IL DRAGO BARBUTO DALLA TESTA
STRIATA
Pogona vitticeps
Alessandro Bellese, Med. Vet.
versione per
la stampa in pdf
Indice

Classificazione
Il Drago Barbuto dalla Testa
Striata, Pogona vitticeps, appartiene agli agamidi, famiglia di sauri
che comprende circa trecento specie in due sottofamiglie (agamini - cui
appartengono anche i draghi barbuti - e leiolepini - cui appartengono gli
uromastici e le agame farfalla) e cinquantadue generi, distribuiti quasi
esclusivamente nel vecchio mondo, soprattutto nelle regioni tropicali e
subtropicali.
Il genere Pogona spp.
Il genere Pogona, in
passato denominato Amphibolurus, comprende otto specie. La
sistematica di questo genere è ancora in discussione per quanto riguarda
specie e sottospecie. Solo tre specie sono relativamente comuni e facilmente
reperibili sul mercato: P. vitticeps la più comune, P.
henrylawsoni e P. barbata.
Il nome comune draghi barbuti
descrive una caratteristica della maggior parte dei Pogona, vale a
dire la presenza di un collare di spine sul collo, che eretto e con la cute
in tensione ricorda una barba, impressione ulteriormente acuita dal fatto
che la cute cambia colore in marrone scuro o nero. Le specie in cui questa
caratteristica è più marcata sono P. vitticeps, P. mitchelli,
P. barbata, P. nullarbor. La maggior parte possiede anche
delle spine che corrono lungo i fianchi. In una situazione di pericolo, i
dragoni possono aprire la bocca e gonfiare il collo mettendo in mostra la
barba, inoltre alzano il corpo e lo appiattiscono lateralmente mostrandolo
al pericolo.
Tutti i rappresentanti del
genere hanno spine di diversa lunghezza sulla testa triangolare ed in file
longitudinali sui fianchi. Sulla schiena, all’incirca all’altezza delle
spalle, si possono osservare piccoli campi di spine. Le specie più piccole raggiungono i 30 cm, mentre le più grandi possono
superare i 60 cm, di cui la coda rappresenta circa la metà. Gli
arti sono corti e robusti come anche le unghie. Il corpo è appiattito
dorsoventralmente.
Tutti i rappresentanti del
genere sono originari del continente australiano che hanno colonizzato
interamente, ad eccezione dell’estremo nord e della punta nord
occidentale.
Sono animali diurni che
abitano aree secche e calde, semidesertiche ed arbustive. Le postazioni
preferite di riposo, controllo del territorio ed insolazione sono arbusti,
alberi e rocce. Sono onnivori e si alimentano sia di vegetali e frutta sia
di qualsiasi piccolo animale riescono a catturare. Sono tutti ovipari.
Pogona barbata
(Cuvier, 1829)
Abita l’Australia orientale
nell’area costiera dal Nuovo Galles meridionale al Queensland. Raggiunge
una lunghezza di 55 cm. Possiede lunghe e forti squame spinose. Questa
specie può allargare la "barba" e annerirla in modo
particolarmente impressionante. In caso d’eccitazione, le estremità, i
fianchi e la testa cangiano in giallo. In P. barbata le squame
granulose, che in P. vitticeps sono disposte in fila orizzontale,
formano un ferro di cavallo.Dal punto di vista del temperamento è più
"sanguigna" rispetto a P. vitticeps.
http://www.kingsnake.com/oz/lizards/agamids/pbarbata.htm
Pogona henrylawsoni
(Wells
& Wellington, 1985)
Sono sauri nativi dell’Australia
nordorientale, Queensland. Hanno un corpo compatto che arriva al massimo a
30 cm di lunghezza totale; la testa è arrotondata rispetto alla tipica
testa triangolare degli altri draghi barbuti.
Questa specie non può
estendere né annerire la barba. Possiede una fila di spine per
fianco all’altezza del costato. La colorazione di base è un marrone
grigio o aranciato, ed alcune volte giallo. Vive in habitat collinare
in una zona di transizione tra l’area arida semidesertica e le aree
coltivate. E’ una specie piuttosto rara in natura.
http://www.kingsnake.com/oz/lizards/agamids/phenrylawsoni.htm
Pogona microlepidota
(Glauert, 1952)
Il nome comune Drago barbuto
di Kimberley, rivela che proviene dalle montagne di Kimberley, al nord dell’Australia
occidentale. Raggiunge una lunghezza di 40 cm.
Le squame del collo non sono
sufficientemente grandi da servire da "barba". Ha una colorazione
di base marrone giallo. Sul fianco ci sono varie file di grandi
squame spinose di colore bianco. I lati della testa mostrano una bella
colorazione rossa, che rende la specie particolarmente attrattiva. E’ una
delle specie più rare del suo genere.
http://home.wanadoo.nl/rob.vanempel/pogona_microlepidota.htm
Pogona minor
(Sternfeld,
1919)
E’ originaria dell’Australia
orientale da nord a sud. Non supera i 40 cm. Non erige la barba e la sua
principale strategia di difesa è il mimetismo. Possiede una colorazione di
base criptica, grigia o beige chiaro, con un disegno a rombi sulla schiena.
http://www.kingsnake.com/oz/lizards/agamids/pminor.htm
Pogona minima
(Loveridge,
1933)
Vive nell’arcipelago delle
isole Houtman Abrolhos (Australia Occidentale). Arriva ai 36 cm. Ha arti
più lunghi e apertura timpanica rotonda piuttosto che triangolare rispetto
alle specie continentali.
http://www.kingsnake.com/oz/lizards/agamids/pminima.htm
Secondo alcuni autori
P.
minima sarebbe una sottospecie di P. minor.
Pogona mitchelli
(Badham,
1976)
Il suo areale di
distribuzione si estende dal centro e sud est dei territori del nord, fino
al nord dell’Australia occidentale. Ha un habitat molto vario in un’area
dove apparentemente vi sono solo due stagioni: secca e umida. In estate la
temperatura diurna può raggiungere i 50°C, e da gennaio ad aprile è una
regione soggetta a monsoni. Questi animali sopravvivono andando in
"letargo" nei periodi di clima più sfavorevole.
Supera raramente i 40 cm di
lunghezza. I maschi adulti possono estendere una barba appariscente.
Pogona nullarbor
(Badham,
1976)
Di taglia media e corporatura
robusta, raggiunge i 34 cm. Il nome si riferisce alla zona di distribuzione,
il deserto steppico di Nullarbor nell’Australia Meridionale. E’ un
deserto molto caldo con pochi arbusti ed erba.
Ha una barba poco pronunciata
ed il resto delle spine non si differenziano quasi da P. barbata.
La schiena presenta
vari colori, marrone assieme a rosso, arancio e grigio. Presenta 6-7 file di
bande trasversali bianche.
http://www.kingsnake.com/oz/lizards/agamids/pnullabor.htm
Pogona vitticeps
(Ahl, 1926)
Il nome della specie
significa testa raggiata. Può arrivare a 56 cm di lunghezza totale. I
maschi presentano con frequenza la barba. Gli arti sono corti e robusti, la
coda è lunga circa una volta e mezza il corpo. La colorazione varia dal
grigio al marrone; alcuni esemplari e mutazioni di colore presentano una
forte tinta rossa o gialla.
E’ distribuito nella parte
orientale dell’Australia centrale, che dal punto di vista climatico è un’area
secca con scarse precipitazioni. La vegetazione prevalente nel biotopo di
questo sauro è quella tipica del bosco secco, del deserto, delle savane ad
erba e del matorral.
E’ la specie più
commercializzata per la dimensione, l’indole docile e la possibilità di
selezionare variazioni di colore.
Dal 1960 l’Australia ha
intrapreso una politica restrittiva per quanto riguarda le esportazioni. Il
divieto d’esportazione ha fatto sì che questi animali non fossero
inseriti nelle liste CITES, cosa che ha favorito la movimentazione tra
erpetofili europei e statunitensi di animali originati dalla riproduzione di
draghi usciti dall’Australia prima del 1960 o in seguito illegalmente.
http://www.kingsnake.com/oz/lizards/agamids/pvitticep.htm

Anatomia di Pogona
vitticeps
Il corpo è appiattito
dorso ventralmente, le zampe corte e robuste e la testa triangolare. Serie
di squame localizzate soprattutto ai lati della testa e sulla linea laterale
del corpo sono modificate in spine. I pogona hanno la capacità,
particolarmente sviluppata nei maschi, di espandere i sacchi gulari a scopo
intimidatorio e di corteggiamento, da qui il nome comune di drago barbuto. L’espansione
avviene grazie all’azione dell’apparato ioideo (un sistema di piccoli
ossicini) e la cute assume una colorazione scura, aumentando l’effetto
visivo. Parte della mucosa orale (esclusa la lingua) può avere colorazione
gialla o rossa.
La colorazione ancestrale è
variabile. Il colore di base può essere grigio di varie tonalità di
marrone fino a rosso, variegato sul dorso in base alla provenienza.
