
mg/l |
0,015-0,1 mg/l |
> 0,1
mg/l |
|
Nitrati |
0-5
mg/l |
20-50
mg/l |
Variabile secondo la specie |
|
pH |
Secondo
la specie (in genere 6,5-8,5) |
5,5-6,5; 8,6-9,5 |
|
Durezza |
75-150
mg/l |
>
150-250 mg/l (possono verificarsi lesioni cutanee) |
Valori
sconosciuti |
|
Alcalinità |
20-100
mg/l |
> 100
mg/l |
Valori
sconosciuti |
|
Cloro (girini) |
0-2
ppm* |
2-4 ppm |
> 5 ppm |
*ppm: parti per
milione
Filtrazione
La filtrazione
ha lo scopo di mantenere pulita l’acqua, evitare lo scadimento dei
parametri vitali (ammoniaca, nitriti, pH, ecc.) e lo sviluppo di
batteri patogeni. I principi della filtrazione sono gli stessi dell’acquario,
a cui si rimanda. I tipi di filtri e la loro potenza varia secondo
il volume di acqua da pulire. Il filtro può essere utilizzato per
creare, con l’acqua di ritorno, piacevoli cascate nel vivario.
Temperatura e riscaldamento

La temperatura
del vivario deve essere compresa entro un range simile a quello
presente nell’ambiente naturale originario della specie di anfibio.
Per quanto riguarda le specie tropicali, la maggior parte richiede
una temperatura compresa tra 21 e 29°C. Le specie dei climi
temperati richiedono in generale un range di 18-22°C, con una
diminuzione di temperatura in inverno (5-8°C), necessaria se si
vuole indurre la riproduzione.
È importante
che nel vivario sia presente una variazione di temperatura, un
gradiente di 5-8°C, e non una temperatura uniforme, per permettere
all’animale di termoregolarsi adeguatamente scegliendo la
temperatura preferita. Per creare un gradiente di temperatura si
deve porre ad un’estremità del vivario una fonte di calore, come una
lampadina spot (che fa anche luce) o una lampada di ceramica (che
produce calore ma non luce, e può restare accesa anche di notte). La
lampada riscaldante va scelta e collocata con cura, in modo che
produca una temperatura adeguata e non crei nel vivario una
temperatura eccessiva e che non causi disidratazione seccando troppo
l’ambiente. In base ai watt e alla distanza dal fondo si può
ottenere la temperatura desiderata; quando si allestisce il vivario
si devono effettuare varie prove, per trovare la soluzione più
adatta a creare una temperatura idonea, da verificare sempre con i
termometri. Si deve anche fare attenzione a sistemare la lampada in
modo che non possa venire a contatto diretto con gli anfibi e
causare ustioni; in molti casi è preferibile sistemare la lampada
all’esterno, sopra il coperchio a rete, fuori dalla portata degli
animali. L’uso delle cosiddette “rocce calde” è assolutamente
controindicato per gli anfibi. Anche le lampadine a infrarossi non
sono idonee in quanto tendono a causare disidratazione e non sono
utili ad aumentare l’umidità ambientale.
Materassini e
cavetti riscaldanti possono essere utilizzati, sempre insieme ad un
termostato, per riscaldare il vivario, ma vanno collocati
all’esterno per prevenire ustioni. Per mantenere il gradiente di
temperatura vanno sistemati da un lato del terrario, per lasciare
una zona più fresca ed evitare un riscaldamento uniforme.
Le specie
acquatiche richiedono l’uso di riscaldatori per acquari collegati ad
un termostato. Nel caso delle cecilie, i riscaldatori vanno
sistemati in modo da evitare il contatto diretto, perché questi
anfibi vi si possono avvolgere ustionandosi. Questo si può ottenere
proteggendo il riscaldatore con una rete o un tubo in PVC.
I riscaldatori
per acquari possono essere utilizzati anche per riscaldare gli
acquaterrari, sistemandoli nell’acqua. L’acqua evaporando riscalda
il resto del vivario e inoltre mantiene un’elevata umidità. In
questo caso l’acqua rimane a temperatura costante, ma l’aria
presenta un gradiente di temperatura perché è più fresca quanto più
è lontana dall’acqua.
Per riscaldare
un terrario, si può collocare il riscaldatore dentro un recipiente
d’acqua (come un vaso di vetro) sistemato ad un’estremità del
terrario, ottenendo lo stesso effetto di riscaldare l’aria e
mantenere elevata l’umidità, e creare un range di temperatura.
