Il riccio africano (Ateletrix albiventris)
Marta Avanzi, Med Vet
Il
riccio africano è un mammifero insettivoro della famiglia
Erinaceidae. L’habitat d’origine è costituito dalle savane e da zone
aride dell’Africa centrale. Il peso va da 250 a 600 grammi (il
maschio è più grosso). E’ notturno, e non va in letargo, al
contrario del riccio europeo. La vita in cattività può arrivare a
6-10 anni, anche se allo stato naturale raramente supera i 3-4.
Come il riccio
europeo, quando si senti in pericolo è in grado di appallottolarsi
strettamente, esponendo le spine. Un comportamento particolare è
rappresentato dal cosiddetto “anting”: in presenza di sostanze
sconosciute, il riccio inizia a salivare abbondantemente e
cospargere il corpo con la schiuma prodotta; il significato di
questo curioso comportamento non è chiaro. Il riccio africano è in
grado di emettere un range di suoni che vanno dal sibilo allo
sbruffo al grugnito.
Le spine di cui è
ricoperto dorsalmente sono di 0,5-1 cm di lunghezza, di colore
bianco e marrone. Al di sotto delle spine si trova uno strato di
tessuto sottocutaneo e adiposo, e ancora più sotto un muscolo che
con la sua contrazione permette alla cute ricoperta di spine di
stringersi intorno all’animale. Le spine sono assenti in una piccola
area longitudinale sopra la testa, lunga 2 cm e larga 0,5 cm. La
parte ventrale del corpo è ricoperta di peli bianchi.
I genitali esterni
sono facilmente differenziabili tra maschi e femmine. Il prepuzio è
visibile a metà dell’addome, mentre i testicoli possono essere
retratti internamente. In molti maschi adulti si possono osservare
delle spine allungate completamente bianche, che sono più rare o
assenti nelle femmine; questa caratterista permette di differenziare
i due sessi anche quando gli animali sono appallottolati. 
La gabbia in cui il
riccio africano è allevato deve avere preferibilmente il fondo e le
pareti lisce, per evitare lesioni alle zampe. Non è necessario che
la gabbia abbia un coperchio, se le pareti sono lisce e
sufficientemente alte, dal momento che l’animale non è in grado di
arrampicarsi o di saltare. Lo spazio a disposizione deve essere più
ampio possibile, per permettere di fare sufficiente esercizio. Per
il fondo si può utilizzare segatura o pellet di carta riciclata o di
tutolo, e deve essere tenuto particolarmente pulito per evitare
problemi di dermatiti da contaminazione fecale e da urina. Gli
stracci sono da evitare per il pericolo di ingestione di fibre. E’
necessario porre nella gabbia un nascondiglio (una cassettina, un
tubo di plastica), le cui dimensioni devono essere di poco superiori
a quelle del riccio stesso.
Essendo originario
di zone calde, richiede un ambiente caldo (25-30°C), e nella
stagione fredda è opportuno porre una fonte di calore che riscaldi
una parte della gabbia. Se la temperatura non è sufficiente,
l’animale diventa torpido ed è maggiormente soggetto a infezioni
respiratorie.
Il riccio africano è
un animale solitario, e va alloggiato preferibilmente da solo. Si
possono tenere anche in piccoli gruppi, purché sia presente un solo
maschio.
I fabbisogni
alimentari precisi non sono noti, ma essendo un insettivoro richiede
una dieta con un’elevata percentuale di proteine e pochi grassi.
Sono state proposte molte diete, composte di carne, insetti,
vegetali e integratori vitaminici e minerali. Come base della dieta
si può utilizzare un cibo per gatti di elevata qualità; come premi
occasionali si possono dare pezzetti di frutta, carne cotta, uova
sode, grilli. E’ importate che la dieta contenga un’adeguata
quantità di calcio, per evitare problemi di ipocalcemia. Per evitare
problemi di obesità, estremamente frequenti, l’alimentazione non
deve essere a volontà, e l’animale deve essere pesato regolarmente.
L’acqua deve essere
fornita preferibilmente con un abbeveratoio a goccia, da cui in
genere il riccio africano impara a bere senza difficoltà. Alcuni
individui tuttavia non riescono mai ad imparare, e in tal caso
devono avere a disposizione una ciotola d’acqua.
La maturità sessuale
può essere raggiunta già a due mesi d’età; la stagione riproduttiva
dura tutto l’anno. La gestazione è di 34-37 giorni, con una media di
tre piccoli (range: 1-7). Durante la gravidanza, è opportuno
separare il maschio, ed evitare con cura di disturbare la femmina,
altrimenti può uccidere o abbandonare i piccoli. In genere se la
femmina è ben abituata ad essere maneggiata tollera lievi
interferenze, come una pesatura giornaliera dei piccoli, senza
problemi di cannibalismo o abbandono.
I piccoli alla
nascita pesano 10 grammi, sono molto immaturi, senza spine e con gli
occhi chiusi. Entro le prime ore di vita le spine iniziano già a
crescere. Gli occhi sono aperti a 13-16 giorni, e lo svezzamento è
completo a 4-6 settimane.
I piccoli orfani o
abbandonati possono essere dati in adozione ad una femmina con
piccoli della stessa età, o allevati artificialmente con latte in
polvere per gattini.