Le riproduzioni in cattività
hanno selezionato varianti di colore e di taglia:
-
Rosso (Red/Gold,
Sandfire)
-
Giallo (Yellow)
-
Ipomelanistici (vale
a dire carenti di melanina, pigmento nero)
-
Bianco (Snow)
-
Pastello
-
A variegatura dorsale
accentuata (Tiger)
-
Varie combinazioni
-
German Giant (oltre i
60 cm)
La variabilità cromatica
nelle cucciolate è molto accentuata, non è quindi certo che da genitori
con determinate caratteristiche cromatiche nasca una progenie uniforme con
gli stessi tratti. Può essere in ogni modo utile valutare la colorazione
del padre piuttosto che basarsi sulle tonalità dell’animale da giovane.
La colorazione definitiva si evidenzia a diversi mesi di vita (anche un
anno).
La tonalità della livrea
come in altri sauri è influenzata anche da vari altri fattori quali la
temperatura, l’esposizione a luce solare e raggi ultravioletti, lo stato
emotivo del soggetto etc.
In cattività vive in media
circa 10 anni.

Habitat e comportamento
naturale
I draghi barbuti vivono in un
areale molto esteso che comprende vari biotopi: deserti, savane, foreste
semiaride, aree secche ad arbusti. In linea generale sono zone a scarsa
umidità atmosferica e soggette a fluttuazioni circadiane di temperatura.
Sono attivi di giorno ad una temperatura tra i 28 ed 40°C.
L’assunzione di liquidi
avviene prevalentemente via alimentare con i vegetali, le scarse
precipitazioni sono accolte con entusiasmo e questo in cattività si rende
evidente quando è spruzzata loro acqua, strofinano il ventre e la testa sul
suolo bagnato e se l’acqua è sufficiente si abbeverano.
Tendenzialmente tendono a
termoregolarsi su punti elevati, quindi secondo il biotopo sceglieranno
alberi, arbusti, rocce etc. che permettono loro anche di controllare
visivamente un determinato territorio. Al mattino quando si recano su questi
punti per innalzare la loro temperatura interna presentano inizialmente una
colorazione scura, che permette loro di assorbire maggiormente i raggi
solari; quando raggiungono la temperatura corporea ottimale sono di colore
chiaro e vivace e abbandonano il "solarium" per iniziare l’attività
giornaliera. Se la temperatura s’innalza eccessivamente assumono una
colorazione molto chiara e si rifugiano all’ombra. La loro temperatura
corporea critica è di 44°C, vale a dire che muoiono se la loro temperatura
interna raggiunge i 44°C. È quindi chiaro che in cattività devono avere
la possibilità di riscaldarsi adeguatamente, ma anche di spostarsi in un
luogo più fresco se si surriscaldano.
Per cacciare di solito
cercano un buon punto d’osservazione ed aspettano il passaggio della
preda. Predano un’ampia varietà d’invertebrati ed all’occasione
piccoli vertebrati come roditori, pulcini ed anfibi ed altri piccoli rettili
(compresi esemplari giovani della propria specie). Si nutrono anche di
vegetali, che costituiscono anche il 50% della loro dieta, come foglie,
fiori e frutti, con una spiccata preferenza verso i fiori gialli.
Manifestano un certo grado di
socialità che si manifesta con divisione gerarchica dei soggetti di un
gruppo; il maschio dominante (alfa) di solito occupa la postazione più
elevata.
Durante la notte o nelle ore
eccessivamente calde si riparano in rifugi di vario tipo (tane scavate,
anfratti naturali etc.).
Brumazione
I draghi barbuti vivono in un’area
geografica subtropicale in cui avvengono variazioni climatiche stagionali
ben definite, con variazione nell’intensità della luce e di temperatura
che si ripercuotono sulla loro attività come sulla disponibilità di cibo.
Durante il periodo invernale, che in Australia va da giugno ad agosto, molte
popolazioni di questi sauri vanno in brumazione, rimangono in pratica in uno
stato di metabolismo rallentato all’interno di qualche rifugio. Per
brumazione s’intende una diminuzione stagionale d’attività legata ad un
abbassamento della temperatura ambientale; non è un vero e proprio letargo,
che invece avviene a temperature più basse e con altri meccanismi
fisiologici e metabolici.
Comunicazione e segnali
corporei
In natura il maschio
dominante s’incarica di difendere il territorio da altri maschi adulti.
Prima di passare all’aggressione vera e propria esprime il suo intento con
una serie di segnali corporei come l’estroflessione e l'annerimento della
barba, soffi minacciosi, lo spalancare la bocca, l’agitare la coda, il
fare piccoli salti incurvandosi, dondolare la testa su e giù. Durante il
corteggiamento sono utilizzati alcuni di questi segnali ed altri come l’inclinazione
della testa e del corpo, flessioni, rotazione degli arti etc.
Estroflessione della
barba
In caso di nervosismo,
eccitazione o a scopo di minaccia i draghi barbuti possono estroflettere la
pelle della gola grazie all’apparato ioideo (un’impalcatura di sottili
ossa), in questo modo frontalmente appaiono con una sorta di barba circolare
dai margini appuntiti. La pelle della gola inoltre può divenire nera nei
maschi ed a scurirsi con minore intensità nelle femmine. Quest’atteggiamento
può essere accompagnato da apertura della bocca, sibili e soffi e dal
sollevamento del corpo sulle quattro zampe.
Head bobbing
(Movimento a scatti della testa in senso verticale)
E’ un comportamento comune
a tutti gli agamidi ed a molti altri sauri ed a volte è accompagnato anche
da analogo movimento della prima parte del tronco; lo eseguono soprattutto
durante il corteggiamento e per dare segnali di gerarchia. Il segnale di
risposta di un maschio subordinato o di una femmina non recettiva è l’"arm
waving".
Circonduzione ("Arm waving")
(Movimento circolare di un arto anteriore)
La circonduzione degli arti
anteriori è un segnale di sottomissione che serve a calmare il maschio
dominante. Consiste nel fare ruotare alternativamente gli arti anteriori.
In natura la gerarchia è
mantenuta grazie a vari segnali rituali che servono a limitare i
combattimenti e a stabilire le precedenze alimentari e riproduttive. A volte
quando i segnali non sono sufficienti si arriva allo scontro fisico. In
cattività la minor disponibilità di spazio fa sì che gli scontri possano
essere più frequenti e gravi. Allevati in gruppo, questo dovrebbe essere
composto di un maschio e più femmine. All’interno dell’harem si
stabilirà un sistema gerarchico mantenuto con gli stessi meccanismi ma con
manifestazioni più moderate.
Il rituale di corteggiamento
è orientato a far apparire il maschio più grande e forte ed a mostrare la
parte dorsale del corpo: è gonfiata la barba e contemporaneamente si esegue
l’head bobbing, la pelle della gola ed in alcuni soggetti la parte
terminale della coda cangiano in nero, il tronco è sollevato da terra ed a
volte inclinato lateralmente, la coda è fatta ondeggiare lentamente
orizzontalmente.
La femmina recettiva si
appiattisce e quando pronta all’accoppiamento solleva leggermente la coda.
Durante l’accoppiamento, il maschio morde sul dorso del collo la femmina
standole sul dorso e appone la sua cloaca a quella della femmina. L’accoppiamento
avviene mediante uno dei due emipeni.
Suggerimenti per un nuovo
acquisto
La scelta di tenere un
animale deve sempre essere preceduta da alcune riflessioni, in modo da
essere sicuri di poter garantire una vita dignitosa e consona, per quanto
possibile in cattività, alla biologia del soggetto. Nel caso specifico del
drago barbuto e di tutti i rettili, bisogna innanzi tutto considerare che
non sono animali domestici ma, anche se riprodotti in cattività per
generazioni, dal punto di vista anatomo-fisiologico e comportamentale
rimangono animali selvatici.
La prima cosa da fare prima
di acquistare o adottare un qualsiasi animale è documentarsi, leggendo
libri, riviste specifiche, articoli on line, e chiedere informazioni a
persone competenti in materia, in questo modo ci si può rendere conto se si
è in grado di accudire in modo adeguato l’animale e se l’animale scelto
risponderà alle nostre attese. Una volta deciso che possiamo farci carico
delle spese per l’allestimento ed il mantenimento in efficienza del
terrario, delle spese per le visite veterinarie periodiche e relativi esami,
che possiamo dedicare il tempo necessario alla gestione anche nei periodi di
ferie, che abbiamo capito esattamente i fabbisogni nutrizionali e se siamo
in grado di rifornirci costantemente del cibo adatto…non siamo ancora
pronti per l’acquisto!
Prima dovremo allestire il
vivario e provare per un certo periodo se i dispositivi per il mantenimento
dei parametri ambientali (lampade, termostati, timer etc.) funzionano
correttamente e creano un ambiente adatto all’animale che dovrà essere
alloggiato.
Per tutti questi motivi, è
ovvio che mai e poi mai un animale dovrebbe essere regalato "a
sorpresa".
A questo punto, sicuri della
nostra scelta passeremo all’acquisto vero e proprio, e l’orientamento
più razionale è quello di farlo nel posto che ci dà la maggiore garanzia
di portare a casa un animale che viva il più a lungo possibile in salute.