Le specie dei
climi temperati richiedono una diminuzione della temperatura
notturna di circa 6-8°C. In genere è sufficiente spegnere la sera i
sistemi di riscaldamento, lasciando che la temperatura cali
naturalmente a livello di quella della stanza. Se questa però è
fredda, si deve abbassare la regolazione dei termostati e alzarla
nuovamente al mattino. Le specie tropicali e acquatiche, invece, non
necessitano di variare la temperatura tra la notte e il giorno.
La temperatura
all’interno del vivario va sempre controllata con due termometri,
uno sul punto più caldo e uno sul punto più fresco, per valutare che
esista un corretto gradiente e che questo sia entro l’intervallo
adeguato per la specie di anfibio.
Alcune specie
di anfibi, come alcune salamandre, hanno bisogno di temperatura
relativamente basse e può essere necessario utilizzare un qualche
sistema di raffreddamento, ad esempio un apposito apparecchio che
produce basse temperature con cui raffreddare il vivario.
Molte specie di
anfibi nel loro ambiente naturale vanno in letargo quando la
temperatura ambientale si abbassa. È noto che un periodo di letargo
invernale è indispensabile per stimolare l’attività riproduttiva, ma
non si sa se sia indispensabile per il benessere a lungo termine
degli anfibi. Al contrario, le specie tropicali non vanno in letargo
e richiedono una temperatura costante tutto l’anno.
Umidità
La maggior
parte degli anfibi ha bisogno di un’umidità ambientale superiore al
70% (in generale, 75-95%); anche le specie adattate a climi asciutti
hanno bisogno di avere accesso ad una zona umida.
L’umidità del
vivario va mantenuta elevata spruzzandolo d’acqua di frequente,
utilizzando uno spruzzatore o un sistema automatico di
nebulizzazione. Per aiutare a mantenere un’elevata umidità si può
utilizzare un aeratore da acquario immerso in un recipiente d’acqua;
anche l’uso di piante vere è di aiuto. L’acqua utilizzata deve
essere priva di cloro (distillata oppure lasciata a decantare per
1-2 giorni).
La presenza di
un coperchio aiuta a mantenere l’umidità del vivario, facendo
attenzione però a curare la ventilazione.
Illuminazione
In generale, il
vivario per anfibi diurni deve contenere una lampada a spettro
completo, che fornisce una luce simile a quella del sole. È
controversa l’utilità e la necessità che la lampada impiegata emetta
anche radiazioni nello spettro UVB, che consentono la sintesi di
vitamina D3, indispensabile per l’assimilazione del
calcio dall’alimento. Nel dubbio, è preferibile utilizzare lampade
che emettano anche nello spettro UVB. Si deve ricordare che queste
lampade vanno rinnovate ogni 6-12 mesi perché con il tempo
l’emissione di raggi ultravioletti diminuisce fino a cessare, anche
se è ancora presente l’emissione di luce visibile. Il vetro, la
plastica e il plexiglas bloccano completamente i raggi UVB, quindi
la lampada a ultravioletti va posta dentro il vivario, senza
schermatura. Poiché l’efficacia dei raggi UVB diminuisce con la
distanza, la lampada va posta ad una distanza di 30-40 cm dal suolo.
Per gli anfibi
notturni può essere sufficiente la luce ambientale, ma se si
vogliono fare crescere delle piante è necessaria una fonte di luce
specifica per le piante, a spettro completo. Inoltre,
l’illuminazione offre sicuramente una miglior resa estetica del
vivario e permette di osservare meglio i suoi abitanti.
In tutti i casi
è importante rispettare il fotoperiodo, ossia la fisiologica
alternanza delle ore di luce e di buio, per non creare disagio agli
animali. In generale è adeguato un periodo di 12 ore di luce e 12 di
buio. Se si vuole indurre la riproduzione, può essere necessario
variare le ore di luce per renderle uguali a quelle dell’ambiente
naturale nella stagione riproduttiva.
Nel caso degli
anfibi notturni si deve utilizzare durante la notte una fonte di
luce tenue, simile alla luce lunare, ad esempio una lampadina blu.
L’ideale è usare un reostato collegato alla fonte di luce diurna, in
modo da abbassare gradualmente l’illuminazione verso sera e
aumentarla gradualmente la mattina, per non spaventare gli animali
con una variazione di illuminazione brusca.
In nessun caso
si deve esporre il vivario alla luce solare diretta, perché
causerebbe un rapido surriscaldamento, con la morte degli occupanti.
Ventilazione
Considerata
l’elevata umidità del terrario, una buona ventilazione è essenziale
per prevenire lo sviluppo di pericolose muffe o di batteri patogeni
nel substrato. La ventilazione è inoltre necessaria per il ricambio
dell’aria e l’eliminazione dell’anidride carbonica. La ventilazione
non deve essere eccessiva per non creare correnti d’aria o
essicazione.
La ventilazione
di base viene garantita da una griglia sul coperchio del vivario,
che può semplicemente essere fatta con un’intelaiatura ricoperta da
una rete a maglie sottili. L’areazione può essere aumentata con la
presenza di griglie forate sui lati del vivario.
Un ottimo
sistema per aumentare l’areazione nei vivari acquatici (ma
utilizzabile anche in quelli terrestri e semiterrestri) è l’utilizzo
di una pompa da areazione per acquari. Si collega un tubo di gomma
alla pompa e l’altra estremità a un diffusore dell’aria (di pietra
porosa o plastica), immerso nell’acqua. Quando la pompa è in
funzione l’aria emessa dal diffusore crea una gentile corrente e
ossigena l’acqua. La corrente aumenta il contatto dell’aria con la
superficie, favorendo gli scambi gassosi e l’eliminazione
dell’anidride carbonica. In terrari e terracquari, se utilizzata
nella parte sommersa la pompa aumenta l’umidità dell’aria; con un
po’ di inventiva può inoltre essere utilizzata per creare piccole
cascate.
Substrato
La scelta del
tipo di substrato è di grande importanza nel vivario per la sua
implicazione nella salute degli anfibi. La soluzione migliore
consiste nell’impiego materiale più simile possibile a quello
dell’ambiente naturale degli anfibi che ospita; sono da evitare
materiali potenzialmente pericolosi, vale a dire materiali
corpuscolati che possono essere ingeriti e causare costipazione e
ostruzione, come la ghiaia, di diverse dimensioni. Per prevenire
l’ingestione di ghiaia si devono usare materiali di diametro
superiore a quello della bocca, in modo che non possano essere
ingoiati, oppure si devono alimentare gli animali lontano dalla
ghiaia. Prima di porla nel vivario, la ghiaia va lavata con molta
cura sotto acqua corrente.
Se si usa
terriccio, questo deve avere un pH neutro e deve essere sterilizzato
lasciandolo in forno (200°C per 30-60 minuti di uno strato di 2-3
cm) oppure esponendolo al sole per alcune ore. Il terriccio non
sterilizzato può veicolare parassiti dannosi come artropodi e vermi.
Per gli anfibi fossori, come le cecilie, lo strato deve essere di
almeno 3-10 cm; il materiale deve presentare un gradiente di
umidità, in modo che l’animale scelga la zona più adatta alle sue
esigenze, e il materiale non deve essere troppo compatto, per
permettere agli animali di scavare agevolmente dei tunnel. Al di
sopra del terriccio si può mettere uno strato di foglie morte o di
pezzetti di corteccia; questi materiali possono essere liberati da
eventuali artropodi parassiti mettendoli in congelatore per alcuni
giorni, dentro un sacchetto di plastica. In nessun caso si devono
usare pesticidi per eliminare i parassiti.
Il terriccio
del substrato va completamente asportato ogni 2-3 mesi e sostituito
con materiale fresco.
Un ottimo
materiale di fondo è la torba di sfagno (materiale usato in
orticoltura), perché è morbido e soprattutto ha un’ottima capacità
di trattenere l’umidità. Va rinnovato ogni 2-4 settimane, perché con
il tempo tende a compattarsi troppo e a sviluppare microrganismi
indesiderati. La vermiculite è controindicata perché può essere
ingerita causando ostruzione intestinale.

Igiene
Curare
meticolosamente l’igiene del vivario è essenziale per la salute
degli anfibi che ospita e rappresenta la parte più impegnativa nella
gestione del vivario stesso. Nell’ambiente chiuso e ristretto del
vivario i resti del cibo e le deiezioni si accumulano rapidamente,
creando le condizioni ideali per la proliferazione di batteri e
muffe.
Gli insetti
morti e i loro resti vanno rimossi dal terrario appena li si nota.