Conviene quindi non fermarsi al primo negozio ma girarne diversi e valutare
come sono tenuti gli animali ed osservare alcuni indizi che possono aiutare
nella scelta. Diffidiamo subito di situazioni in cui gli animali sono tenuti
in teche sovraffollate ed in condizioni igieniche scadenti. Anche se
allestito in modo essenziale, il terrario dove sono tenuti gli animali deve
avere i requisiti minimi per il mantenimento dei corretti parametri
ambientali (aerazione, illuminazione e temperatura adeguata). Non devono
esserci ciotole con cibo ammuffito o appassito, contenitori con acqua
sporca, feci accumulate etc. Un buon sistema poi per provare la serietà e
la competenza del venditore, che ci darebbe una certa garanzia che gli
animali sono mantenuti in modo adeguato è, naturalmente dopo essersi
documentati adeguatamente, fare qualche domanda sul mantenimento della
specie in questione. Un commerciante serio fornirà delle indicazioni sulla
scelta dell’esemplare da acquistare. Sarà lo stesso opportuno osservare
attentamente gli animali in vendita alla ricerca di sintomi di malattia o di
difetti. Di seguito schematicamente elenco alcune cose da osservare:
Aspetto generale
o Tonicità e postura:
quando sono all’erta di solito tengono la testa e parte del torace
sollevate da terra, con gli occhi ben aperti. Gli arti devono essere ben
torniti.
o Stato d’ingrassamento.
Osservando le ossa del bacino, se queste appaiono sporgenti l’animale, è
magro o in ogni modo può avere passato un periodo d’anoressia o digiuno.
o Integrità: osservare
arti e coda per segni di deformità che possono indicare fratture e/o
segnali di deficienze nutrizionali o errori gestionali (come la malattia
ossea metabolica), o per necrosi ed annerimenti delle estremità o
amputazioni. Osservare se sono presenti ferite e cicatrici cutanee.
Cute:
ferite, abrasioni e cicatrici. Noduli e masse possono indicare infezioni o
neoplasie. La presenza di piccoli puntini scuri sulla cute può indicare
un’infestazione da acari. Presenza di aree a colorazione diversa o
crostose può indicare infezione cutanea, micosi o ustioni.
Occhi:
devono essere ben aperti e vigili, non affossati e puliti, privi di croste
o essudati rappresi.
Narici:
pulite (senza croste o scoli) e dello stesso diametro.
Bocca:
quando è chiusa la rima labiale deve essere pulita senza croste o
essudati rappresi, perfettamente combaciante, senza sollevamenti o
presenza di gonfiori.
Cloaca:
la cloaca deve essere pulita, non imbrattata di feci perché questo può
indicare diarrea che a sua volta può essere causata da infezioni o
infestazioni parassitarie.
Coda:
non deve presentare ferite che possono indicare che l’animale è stato
stressato per sovraffollamento (morsi e ferite) o con la punta nera e
quindi necrotica che può stare ad indicare condizioni ambientali ed
igieniche inadeguate o con la base gonfia che potrebbe indicare un’infezione
alla cloaca o agli emipeni
Trasporto
I trasporti, sia dal
negozio o grossista, sia altri spostamenti come quello per visite
medico-veterinarie, sono eventi stressanti, bisognerà pertanto
minimizzare il più possibile lo stress. La prima cosa da considerare
sarà la temperatura durante il trasporto, quindi d’estate attenzione
alle temperature eccessivamente alte che si possono ottenere in macchina
(mai lasciare animali dentro un’auto al sole). In inverno per evitare
pericolose diminuzioni di temperatura si può inserire nel contenitore una
borsa dell’acqua calda. Possono essere trasportati in contenitori di
plastica o cartone o in sacchi di stoffa, che potranno essere inseriti in
contenitori più grandi coibentati, come borse termiche.
Mantenimento in cattività
Il terrario non deve essere
un mero contenitore dove tenere un animale, ma un microambiente confinato
nel quale un animale possa esprimere al meglio possibile le proprie
potenzialità fisiologiche e comportamentali in una condizione innaturale
quale la cattività.
ALLOGGIAMENTO ALL’ARIA
APERTA
Sicuramente la gestione all’aria
aperta e l’esposizione alla luce solare naturale rappresentano per i
pogona la sistemazione ideale, così come per molti altri rettili.
Ovviamente vi sono rischi e limitazioni che vanno considerati quali:
-
La temperatura esterna e
le sue variazioni secondo la latitudine, altitudine, ora della giornata
e stagione.
-
Il pericolo di
disidratazione per soggetti molto giovani.
-
Il pericolo di fughe.
-
Il pericolo di predatori.
-
La difficoltà di cattura
quando è necessario.
La struttura in sé potrà
essere rappresentata da una gabbia fatta a mano in rete d’acciaio
inossidabile oppure da serre modificate con la parte superiore totalmente in
rete oppure da gabbie pensate per altri animali, come ad esempio quelle per
conigli o roditori da compagnia opportunamente modificate ed allestite.
Ovviamente gli animali
potranno essere tenuti all’esterno solo se la temperatura al sole soddisfa
le richieste dalla specie. Per contro vi potranno essere situazioni in cui
la temperatura potrà essere eccessivamente elevata, pertanto dovranno
essere previste delle zone d’ombra, dei rifugi e delle aree in cui l’animale
possa scavarsi una tana (a questo proposito anche il fondo della gabbia
dovrà essere chiuso). L’installazione dovrà essere a prova di fuga e di
predatori ed abbastanza robusta da resistere ad improvvise violente
intemperie.
TERRARIO
La teca dovrebbe avere uno
sviluppo orizzontale, ma con una discreta altezza per permettere
l'allestimento di un’area elevata che servirà da punto caldo e da
postazione di controllo del territorio.
La grandezza del terrario
dovrà essere proporzionata alla taglia dell’animale ed al numero di
animali tenuti assieme. Si possono considerare come dimensioni minime:
Quindi approssimativamente
considerando 25 cm la lunghezza rostro-cloaca media di un adulto almeno 125
cm X 100 cm X 75 cm per un adulto.
Sarebbero
in ogni modo consigliabili dimensioni maggiori.
Animali in crescita possono
essere tenuti in situazioni un po’ più ristrette, considerando la
provvisorietà della situazione, sebbene anche per loro il principio
dovrebbe essere osservato: 60 cm X 35 cm
X 40 cm per 1-3 esemplari fino ad un anno d’età.
Materiale di costruzione
-
Vetro
-
Legno o melamina
-
Materiali plastici
Aerazione
Il vivario va progettato in
modo tale, che si ottenga un ricambio dell’aria efficace, sia per evitare
ristagni d’umidità che favoriscono la proliferazione di batteri e funghi,
sia per eliminare l’anidride carbonica prodotta dalla respirazione degli
animali. La teca dovrà quindi essere fornita d’aperture coperte da rete.
La posizione di queste aperture può essere in basso lateralmente sul lato
più freddo e frontalmente ed in alto lateralmente sul lato più caldo e
posteriormente, in modo da fare in modo che l’aria fresca entri dal basso
ed esca dall’alto. Per rettili semideserticoli come i Pogona può
essere consigliabile costruire il terrario in modo che il suo tetto sia
completamente di rete. In questo modo si ottiene il duplice vantaggio di un’ottima
ventilazione e di sistemare le lampade all’esterno del terrario sopra la
rete. Facendo un’ampia apertura coperta di rete in basso sul lato opposto
alle lampade riscaldanti si crea una corrente d’aria che entra dal basso
percorre tutto il terrario ed esce in alto in direzione delle lampade. In
linea di principio è meglio progettare ampie aperture di ventilazione
perché se sono troppo ampie è semplice ridurle (coprendole) in caso
contrario finita la costruzione è complicato ampliarle soprattutto se il
terrario è in cristallo.
CONTENUTO DEL TERRARIO
Substrato
I substrati che sono
comunemente usati nei terrari dove sono alloggiati i rettili sono
molteplici. Alcuni sono esteticamente piacevoli e d'aspetto naturale ma
spesso inadatti o addirittura dannosi. Vi sono alcune caratteristiche da
considerare nella scelta del substrato. Dovrebbe essere:
In linea di massima, a parte
la carta, i tappetini di finta erba, i fogli di linoleum, i tappetini per
rettili e simili, non esistono substrati del tutto sicuri.
I substrati particolati,
anche quelli reclamizzati come naturali o biodegradabili, se ingeriti in
quantità possono causare pericolose costipazioni. Il fatto che un materiale
sia biodegradabile e naturale non implica che sia necessariamente
digeribile.
Un altro svantaggio dei
substrati particolati è che possono attaccarsi agli emipeni estroflessi o
alla mucosa cloacale durante la defecazione ed essere portati all'interno
della cloaca quando i tessuti o gli emipeni vengono retratti. Questo può
provocare ferite ed infezioni.
Alcuni substrati a grana fine
come i vari tipi di sabbia e ghiaia, secondo la forma e della dimensione dei
singoli granuli possono provocare infezioni e ferite oculari,
infiammazioni/infezioni respiratorie, problemi cutanei, costipazioni
gastroenteriche etc. Particolarmente pericolosi se ingeriti sono pezzi di
trucioli di legno o corteccia, che possono provocare occlusioni intestinali
risolvibili solamente via chirurgica.