Altri elementi che vanno rimossi sono foglie cadute, piante morte,
deiezioni, pelle della muta, uova non fertili.
Per la
disinfezione si possono usare varechina o lisoformio diluiti, avendo
cura di risciacquare a lungo sotto acqua corrente per eliminare ogni
residuo. Non si deve dimenticare che la cute degli anfibi è
permeabile e può assorbire facilmente ogni sostanza chimica con cui
viene a contatto, con effetti dannosi.
Accessori
Gli accessori
del vivario sono importanti per creare un ambiente simile a quello
naturale, riducendo lo stress legato alla cattività. Non si deve
tuttavia esagerare nel decorare il vivario, per non rendere
difficoltosa la cattura delle prede con un’eccessiva quantità di
piante, legni e rocce che forniscono nascondigli alle prede. Le
piante possono essere vere o artificiali. Queste ultime sono
durature e facili da pulire e disinfettare, ma perché siano anche
estetiche si devono utilizzare materiali di qualità, evitando piante
di plastica dall’evidente aspetto finto. Le piante vere hanno il
vantaggio di favorire l’umidità ambientale; si devono scegliere
piante sicuramente non tossiche, perché le prede che si nutrono
eventualmente di queste possono poi trasferire eventuali sostanze
nocive agli anfibi che le consumano. Occorre verificare inoltre che
sulle piante non siano state impiegate sostanze tossiche come
antiparassitari o concimi. Prima di collocarle nel vivario, vanno
lavate con cura e il terriccio sostituto, per evitare di introdurre
sostanze nocive indesiderate. Occorre fare particolare attenzione
alla presenza di lumache, che possono essere ospiti intermedi di
altri organismi patogeni per gli anfibi.
Nei vivari
arboricoli, i rami possono essere adornati con piante epifite, dalla
sicura resa estetica.
Oltre alle
piante, altri elementi di arredo possono essere rocce, rami, piccoli
rifugi e cascate. Ogni oggetto deve avere bordi smussati, per
prevenire ferite, ed essere fissato in modo sicuro, per evitare di
schiacciare gli animali se cade. Ogni oggetto deve poter essere
rimosso e disinfettato o, secondo il caso, sostituito; in caso di
materiali porosi, poiché possono trattenere tracce di disinfettante,
si deve procedere ad un risciacquo meticoloso. Piccoli rifugi
possono essere facilmente costruiti con scatoline di plastica o tubi
in PVC, rivestiti di corteccia e muschio o altri materiali
naturalistici.
Letargo
Gli anfibi che
provengono da località temperate o subtropicali e da aree montane di
solito vanno in letargo durante la stagione fredda. Poiché sono
animali ectotermi, che si basano (direttamente o indirettamente) sul
calore del sole per sostenere le loro attività metaboliche, con il
sopraggiungere del freddo non potrebbero sopravvivere senza il
letargo. Durante il letargo il metabolismo rallenta fortemente e
consente agli anfibi di resistere senza alimentarsi fino alla
primavera grazie alle riserve corporee accumulate durante le
stagioni calde.
Gli anfibi
vanno in letargo nel fango sul fondo degli specchi d’acqua o
interrandosi in profondità, in modo da sfuggire al gelo che li
ucciderebbe.
In cattività
gli anfibi possono essere tenuti “svegli” tutto l’anno, riscaldando
il vivario d’inverno, ma un periodo di letargo sembra importante per
la salute e la longevità, e sicuramente è indispensabile per
stimolare la riproduzione.
Il letargo si
induce riducendo progressivamente la durata delle ore di luce
(fotoperiodo) e la temperatura nel corso di un paio di settimane,
sospendendo nel contempo la somministrazione di cibo per permettere
all’intestino si svuotarsi. Successivamente si può spostare il
vivario in una stanza non riscaldata (come la cantina o il garage)
dove la temperatura sia compresa tra 4 e 10°C. Se non si dispone di
una stanza fredda, si possono mettere gli anfibi in una scatola di
plastica contenente terriccio o sfagno inumiditi che viene poi posta
in un frigorifero dove la temperatura è stabilmente sui 4-5°C, per
due o tre mesi. Al termine, si rimettono gli anfibi nel terrario,
dove la temperatura e il fotoperiodo vengono gradualmente riportati
ai valori normali nel corso di un paio di settimane.