Il substrato naturale ha d’altra
parte anche dei notevoli vantaggi, primo aiuta a creare un ambiente il più
possibile naturale che anche se difficile da provare scientificamente a mio
avviso porta beneficio ad un animale costretto alla cattività, secondo se
ben formulato e di spessore adeguato garantisce il mantenimento di una certa
umidità al suo interno che può essere utile all’animale che a bisogno
può ritirarsi in tane scavate nello stesso. Sebbene siano rettili
deserticoli o semideserticoli il mantenimento in ambiente eccessivamente
asciutto può portare a diversi problemi sanitari, da difficoltà ad
effettuare la muta, a necrosi delle dita e della punta della coda a problemi
renali. Le tane dei rettili deserticoli rappresentano per questi animali
delle oasi a temperature minori e umidità maggiore rispetto al clima a
volte infernale dell’ambiente esterno. Un substrato costituito da una
miscela di sabbia, ghiaia sottile e terra argillosa per uno spessore di
almeno 30 centimetri garantisce queste caratteristiche; in genere è
sufficiente spruzzare d’acqua il terreno di mattino, durante la giornata
grazie ai sistemi di riscaldamento per irradiazione dall’alto si
asciugherà dalla superficie verso gli strati più profondi, mantenendo a
livello di questi ultimi una certa riserva umida. Ovviamente l’umidificazione
mattutina dovrà essere tale da non creare un pantano umido per tutta la
giornata.
Se la scelta è verso un
substrato "naturale", il materiale (terriccio, sabbia, ghiaia etc.)
dovrebbe provenire da fonti sicure perché può contenere organismi,
microrganismi e sostanze chimiche potenzialmente pericolosi per l'animale;
sarebbe quindi opportuno lavarlo e sterilizzarlo con il calore (a questo
scopo è efficace anche il forno di casa). In ogni caso è buona norma
presentare il cibo all’interno di ciotole, in modo da evitare che durante
la prensione dell’alimento assieme al cibo siano assunte anche particelle
di substrato.
Postazioni di arrampicamento
e irraggiamento
Come già detto è importante
avere punti elevati sotto le lampade riscaldanti dove i draghi possono
andare a "prendere il sole", ma anche in altri punti del terrario
a temperature diverse dove i draghi possono sostare controllando dall’alto
il loro territorio. Possono essere usate pietre, ceppi o rami. Se si
utilizzano rami dovrebbero essere almeno dello spessore del corpo dell’animale
e presentare delle porzioni orizzontali. Anche se può sembrare ovvio, è
bene ricordare che qualsiasi cosa si usi non deve contenere sostanze
tossiche (ad esempio vernici), parti vulneranti (margini taglienti,
frammenti metallici etc.) e deve essere ben fissata alla struttura per
evitare crolli che possono risultare pericolosi ed a volte fatali per l’animale.
Rifugi
Tutti gli animali da terrario
trovano beneficio dalla presenza di rifugi dove potersi riparare. Possono
essere usati vasi di terracotta rotti, tronchi cavi, cortecce di sughero,
casette di legno etc. Il rifugio principale dovrebbe essere posto nell’area
più fresca della teca. Può esserne poi aggiunto un altro in un’area a
temperatura intermedia. Se si utilizza un substrato naturale l’animale ha
la possibilità di "personalizzare" il rifugio che gli si mette a
disposizione scavando nel substrato al di sotto di esso. In caso di terrario
più "spartano" ed asciutto può essere utile fornire un
"rifugio umido", inserendo cioè all’interno del rifugio del
materiale che mantenga una leggera umidità come dello sfagno, fieno o una
miscela di terriccio, torba e foglie.
Contenitori di acqua e cibo
Il cibo dovrebbe essere messo
a disposizione all’interno di contenitori per vari motivi: si facilita il
mantenimento dell’igiene del substrato, si riduce l’ingestione di
materiale estraneo in caso di utilizzo di substrato particolato, inoltre
abituando l’animale alla ciotola sarà più facile abituarlo a cibi nuovi
magari meno appetibili.
Gli insetti vanno presentati
in contenitori sufficientemente alti e con pareti lisce (metallo o vetro)
per evitare fughe, i vegetali invece possono essere lasciati a disposizione
in piattini o ciotole basse.
I contenitori per l’acqua
dovranno essere adeguati alla taglia dell’animale, facendo attenzione alla
possibilità di annegamento dei neonati. In linea di massima vanno bene
contenitori come quelli che si utilizzano per somministrare gli insetti.
MANTENIMENTO DEI PARAMETRI
AMBIENTALI
Quando si mantengono rettili
in terrario non è necessario riprodurre esattamente anche i parametri
ambientali estremi che riscontrano in natura, perché generalmente
sono dannosi e qualsiasi animale sviluppa degli adattamenti fisiologici e
comportamentali che gli permettono di aggirare i rischi dovuti a tali
estremi (es. temperature eccessivamente elevate, eccessivamente basse,
eccessi e carenze d’umidità etc.). Basilare è invece fornire un ambiente
caratterizzato da variazioni dei parametri ambientali tali da permettere all’animale
di scegliere tra le varie zone e caratteristiche del microambiente quella
più adatta al corretto funzionamento dell’organismo secondo il momento
temporale e fisiologico.
Semplificando, è necessario
fornire delle variazioni di temperatura, umidità e luce, spaziali,
circadiane e stagionali (estrapolate da quelle che si verificano nei luoghi
d’origine), ma dovranno essere evitati gli estremi che si riscontrano
invece in natura, perché non sono necessari al benessere dell’animale ma
addirittura possono essere dannosi.
Se un animale deserticolo
sopravvive a temperature di cottura che si verificano costantemente nel suo
habitat, grazie adattamenti fisiologici e comportamentali, non dobbiamo
riprodurre in cattività la temperatura estrema perché non serve al
benessere dell’animale, ma al contrario può ucciderlo.
TEMPERATURA
Indipendentemente dai numeri è
importante il concetto di gradiente termico. I rettili non hanno bisogno
di stare al caldo, ma necessitano di poter avere a disposizione aree a
diversa temperatura in modo da raggiungere una temperatura corporea interna
adeguata ad un particolare momento fisiologico. Sono animali poichilotermi:
non sono in grado di mantenere una temperatura corporea costante con
meccanismi fisiologici, ma regolano la loro temperatura corporea
principalmente spostandosi al "caldo" o al "freddo" a
seconda debbano diminuirla od aumentarla. Quindi è indispensabile fornire
loro delle aree a diversa temperatura, con un gradiente che vada dal minimo
al massimo consigliato per la specie, e non una temperatura
costantemente alta in tutto il terrario.
Per Pogona vitticeps
le temperature consigliate sono:
-
Intervallo di temperatura
diurna: 25-40°C
-
Temperatura notturna:
22-25°C
-
Punto caldo elevato:
40-45°C (anche 50°C se la dimensione del terrario garantisce anche le
temperature minori)
Il principio è che
allontanandosi dal punto caldo elevato la temperatura degradi fino al minimo
dell'intervallo nel punto più lontano.
Il sistema di riscaldamento
ideale è tramite irraggiamento dall’alto, ad imitazione del naturale
irraggiamento solare. Quindi sono preferibili le lampade riscaldanti
piuttosto che piastre, rocce e cavetti riscaldanti.
Un sistema razionale per
sfruttare le diverse caratteristiche dei vari tipi di lampade è di usare in
serie una o più lampade che emettano sia luce che calore ed una o più che
emettano solo calore. Il numero e la potenza delle lampade saranno funzione
della grandezza del terrario e della volontà, come sarà spiegato in
seguito, di creare un effetto naturale d’innalzamento di temperatura ed
aumento dell’intensità luminosa di mattino, e viceversa di sera. Quindi
possono essere utilizzate lampade ad incandescenza tipo spot come fonte
primaria di calore, di wattaggio adeguato e poste in modo tale che
forniscano sulla postazione d’insolazione la temperatura massima (punto
caldo), ed il gradiente termico decrescente da quel punto al resto del
terrario. Questa lampada sarà collegata ad un timer tarato sul corretto
fotoperiodo e fornirà la temperatura diurna. Per garantire una corretta
temperatura notturna si utilizza in coppia una lampada in vetroceramica (che
emette calore ma non luce) collegata ad un termostato tarato sulla
temperatura minima notturna in modo che spenta la fonte primaria di calore
si accende solo quando la temperatura scende al di sotto della temperatura
minima scelta.
Secondo la latitudine ed
altitudine d’estate potrebbe essere necessario spegnere le lampade
riscaldanti o utilizzare solamente quella in vetroceramica opportunamente
tarata, e lasciare accese solo le lampade per l’illuminazione.
In commercio vi sono anche
delle lampade particolari che emettono sia calore che raggi UVB, di cui
parleremo nel capitolo illuminazione.
La temperatura nei vari punti
del terrario va misurata e tenuta costantemente sotto osservazione con
termometri il più possibile precisi, per evitare che guasti o semplicemente
variazioni di temperatura del locale dove è alloggiato il terrario
sottopongano i pogona a temperature inadatte se non addirittura mortali o
predisponesti a varie patologie.