Se non si è
sicuri se gli anfibi che si possiedono richiedono il letargo, è
opportuno consultare un allevatore o un veterinario esperto in
rettili. Ovviamente, le specie tropicali non devono effettuare il
letargo.
Quarantena
Ogni animale di
nuova acquisizione deve essere soggetto ad un adeguato periodo di
quarantena prima di venir introdotto in un vivario con altri anfibi.
Poiché lo stress deprime il sistema immunitario e facilita lo
sviluppo di infezioni, si deve cercare di minimizzare più possibile
il disagio durante il trasporto e la collocazione nel vivario. Il
vivario di quarantena può essere rappresentato da una normale vasca
di vetro, ma si può utilizzare anche una vasca di plexiglas (tipo
fauna box) che presenta un coperchio superiore traforato, che
consente la ventilazione, e uno o più sportellini sul coperchio, che
consentono di afferrare gli anfibi senza pericolo di fuga.
Il vivario di
quarantena deve essere posto in una zona tranquilla e decorato in
modo sobrio, ad esempio con un piccolo rifugio e qualche pianta di
plastica, facilmente disinfettabili. I sistemi di illuminazione,
riscaldamento e filtrazione devono essere gli stessi dei vivari
decorati. Coprire parzialmente il vivario aiuta a ridurre lo stress
degli occupanti.
La durata
minima del periodo di quarantena per i soggetti nati in cattività è
di 30-60 giorni, che va esteso ad almeno 90 per quelli di cattura
(il cui acquisto è comunque sempre sconsigliabile). Appena
possibile, i nuovi soggetti vanno fatti visitare da un veterinario
esperto in anfibi e va richiesto un esame delle feci per il
controllo dei parassiti intestinali.
Quando si
accudiscono gli animali in quarantena o ammalati, occorre poi la
massima prudenza per non trasferire eventuali patogeni al resto
degli animali, usando buone pratiche igieniche, ad esempio lavandosi
le mani con un sapone antisettico e disinfettando eventuali oggetti
usati nelle vasche di quarantena.
Se al termine
del periodo di quarantena gli animali appaiono in salute e si
alimentano regolarmente, possono essere trasferiti nel vivario con
gli altri.
Densità di animali
Si deve evitare
un’eccessiva densità di animali all’interno del vivario in quanto è
deleteria per il benessere degli animali. Uno dei problemi
principali è la competizione per il cibo: inevitabilmente alcuni
anfibi si nutriranno in eccesso, ingrassando, a discapito dei
soggetti meno aggressivi, che finiranno per morire d’inedia. Il
sovraffollamento crea inoltre maggiori problemi di igiene e
favorisce lo stress, fattori che portano ad una maggiore facilità a
contrarre problemi infettivi. Maggiore è il numero di animali
ospitati nel vivario, maggiori devono essere le dimensioni della
vasca. Alcune specie di anfibi, ad esempio Ceratophrys spp.,
richiedono precauzioni particolari a causa della loro voracità: se i
soggetti giovani possono convivere, da adulti vanno separati in
quanto potenzialmente cannibali.
Compatibilità di specie
Se si decide di
tenere nello stesso vivario anfibi di specie diverse, è obbligatorio
scegliere quelli che condividono le stesse richieste ambientali
(tipo di substrato, temperatura, umidità, fotoperiodo, ecc.). In
genere si tratta di specie che provengono dalla stessa località e
che in natura condividono lo stesso microhabitat. Si deve anche
evitare di far coabitare specie grosse e voraci con soggetti di
piccola taglia, per evitare che questi ultimi vengano divorati. Si
deve anche considerare che alcune specie possiedono nella pelle
ghiandole velenose, e possono risultare pericolose per altre specie
di anfibi con cui vengono a contatto.
Contenimento
Gli anfibi non
sono animali da maneggiare e coccolare come cuccioli o gattini; in
generale, non amano affatto essere afferrati, cosa che causa loro un
notevole stress. Inoltre hanno una cute molto delicata, facile da
danneggiare, e che assorbe rapidamente eventuali sostanze presenti
nella nostra pelle come sudore, saponi, disinfettanti, profumi e
creme. Per tale ragione non vanno maneggiati che per effettiva
necessità e sempre indossando guanti di gomma protettivi, oppure
dopo aver lavato le mani con cura, averle risciacquate
abbondantemente e lasciate bagnate. Alcuni anfibi secernono
attraverso alcune ghiandole cutanee sostanze tossiche e irritanti,
perciò dopo averli maneggiati ci si deve lavare le mani con
altrettanta cura.
Molti anfibi
quando vengono afferrati reagiscono, come mezzo di difesa, liberando
il contenuto della cloaca. Poiché questo rappresenta una riserva
idrica per l’animale, si deve permettergli di rimpiazzarla prima
possibile, garantendogli l’accesso all’acqua (gli anfibi sono in
grado di assorbire l’acqua attraverso la pelle).
Un metodo per
trasferire un anfibio, ad esempio durante la pulizia del vivario,
consiste nel farlo entrare in un piccolo contenitore, come un
bicchiere o un barattolo di vetro. In questo modo lo si può anche
esaminare senza toccarlo. Questo metodo va sempre utilizzato per
maneggiare le cecilie, che sono piuttosto difficili da tenere in
mano.
Gli anuri (rane
e rospi) di grosse dimensioni possono essere maneggiati circondando
con una mano il corpo subito dietro gli arti anteriori, avendo
l’accortezza di non stringere troppo forte. Gli anuri di piccole
dimensioni vanno afferrati tra le mani chiuse. I caudati (salamandre
e tritoni) si afferrano circondando il corpo dietro gli arti
anteriori con la mano, e eventualmente afferrando il corpo davanti
agli arti posteriori con l’altra mano; la coda non deve mai essere
afferrata, altrimenti può staccarsi.

Alimentazione
Gli anfibi
adulti sono quasi tutti completamente carnivori (fanno eccezione i
Sirendi, che sono onnivori) e si nutrono principalmente di
invertebrati (insetti e crostacei); molte forme larvali invece sono
vegetariane. Molte specie accettano solo cibo vivo e sono stimolate
a nutrirsi dal movimento delle prede. Alcune specie acquatiche si
basano sull’olfatto per la ricerca del cibo e sono attratte anche da
prede morte.
Negli anfibi in
cattività vi è il concreto pericolo di somministrare una dose
eccessiva di alimento, o di offrire il cibo con una frequenza
eccessiva, portando a problemi di obesità. Le forme larvali e gli
anuri di piccola taglia vanno alimentati tutti i giorni. Gli anuri
adulti di grande taglia possono essere alimentati ogni due
settimane. Alle specie notturne il cibo va offerto di sera o di
notte, a quelli diurni di giorno (in una o due somministrazioni).
Gli anfibi
terrestri possono essere alimentati con molti tipi diversi di
invertebrati (la varietà è importante per assicurare
un’alimentazione sana e bilanciata): lombrichi, camole del miele,
tarme della farina, grilli, drosofile, falene, enchitrei (piccoli
vermi bianchi). Agli anfibi acquatici in aggiunta si possono
somministrare piccoli pesci (solo d’acqua dolce) o larve di
chironomidi e artemia, in commercio come cibo per pesci, come pure
Tubifex (vivi) da somministrare dopo averli accuratamente lavati
sotto acqua corrente. Piccoli roditori, come i topi neonati, sono
molto ricchi di vitamina A e possono causare problemi di salute se
somministrati troppo di frequente.
Il cibo in
pellet per pesci o rettili è inadeguato se formulato per animali
vegetariani o onnivori, in quanto gli anfibi adulti sono sempre
carnivori e hanno richieste alimentari diverse.
Poiché è
difficile fornire un’alimentazione completa e bilanciata è
necessario ricorrere ad integratori vitaminici e minerali, anche se
il loro uso può a sua volta creare problemi di eccesso. Gli insetti
in particolare sono carenti di calcio (a parte i lombrichi) e prima
di essere offerti vanno nutriti per 24 ore con un alimento
arricchito di calcio e vitamine.
Gli insetti
possono essere catturati con una retina in un prato, ma occorre
assicurarsi che provengano da una zona libera da pesticidi e altri
inquinanti. Alcune specie di insetti, inoltre possono essere tossici
o pericolosi (talvolta quelli dai colori molto accesi); si devono
evitare vespe, api, coleotteri dal rivestimento molto duro,
lucciole.
Gli insetti
vanno introdotti nel vivario pochi per volta, in modo che vengano
consumati tutti, in caso contrario possono scappare, annegare e
inquinare l’acqua, o infastidire gli anfibi. Non sono rari i casi di
grilli che hanno causato ferite agli anfibi, in particolare
aggredendo gli occhi.
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