ILLUMINAZIONE
Il numero di ore d’illuminazione
del terrario dovrà dipendere dal fotoperiodo, cioè il rapporto tra ore di
luce e buio nelle 24 ore, che varierà secondo la stagione. Sebbene i draghi
barbuti siano originari dell’emisfero australe, dove le stagioni sono
invertite rispetto al nostro (emisfero boreale), questo rettile riprodotto
in cattività da molti anni si è adattato perfettamente alle nostre
stagioni.
Il fotoperiodo dovrebbe
garantire 12-14 ore di luce d’estate, 9 d’inverno e 10 in primavera ed
autunno. Per almeno 8 ore devono essere irradiate radiazioni UVB (lunghezza
d’onda 320-290 nm) con lampade adatte.
Per garantire una gradualità
più naturale tra la notte ed il giorno le varie lampade utilizzate nel
terrario possono essere temporizzate in modo tale da creare un effetto alba
e tramonto, accendendole (di mattino) e spegnendole di sera a distanza di
1-2 ore l’una dall’altra. Per far questo, secondo i tipi di lampade
riscaldanti e da illuminazione che si decideranno di utilizzare e della
dimensione del ternario, bisognerà calcolare in funzione del gradiente
termico da ottenere e dell’intensità luminosa il numero delle lampade e
la loro potenza.
Per i sauri diurni è molto
importante che la luce fornita contenga un’adeguata percentuale delle
frazioni UV-A ed UV-B. Gli UVA sono utili soprattutto per la visione e la
salute ed il cambio della pelle, per quanto riguarda gli UVB come molte
altre specie di rettili i draghi barbuti ne hanno bisogno per assorbire ed
utilizzare il calcio che assumono con l’alimento, o meglio per convertire
la provitamina D assunta con i vegetali in vitamina D attiva (vitamina D3),
che a sua volta permette l’assorbimento del calcio alimentare.
In commercio vi sono due tipi
di lampade ad emissione di raggi UVB per rettili: lampade fluorescenti e
lampade a vapori di mercurio.
Delle prime ve ne sono di due
tipi, neon classici e neon con attacco Edison (da lampadina normale). I neon
ad UVB sono venduti con emissione di raggi UVB al 2%, 5%, 8% o 10%; per i
pogona sembra siano sufficienti quelle dal 5% all’8%. Queste lampade non
forniscono calore sufficiente, quindi devono sempre essere abbinate ad una
lampada riscaldante. A tale proposito, i neon devono essere posti vicino
alle lampade riscaldanti, in modo che quando i draghi si mettono sotto le
lampade a scaldarsi, siano sottoposti anche all'irraggiamento UVB.
L’emissione di raggi UVB da
queste lampade va gradatamente diminuendo con il passare del tempo, in
genere si considera che esauriscano l’emissione in 6-12 mesi, pertanto
almeno una volta l’anno vanno sostituite. Per garantire un adeguato
irraggiamento UVB, le lampade devono essere poste a non più di 30-40 cm di
distanza dall’animale, e quindi dalle aree più frequentemente utilizzate
dagli animali per l’insolazione.
Le lampade a vapori di
mercurio hanno il vantaggio di emettere anche calore e di avere una durata d’emissione
maggiore, inoltre l’emissione di radiazioni ultraviolette è più intensa.
Quest’ultimo punto è oggetto di discussione perché potrebbe
rappresentare un pericolo sia per gli animali sia per l’uomo ed in linea
generale sembra non sia necessario fornire una quantità di raggi
ultravioletti superiore a quella necessaria alla sintesi di vitamina D3.
BRUMAZIONE
In linea di principio se un
animale in natura vive in aree geografiche che lo costringono ad un periodo
d’ibernazione è consigliabile anche in cattività permettere che questo
avvenga perché sembra sia importante per il suo benessere generale e
soprattutto per il corretto assetto ormonale. La temperatura di brumazione
in cattività è mantenuta sui 18°C ed il fotoperiodo diminuito a 6-8 ore
di luce.
Anche in condizioni costanti
di temperatura, illuminazione ed umidità, con l’arrivo della stagione
fredda (ottobre - novembre nel nostro emisfero) i pogona tendono a diminuire
il metabolismo presentando una certa letargia e diminuzione d’appetito. Si
può assecondare questo naturale comportamento abbassando gradatamente
temperatura ed illuminazione fino ad arrivare a 18°C e 6-8 ore di luce.
Prima di arrivare a questi parametri dovranno attraversare un periodo di
transizione di quattro settimane: per due settimane non si somministra cibo,
passato questo periodo si riducono gradualmente la temperatura e le ore di
luce in altre due settimane fino ad arrivare ai valori già detti. Raggiunti
i parametri di brumazione, gli animali si tengono in questa condizione per
6-8 settimane; la luce può essere completamente spenta, lo stesso si può
fare con i sistemi di riscaldamento, sempre che la temperatura del locale in
cui è alloggiato il terrario non scenda sotto i 18°C. L’acqua deve
sempre essere lasciata a disposizione, mentre il cibo può essere offerto
una volta a settimana o non essere messo disposizione.
Durante il periodo di
brumazione, i pogona rimangono inattivi nel rifugio o in ogni caso nascosti.
Non dovrebbero perdere peso perché il metabolismo è rallentato, in caso
avvenisse è opportuno controllare che non sia in corso qualche evento
patologico. Può essere fatto un bagno in acqua tiepida riscaldata in modo
graduale (dai 18 ai 28-30°C) con l’animale immerso, in questo modo si
controlla se con l’aumento della temperatura il soggetto si riattiva
normalmente e contemporaneamente gli si dà possibilità di reidratarsi nel
caso la perdita di peso fosse dovuta a disidratazione. Se si sospetta che l’animale
non sia perfettamente in salute deve essere fatto visitare ed eventualmente
risvegliato gradualmente e mantenuto sveglio e al caldo per effettuare le
cure del caso.
Terminato il periodo previsto
per la brumazione, la temperatura e l’illuminazione saranno riportate
gradatamente ai valori standard nell’arco di un paio di settimane.
Solamente soggetti sani
possono subire la brumazione, quindi è opportuno che siano precedentemente
visitati e che sia effettuato almeno un esame delle feci per la ricerca di
parassiti e se necessario l’adeguato trattamento medico.
UMIDITA’
I pogona sono animali
semideserticoli, quindi non necessitano umidità elevata. L’umidità
atmosferica dovrebbe essere mantenuta tra il 30 e 40% durante il giorno e
tra il 50 e 65% la notte. Bisogna prestare particolare attenzione all’umidità
atmosferica per i giovani nelle prime settimane di vita, poiché un’eccessiva
secchezza ambientale può portare a necrosi secca dell’estremità della
coda.
L’umidità all’interno
del terrario sarà controllata con un igrometro e regolata mediante
spruzzate giornaliere, ma dipenderà anche dal tipo di substrato, dalla
quantità d’acqua presente (capacità dei contenitori per l’acqua),
dalla temperatura e dalla posizione dei contenitori per l’acqua rispetto
alla fonte di calore, e dalle aperture per la ventilazione.
Sarà opportuno almeno una
volta il mese far fare ai draghi un bagno in acqua tiepida (25-26°C) di
20-30 minuti.
CONVIVENZA CON ALTRI ANIMALI
QUARANTENA
Prima di considerare la
possibilità di tenere nello stesso terrario diversi animali della stessa
specie o di specie diverse o addirittura di ordini diversi è importante
parlare della quarantena.
Un adeguato protocollo di
quarantena è importante per proteggere gli animali già in possesso. Tutti
i nuovi arrivi dovrebbero essere sottoposti ad una visita completa e ad
esami per evidenziare eventuali segni di malattia. Anche se l'animale è
negativo a visita ed esami e quindi apparentemente sano, va isolato in una
zona diversa rispetto agli altri animali.
La durata del periodo di
quarantena dovrebbe essere di almeno 1-2 mesi, ma per certe malattie
potrebbero essere necessari anche 6-12 mesi.
Durante il periodo di
quarantena l'animale va tenuto sotto osservazione per l'insorgenza di segni
clinici, visitato e sottoposto ad esami per la ricerca dei parassiti
(soprattutto parassiti intestinali e cutanei).
Se insorgono sintomi di
malattia la quarantena va naturalmente prolungata fino a risoluzione del
problema.
Il terrario di quarantena
dovrà contenere il minimo indispensabile di accessori per garantire il
benessere dell’animale: il substrato, che sarà rappresentato da carta da
rinnovare giornalmente, una ciotola per l’acqua ed una per il cibo, un
rifugio ed una postazione per l’irraggiamento in materiale facilmente
lavabile e disinfettabile. I parametri ambientali anche e soprattutto nel
periodo di quarantena dovranno essere gli stessi già consigliati per il
mantenimento in generale.
COINQUILINI
STESSA SPECIE
In linea di massima i pogona
possiedono un certo grado di socialità e possono - con le dovute
precauzioni - essere tenuti in piccoli gruppi o meglio harem costituiti da
un maschio e 2-3 femmine. La dimensione del terrario ed il suo arredamento
devono essere tali da minimizzare il più possibile le competizioni e
facilitare la fuga degli animali eventualmente aggrediti (rifugi, diverse
zone d'alimentazione, diversi punti caldi etc.). Naturalmente per motivi di
spazio vitale non è semplice ricreare una situazione ideale in terrario,
quindi se non è possibile fornire uno spazio ed un’attenzione adeguata si
consiglia di mantenerli singolarmente. Altra cosa importante da considerare
è la dimensione dei vari individui tenuti assieme. Gli esemplari più
piccoli se confinati assieme a soggetti più grandi ed aggressivi possono
essere psicologicamente intimiditi ed allontanati dalle zone d’alimentazione
e d’insolazione, se non feriti o uccisi; spesso i rettili possono mangiare
individui della stessa specie se la dimensione lo permette e rettili di
dimensioni analoghe possono causarsi reciprocamente notevoli danni fisici.
SPECIE DIVERSE
"COMPATIBILI"
In linea di massima è
sconsigliata la convivenza tra specie diverse. Se dovessero essere
alloggiate assieme specie diverse, dovrebbero essere compatibili dal punto
di vista ecologico, ossia non devono competere per la stessa nicchia e
devono essere adattate allo stesso identico habitat, cosa tutt'altro che
facile.
Ovviamente bisogna
considerare l'eventualità di predazione, di aggressività e di dimensioni.
Altra cosa importante, non
devono alimentarsi con cibi potenzialmente pericolosi per il coinquilino
(per esempio specie onnivore / insettivore alloggiate con specie
strettamente erbivore che all'occasione potrebbero alimentarsi con proteine
animali).
SPECIE DIVERSE DA LOCALITA'
DIVERSE
Specie provenienti da diverse
aree geografiche non dovrebbero essere alloggiate nello stesso terrario.
Oltre ad ovvie considerazioni sul diverso habitat, anche se fosse lo stesso
è ugualmente sconsigliabile questo tipo di convivenza perché ogni animale
alberga nel proprio organismo batteri, virus e parassiti. Una determinata
microflora batterica o dei parassiti che possono essere solamente commensali
o in equilibrio con una determinata specie possono diventare patogeni e
fatali quando entrano in animali con cui non sono mai venuti a contatto.
ALIMENTAZIONE
I pogona sono onnivori: in
natura secondo la stagione approfittano di vari fonti alimentari sia animali
sia vegetali. Come per molti altri rettili vi è un cambiamento nelle
preferenze alimentari secondo l’età, tendenzialmente prediligono alimenti
di origine animale da giovani e divengono maggiormente vegetariani da
adulti.
Secondo alcuni sembra non vi
sia cannibalismo tra soggetti di taglie diverse, in realtà in cattività
soprattutto esemplari giovani di taglie diverse possono provocarsi lesioni
molto serie, amputazioni e soggetti più piccoli possono essere mangiati
totalmente o parzialmente.
In cattività, da 24 ore
dalla nascita potranno essere messi a disposizione invertebrati di piccola
taglia di dimensione adeguata. Sarà opportuno utilizzare invertebrati con
esoscheletro chitinoso ridotto, quindi saranno preferiti i grilli e si
eviterà di somministrare camole della farina e kaimani anche se di piccola
dimensione. Man mano che l’animale cresce la dimensione della preda sarà
adeguata alla taglia dell’animale; in linea di massima la lunghezza della
preda non dovrebbe mai superare la distanza tra gli occhi, e nei
giovanissimi la distanza tra le narici.
Abbiamo già affermato che i
pogona, pur essendo onnivori, da giovani preferiscono prede animali, ma
sarà lo stesso opportuno cominciare presto a mettere a disposizione dei
vegetali in modo da stimolarli a consumarli. Per spingerli a mangiare anche
i vegetali sarà opportuno somministrare prima questi ultimi e poi gli
insetti. Se sono abituati a prendere gli insetti dalle mani, vista la loro
voracità si può fornir loro piccoli pezzi di vegetali. Ancora nello stesso
contenitore possono essere messi sia insetti sia piccoli pezzi di frutta e
verdura, in modo che inizialmente ne ingeriscano fortuitamente, fino ad
abituarsi a mangiarli volontariamente.
Per abituare gli adulti si
può per brevi periodi non fornire l’acqua e gli invertebrati ma al loro
posto solo vegetali, in questo modo sono spinti a cercare alimenti ricchi d’acqua.
Un animale adulto dovrebbe
essere nutrito con una dieta in cui il rapporto tra alimenti d’origine
animale e vegetale è di 1:1. Dopo il terzo anno, la quota vegetale andrà
gradatamente aumentata e le prede diminuite, due volte a settimana gli
invertebrati, una volta ogni dieci giorni i vertebrati.
ALIMENTI DI ORIGINE ANIMALE
Invertebrati
Grilli - Tutti gli stadi,
secondo la taglia
-
Acheta domestica
-
Gryllus assimilis
-
G. bimaculatus
-
G. campestris
-
G. pennsylvanicus
Locuste - Tutti gli stadi,
secondo la taglia
Camole della farina (Tenebrio
molitor) - Tutti gli stadi, gli adulti possono essere poco appetibili.
Dal quarto mese d’età.
Minicamole (Alphitobius
diaperinus) - Soprattutto le larve per i giovanissimi
Kaimani (Zophobas morio)
- Larve con moderazione. Solo per gli adulti.
Cetonie - Larve ed adulti
Mosche - Adulti
Camole del miele - Larve (con
moderazione) e adulti
Blatte - Tutti gli stadi
Blaberus
craniifer
Panchlora nivea
Bachi da seta (Bombix mori)
- Larve ed adulti
Chiocciole
Il rapporto Ca:P
(calcio:fosforo) nell’alimento, ideale per prevenire alterazioni ossee di
origine alimentare, sembra essere di 1,25:1 o superiore. Le prede
invertebrate (salvo poche eccezioni) sono piuttosto carenti di calcio
mancando di uno scheletro calcificato (l'esoscheletro chitinoso non contiene
calcio) ed hanno un rapporto Ca:P approssimativamente di 0,06:1 a 0,13:1
quindi sbilanciato a favore del fosforo. In genere si aggiunge calcio
spolverizzando le prede con calcio in polvere appena prima della
somministrazione. Il contenuto in calcio dei grilli spolverizzati si è
visto diminuire in rapporto al tempo intercorso dalla spolverizzazione, a
causa dei movimenti e delle operazioni di pulizia effettuate dal grillo
Alcuni studi hanno dimostrato
che nutrendo grilli con una dieta contenente almeno 8% di calcio per almeno
48 ore prima di essere usati come cibo, li rende un cibo con un rapporto Ca:P
di 1:1 o superiore. I grilli nutriti in questo modo si sono dimostrati con
un contenuto di Ca tre volte superiore a grilli spolverizzati con Ca ma non
alimentati adeguatamente.
Fatte queste considerazioni,
i pogona adulti dovrebbero essere nutriti con prede caricate almeno due
volte a settimana. Ogni specie d’invertebrato da pasto ha probabilmente il
proprio fabbisogno dietetico di calcio. Una dieta per grilli fatta in casa
può essere costituita da 80% di miscela alimentare secca più 20% di calcio
carbonato in polvere. Generalmente ai grilli sono messe a disposizione fette
d’arancia o mela o altri cibi "umidi" quali fonti idriche.
Quando sono "caricati" è preferibile che l'acqua sia messa a
disposizione mediante spugne imbevute in contenitori, per evitare che
preferiscano la frutta al cibo addizionato di Ca. L'insetto da pasto
dovrebbe lo stesso anche essere spolverizzato immediatamente prima della
somministrazione al sauro.
Vertebrati
Le prede vertebrate intere
forniscono aminoacidi essenziali e proteine d’alta qualità dai muscoli e
organi, grassi dal tessuto adiposo, vitamine ed oligominerali dal fegato,
macroelementi dalle ossa (soprattutto calcio), iodio dalla tiroide, vitamina
K e B12 dal contenuto intestinale. Quindi vertebrati ben nutriti
possono essere considerati "completi e bilanciati". Vanno comunque
somministrati con moderazione: una volta a settimana sembra essere
sufficiente. In ogni caso una dieta a base di invertebrati e vegetali
sufficientemente varia ed integrata sembra dia gli stessi risultati di una
dieta in cui siano compresi anche vertebrati.
Indipendentemente dal
contenuto in calcio della preda, è essenziale essere sicuri che quest’ultima,
sia essa un invertebrato o un vertebrato, sia stata nutrita e mantenuta
adeguatamente per rappresentare un alimento sano e bilanciato nei suoi
costituenti.
ALIMENTI DI ORIGINE VEGETALE
Come già detto, almeno il
50% della razione sarà rappresentato da vegetali; possono essere utilizzati
quelli per alimentazione umana. È da prendere seriamente in considerazione
anche l’utilizzo di piante selvatiche che, sebbene non siano le stesse che
la specie incontra in natura, probabilmente si avvicinano maggiormente ai
reali fabbisogni nutrizionali essendo sicuramente più simili a quelle,
rispetto alle piante profondamente modificate dalla selezione artificiale
per l’alimentazione umana.
COMPOSIZIONE DELLA RAZIONE
1) VEGETALI IN FOGLIA
(soprattutto quelli con buon rapporto Calcio:Fosforo e quelli selvatici) 30%
2) ALTRI VEGETALI IN FOGLIA e
FIORI 30%
3) ORTAGGI 30%
4) FRUTTA E SEMI GERMOGLIATI
10%
ESEMPI DI VEGETALI ADATTI ALL’ALIMENTAZIONE
DEL DRAGO BARBUTO
Verdure a foglia con buon contenuto in Ca e buon rapporto
Ca:P
|
Piante selvatiche
|
Vegetali vari a foglia
|
Scarola Indivia Lattuga romana* § Radicchio rosso Radicchi Rucola Cicorie Spinaci § Senape verde § Cavolo cinese § Cavolo nero § Cavolo cappuccio § Erbette- bietole § Cime di rapa § Crescione § Cavolo verza §
|
Tarassaco § (Taraxacum
officinale) Pratolina (Bellis perennis) Piantaggini (Plantago media, P. lanceolata) Trifogli # (Trifolium spp.) Rucola selvatica Malva (Malva
sylvestris) Borsa del pastore (Capsella bursa
pastoris) Erba di S. Giovanni (Sedum telephium) Pinocchina (Sedum
reflexum) Finocchiella (Myrrhis odorata) Cerfoglio selvatico (Anthriscus
sylvestris) Borragine (Borago officinalis) Cicoria selvatica (Cichorium
intybus) Carletti (Silene vulgaris) Pastinaca (Pastinaca
sativa) Erba medica (Medicago sativa) Articoli di fico d’india
|
Cardo Foglie di carota § Gelso Vite Foglie d’ibisco Foglie di nasturzio Sedano |
|
Fiori
|
Ortaggi
|
Frutta
|
Semi germogliati
|
Tarassaco ed altre composite a fiore giallo Acacia Ibisco Nasturzio Rosa Pratoline Trifoglio |
Broccoli Legumi (fagioli, fagiolini, piselli etc. compreso il baccello) Carote grattugiate § Zucca Cetriolo Asparago Zucchine Porro Ravanello Patate dolci Zucca Peperone rosso |
Fico Papaia Lamponi More Mela Meloni Uva Pera Ciliegia Pesca Pompelmo Prugna Albicocca Fragola Kiwi Mandarini e arance Ananas Kaki
|
Soia Leguminose varie Miscele per uccelli |
* Non le altre lattughe che
hanno uno scorretto rapporto Ca:P § Mai come monoalimentazione o in
quantità eccessiva perché contengono ossalati, tocianati ed altri composti
che possono dare problemi a tiroide, rene e all’assimilazione del calcio. # Non il trifoglio bianco,
Trifolium repens (secondo alcuni autori può
essere tossico)
ALIMENTI PRECONFEZIONATI
In commercio esistono
alimenti in scatola per varie specie di rettili tra cui i draghi barbuti:
cibi secchi, umidi ed insetti in scatola. Non vi sono molti dati scientifici
sulla somministrazione a lungo termine di questi alimenti, pertanto
considerando che è possibile somministrare degli alimenti freschi
controllati (vegetali per alimentazione umana ed insetti, preferibilmente
nutriti ed allevati in modo corretto nei giorni precedenti alla
somministrazione), si consiglia di utilizzarli solo in caso di necessità e
di preferire gli alimenti freschi.
INTEGRAZIONI
Indipendentemente dalla sua
qualità e varietà, il cibo fornito in cattività non avrà mai la stessa
efficacia nutrizionale di quello assunto in natura.
Gli invertebrati in
particolare, ma anche la maggior parte dei vegetali, sono sbilanciati in
macro ed oligoelementi. Questo squilibrio andrà bilanciato artificialmente,
mediante:
-
Nutrizione adeguata ed
arricchita degli insetti da pasto
-
Caricamento con calcio
degli insetti da pasto
-
Spolverizzazione con
calcio degli insetti da pasto e dei vegetali
L’integrazione più
importante è quella con calcio, soprattutto nelle femmine gestanti e nei
giovani in accrescimento. In linea di massima il pasto di neonati e giovani
può essere supplementato spolverizzando del calcio in polvere sull’alimento
ogni 1-2 pasti, mentre quello degli adulti 2-3 volte a settimana (fermo
restando che le prede devono essere nutrite adeguatamente ed arricchite con
calcio almeno due volte a settimana). L’integrazione multivitaminica
invece, se la dieta è sufficientemente ricca e varia in vegetali e se le
prede sono nutrite correttamente, può non essere necessaria; per scrupolo
in ogni caso può essere somministrato un preparato multivitaminico
spolverizzato sull’alimento una volta a settimana. Il calcio ed il
preparato multivitaminico non devono essere mescolati perché le vitamine
sono alterate dal contatto con il minerale.
Il calcio può essere anche
messo a disposizione sotto forma di osso di seppia o gusci d’ostrica
sbriciolati in una ciotola; in caso di deficienza alimentare alcuni draghi
se ne serviranno direttamente.
RIPRODUZIONE
Può sembrare ovvio, ma è
molto importante la scelta dei riproduttori: i futuri genitori dovranno
essere soggetti sani, ben alimentati, che non abbiano una parentela diretta
tra loro e che abbiano almeno un anno d’età.
DIMORFISMO SESSUALE
Le caratteristiche sessuali
secondarie compaiono con la maturità sessuale, che in genere avviene quando
gli animali raggiungono all’incirca i 30 centimetri di lunghezza totale
(il che può verificarsi sui sei mesi d’età), quindi è virtualmente
impossibile distinguere il sesso negli individui immaturi.
A parità d’età (e di
mantenimento nelle medesime condizioni ambientali ed alimentari), i maschi
adulti presentano una taglia maggiore ed una testa più massiccia. L’apertura
cloacale è più ampia nei maschi. I maschi presentano i pori femorali più
grandi e scuri rispetto alle femmine nelle quali a volte sono assenti. Nei
maschi osservando la base della coda ventralmente, questa è più larga
rispetto alle femmine e mostra una leggera depressione subito caudalmente
alla cloaca.
I maschi sono solitamente
più inclini mostrare la barba (colorata di nero quando i soggetti sono
particolarmente eccitati), e frequentemente compiono rapidi movimenti
verticali della testa (il cosiddetto "head bobbing").
Gli immaturi possono essere
sessati mediante estroflessione degli emipeni ("popping") eseguita
comprimendo delicatamente alla loro base. L’esito negativo di questa prova
però non dà la sicurezza che si tratti di una femmina.
STAGIONE RIPRODUTTIVA
I draghi barbuti in natura si
accoppiano seguendo ritmi stagionali (perlomeno nelle aree geografiche in
cui avvengono tali variazioni), in modo che accoppiamenti e nascite
avvengano nel periodo più favorevole.
Nelle aree in cui i pogona
subiscono la brumazione, il risveglio da questa diminuzione di attività
coincide con l’avvento della stagione riproduttiva. In cattività quindi
per indurre l’accoppiamento può essere consigliabile far subire ai
soggetti riproduttori un periodo di latenza.
ACCOPPIAMENTO
Per favorire l’accoppiamento
è consigliabile tenere separati i riproduttori per alcuni mesi, o per le
6-8 settimane di brumazione, e riunirli dopo il periodo di latenza. In
genere dopo 2-3 settimane dalla fine dell’ibernazione i maschi cominciano
a corteggiare le femmine.
La copula è preceduta da un
rituale di corteggiamento da parte del maschio che comprende vari
atteggiamenti, quali l’head bobbing, l’estroflessione e lo scurimento
della barba, in alcuni soggetti lo scurimento dell’apice della coda, il
sollevamento del corpo sulle zampe e l’inclinazione laterale per mostrare
il dorso. La coda può essere mossa sinuosamente con lenti movimento
laterali.
Le femmine possono reagire in
vario modo con l’arm waving, scappando, raggomitolandosi, a volte
affrontando il maschio con l’head bobbing; poi se recettive, accettano il
maschio appiattendosi al suolo e sollevando leggermente la coda. Il maschio
sale sul dorso della femmina, la afferra con la bocca sulla regione
cervicale e fa combaciare la propria apertura cloacale con quella della
femmina per introdurre un emipene nella cloaca. Il maschio durante la copula
utilizza un solo emipene. La copula dura generalmente poco più di un minuto
e può ripetersi più volte durante la giornata.
In alcuni casi il maschio
può essere particolarmente violento e causare danni fisici alla compagna,
da lievi ferite ad amputazioni di dita e coda, fino a gravi lesioni
potenzialmente letali. Per questa ragione è buona norma che l’accoppiamento
sia attentamente monitorato. Disporre di un harem piuttosto che di una
coppia è una buona soluzione per dirottare su più femmine la carica
sessuale di questi maschi.
GESTAZIONE E DEPOSIZIONE
Le prime covate e quelle
delle femmine "anziane" (più di 6 anni) generalmente non superano
le dodici uova, mentre femmine di 2-4 anni possono produrre anche una
trentina di uova. In generale le covate vanno da 4 a 35 uova (in casi
eccezionali più di 60). Durante il periodo di gestazione, l’alimentazione
dovrà essere particolarmente curata in quantità, varietà ed integrata con
calcio. La femmina durante lo sviluppo delle uova passa parecchio tempo
sotto la lampada riscaldante. Dopo qualche settimana dall’accoppiamento si
osserva un aumento di volume dell’addome caudale e un'alterazione del
profilo dei fianchi causato dalle uova. La durata della gestazione può
essere variabile secondo il numero di uova e delle condizioni di allevamento
(in genere 6 settimane), in ogni caso una diminuzione ed interruzione dell’assunzione
di cibo ed un certo nervosismo generalmente indicano un’imminente
deposizione anche se non sempre occorrono. Nei terrari non forniti di
substrato "naturale", in prossimità della data presunta di
deposizione si metterà a disposizione della femmina almeno una cassetta
nido dove poter deporre le uova. Questa dovrà contenere della sabbia di
fiume leggermente umida per uno spessore di almeno 15-20 cm. La sabbia
dovrà essere ben lavata e preferibilmente sterilizzata. La femmina
cercherà un posto adatto alla deposizione, in genere dove il substrato
raggiunge una temperatura di 25-30°C ed ha nello stesso tempo un’umidità
adeguata. Queste operazioni di scavo e di ricerca del luogo adatto potranno
iniziare diverso tempo (anche un mese) prima della deposizione. Durante
questo periodo se è utilizzata una cassetta nido è opportuno mantenere
pulita e sempre leggermente umida la sabbia. Dopo aver deposto, la femmina
ricopre il nido e lo camuffa abilmente tanto che è spesso difficile capire
dov’è e l’unico indizio dell’avvenuta deposizione è il dimagramento
della madre. Nell’alloggiamento in harem o coppie è sempre opportuno
allontanare il maschio qualche settimana prima della data presunta per la
deposizione.
FERTILIZZAZIONE RITARDATA
I pogona, come molti altri
rettili, hanno la possibilità di immagazzinare spermatozoi nell’ovidotto
per un certo periodo, fenomeno chiamato anfigonia ritardata. Possono quindi
depositare diverse covate da un solo accoppiamento; sono state documentate
fino a sette covate dopo un solo accoppiamento. Gli spermatozoi sono
immagazzinati nel receptaculum seminis, una struttura allungata,
tubolare e ramificata che si trova vicino alle ghiandole del calcio nell’ovidotto.
INCUBAZIONE
Per ottenere una percentuale
di schiusa più alta possibile, le uova saranno rimosse e poste in un’incubatrice,
prestando attenzione a non girarle sottosopra per non danneggiare l’embrione.
Sarà opportuno aspettare qualche ora prima di rimuoverle per aspettare che
s’induriscano.
Il substrato più utilizzato
per l’incubazione delle uova dei rettili è la vermiculite. Le uova vanno
interrate per circa metà nella vermiculite umida (rapporto
vermiculite:acqua di 5:4 in peso, ad es. 50 g vermiculite e 40 g d’acqua)
e distanziate l’una dall’altra 1-2 centimetri. Bisogna tenere presente
che le uova durante l’incubazione aumenteranno di dimensione.
La temperatura d’incubazione
preferibile è di 26-30°C; sopra quest’intervallo occorrono gravi danni e
morte embrionale, temperature al di sotto sono meno pericolose (secondo
alcuni autori potrebbero essere incubate fino ad un minimo di 22°C, ma
potrebbero esserci delle ripercussioni negative sull’embrione legate a
ritardo nello sviluppo e ad un eccessivo prolungamento dei tempi d’incubazione).
A queste temperature la schiusa avviene tra i 55 e gli 86 giorni dalla
deposizione, con tempi più lunghi corrispondenti alla più bassa
temperatura d’incubazione. Le uova non vitali, ammuffite, scure,
collassate vanno eliminate. La vitalità delle uova può essere valutata
mediante speratura, vale a dire guardandole controluce utilizzando una fonte
di luce concentrata. Una volta a settimana bisognerà controllare le uova
per eliminare quelle non vitali ed il substrato per il grado d’umidità.
Durante il periodo d’incubazione è importante che l’umidità
atmosferica sia alta (95%), ma le uova non devono essere bagnate, a questo
proposito bisognerà prestare attenzione a cosa si usa per coprire l’incubatrice
per fare in modo che le gocce di condensa del coperchio non cadano sulle
uova, eventualmente utilizzando una copertura inclinata.

SCHIUSA E GESTIONE DEL
NEONATO
Uno o due giorni prima della
nascita le uova cominceranno a presentare sul guscio delle goccioline d’acqua.
I piccoli generalmente nascono in tempi molto vicini l’uno dall’altro,
di solito entro 24 ore dalla prima schiusa. Osservando per la prima volta
una covata in schiusa si può avere la tentazione di aiutare i piccoli ad
uscire dall’uovo, perché sembrano sfiniti e troppo deboli per farlo. L’uscita
dall’uovo non è un processo rapido e continuo: la lucertolina fa dei
movimenti energici, poi si ferma immobile a riposarsi spesso con gli occhi
chiusi e dà l’impressione di essere morta o poco vitale. Il più delle
volte va tutto bene ed è opportuno non cedere alla tentazione di aiutarli
ad uscire, in modo da evitare con manualità scorrette di ferirli e di
danneggiare i vasi ombelicali che possono essere ancora collegati al sacco
vitellino.
Immediatamente dopo la
schiusa i neonati vanno mantenuti su di un substrato di carta morbida
leggermente inumidita, ad una temperatura di circa 30°C, fino a che non si
sarà completamente riassorbito il sacco vitellino. Questo per evitare
infezioni o prolassi del sacco vitellino attraverso la cicatrice ombelicale.
Passato questo periodo, i
neonati vanno mantenuti nelle stesse condizioni ambientali (fotoperiodo,
luce, temperatura/gradiente termico, umidità) già descritte per gli
adulti. Inizialmente si utilizzeranno piccole teche da 80 X 60 X 40 per 4-5
esemplari, con arredamento essenziale in cui sia compreso almeno un rifugio
e del substrato di carta. Si consiglia di separare la covata in gruppi di
pochi soggetti per monitorare più efficacemente ogni singolo esemplare, per
evitare eccessive competizioni per il cibo e per separare soggetti più
deboli o eccessivamente aggressivi.
L’acqua da bere sarà messa
a disposizione con una ciotola bassa, ed eventualmente nebulizzata almeno
una volta il giorno. Inizialmente se sembra non utilizzino la ciotola, si
può "insegnarne" loro l’utilizzo mettendoli per qualche volta
direttamente a bagno.
Si potrà utilizzare carta
come substrato; è assolutamente invece da evitare la sabbia, poiché i
giovani sono soggetti a costipazioni potenzialmente letali ancor più degli
adulti.
L’alimentazione sarà la
stessa che per gli adulti, ma adeguatamente dimensionata e naturalmente
integrata con calcio. In linea di massima sono sicuramente più attratti
dagli insetti, ma possono essere abituati precocemente ai vegetali.
GESTIONE SANITARIA E MEDICINA
PREVENTIVA
Per far sì che gli animali
si mantengano in salute, è molto importante che siano rispettate alcune
semplici, ma a volte disattese norme igieniche e gestionali.
IGIENE GENERALE
-
Rispettare un rigido
protocollo di quarantena.
-
Rimuovere le feci più
frequentemente possibile. A questo proposito spesso i draghi barbuti
defecano sempre o con maggiore frequenza su di un unico posto, quindi
può essere utile interrare in quella zona una cassetta di plastica ed
oltre a rimuovere le feci di volta in volta, si può svuotare e
disinfettare periodicamente il contenitore.
-
Il substrato andrà
cambiato quando necessario, ma comunque almeno una volta l’anno ed in
quell’occasione va eseguita una pulizia e disinfezione a fondo di
tutto il terrario.
-
Lavare e disinfettare
periodicamente (almeno una volta a settimana) le ciotole per l’acqua
ed il cibo.
-
Rimuovere giornalmente il
cibo non consumato.
-
Cambiare l’acqua da
bere ogni volta che si sporca.
-
Lavare e disinfettare gli
elementi decorativi, i rifugi e gli altri accessori una volta il mese.
SINTOMI E SEGNI DI MALATTIA O
DI PROBLEMA SANITARIO
I seguenti segni di malattia
suggeriscono sempre un pronto consulto con un medico veterinario con
esperienza in medicina e chirurgia dei rettili.
-
Occhi chiusi o
alterati
-
Alterazioni della
rima labiale
-
Deformità della
mandibola e della testa
-
Punta della lingua
sempre visibile
-
Bocca tenuta aperta e
rumori respiratori
-
Colore
permanentemente scuro
-
Disecdisi (muta
anomala)
-
Alterazioni della
cute
-
Presenza di acari
(puntini scuri, rossicci o giallastri)
-
Lesioni
-
Anoressia, disoressia
(appetito diminuito)
-
Dimagramento
-
Diarrea
-
Feci maleodoranti
-
Cloaca sporca
-
Mancata produzione di
feci
-
Deformità della
colonna e degli arti
-
Gonfiori, noduli e
masse
-
Gonfiore a livello
delle tasche degli emipeni (alla base della coda)
-
Alterazioni della
postura (ad esempio mancato sollevamento del tronco)
-
Tremori
-
In coordinazione dei
movimenti
-
Inattività
-
Malessere generale e
ventre gonfio in una femmina adulta (stasi follicolare o delle uova)
Ultima revisione: 8/12/08
Tutti i diritti riservati.
Non è permessa la riproduzione senza autorizzazione
|