Home
Informazioni
Schede
Articoli
Adozioni
Annunci
Galleria
Iscrizioni
Contattaci
Link

AAE Conigli
AAE Cavie
AAE Piccoli Roditori
AAE Furetti
AAE Uccelli
AAE Tartarughe


Avete un animale esotico che non potete più tenere? Non abbandonatelo, contattaci per farlo adottare!!

 

Il canarino
 
Claudio Peccati, Med. Vet.
Marta Avanzi, Med. Vet.

Scheda canarino

MALATTIE
Prevenzione e controllo delle malattie negli allevamenti
Vaiolo
Infezione da Paramyxovirus (Malattia di Newcastle)
Clamidiosi
Infezioni batteriche
Aspergillosi
Parassiti esterni
Parassiti interni
Le cisti delle penne

Questa trattazione ha lo scopo di fornire informazioni sulle più comuni malattie dei canarini, non è una guida "fai da te" alla loro cura. In caso di problemi specifici, dovete rivolgervi ad un veterinario per una diagnosi ed una terapia appropriate.

 

Prevenzione e controllo delle malattie negli allevamenti

"Prevenire è meglio che curare"

Quarantena

A causa dell’elevato numero di soggetti presenti in allevamento, della difficoltà di trattare singolarmente i soggetti e di eliminare una malattia una volta che è stata introdotta nel gruppo, è di estrema importanza rispettare le misure di quarantena prima dell’introduzione di nuovi soggetti, che dovrebbero anche essere esaminati ed eventualmente trattati per i parassiti esterni ed esterni. I canarini appena acquistati devono essere tenuti separati dal gruppo, idealmente in un diverso edificio, ma al limite in una stanza separata. Devono essere accuditi per ultimi, dopo gli altri animali. I recipienti del cibo e gli abbeveratoi delle loro gabbie non devono essere lavati insieme con quelli del gruppo. Anche i contenitori del cibo per gli animali in quarantena devono essere separati, in modo che non vi siano possibili contaminazioni.

Il periodo di quarantena dovrebbe durare 30-45 giorni; se al termine i nuovi animali non mostrano segni di malattie, possono essere messi insieme agli altri canarini.

Le stesse precauzioni si applicano agli animali ammalati, che devono essere immediatamente isolati da quelli sani e alloggiati in un diverso ambiente. Vanno inoltre applicate agli animali che sono stati a mostre, fiere ed esibizioni, rispettando un periodo di quarantena di almeno due settimane.

Isolamento da fonti esterne di contaminazione

Un’altra importante misura di profilassi consiste nell’impedire agli uccelli selvatici, a topi e ratti di avere accesso all’allevamento; questi animali possono essere responsabili dell’introduzione di un gran numero di patogeni (virus, batteri, parassiti interni ed esterni).

Impedire agli insetti di accedere ai locali dove sono alloggiati gli uccelli è di estrema importanza, soprattutto come profilassi contro il vaiolo. Ciò si ottiene con l’uso di zanzariere e di prodotti antiparassitari sui pavimenti e sulle pareti. Durante il periodo riproduttivo si deve impedire di avere accesso all’allevamento agli estranei, in particolare persone coinvolte nell’allevamento dei canarini, appassionati, negozianti. Analogamente, il proprietario dell’allevamento deve prendere ogni precauzione per non fungere esso stesso da veicolo visitando altri allevamenti o negozi.

Igiene

L’importanza dell’igiene non può essere sottolineata a sufficienza. Maggiore è l’igiene dell’allevamento o della gabbia singola, minore è la carica batterica e parassitaria presente. Per raggiungere un buon livello di igiene non è sufficiente utilizzare un disinfettante, ma bisogna prima asportare con cura la sporcizia e le incrostazioni. Infatti i germi risultano protetti da questo materiale, dove il disinfettante non arriva ad agire. Come disinfettanti si possono utilizzare il lisoformio o la varechina diluita; la clorexidina è un ottimo disinfettante, ma più costosa. Dopo alcuni minuti di contatto i disinfettanti devono essere risciacquati con cura.

Isolamento dei soggetti ammalati e disinfezione

Un soggetto ammalato deve essere prontamente isolato, posto in una gabbia singola in un locale diverso da quello dove viene tenuto il resto dei soggetti. La voliera in cui si trovava deve essere accuratamente pulita e disinfettata, insieme a tutti gli accessori. Oggetti di legno o di materiale non facilmente disinfettabile devono essere eliminati.

Ricambio d’aria e qualità dell’aria

Nel locale in cui sono alloggiati gli uccelli è essenziale assicurare un ricambio costante d’aria, perché sia sempre fresca e pulita, evitando tuttavia sbalzi di temperatura e correnti d’aria. Anche durante l’inverno il ricambio d’aria deve essere garantito. Nei locali in cui si tengono le gabbie è di grande utilità l’uso di un depolverizzatore, che abbatte la carica delle polveri presenti.

Esami necroscopici

Idealmente, quando si verificano dei decessi in allevamento, tranne forse che per casi sporadici o incidenti, ha un valore grandissimo l’esecuzione di una necroscopia e di esami collaterali sugli uccelli morti. In particolare, nel caso di malattie batteriche l’esecuzione di esami colturali e antibiogrammi permette di identificare esattamente l’eventuale agente patogeno coinvolto e di instaurare una terapia antibiotica mirata. L’uso indiscriminato di antibiotici in allevamento porta spesso allo sviluppo di forme di resistenza. La necroscopia è utile anche per diagnosticare problemi dovuti a parassiti interni ed esterni.

I soggetti morti devono essere consegnati al laboratorio prima possibile; fino alla consegna possono essere conservati in frigorifero, ma non devono essere congelati.


MALATTIE

Vaiolo

Il vaiolo è una malattia virale causata da un poxvirus. Il virus che colpisce il canarino è in grado di causare la malattia anche nelle specie di uccelli che si ibridano col canarino quali ad esempio gli uccelli del genere Carduelis e Carpodacus..

L’incidenza maggiore di casi di vaiolo si osserva in tarda estate ed autunno, per il fatto che questo virus viene trasmesso principalmente da insetti quali le zanzare, ma probabilmente anche altri insetti pungitori o da acari. Il virus del vaiolo non è in grado di attraversare la pelle integra, e deve essere inoculato tramite un insetto, oppure deve venire a contatto con le mucose. Il virus può penetrare nell’organismo anche tramite abrasioni della pelle o delle mucose.

La forma clinica varia secondo la virulenza del ceppo, la modalità di trasmissione e la suscettibilità dell’ospite. Si può osservare una forma cutanea, una setticemica e una difteroide. La mortalità può arrivare anche al 100% nella forma setticemica, mentre è bassa in quella cutanea. I sintomi nella forma acuta comprendono letargia, penne arruffate, respirazione a becco aperto e morte in 2-3 giorni. Se il decorso è meno acuto si può osservare congiuntivite, blefarite e lacrimazione, seguite dalla comparsa di lesioni proliferative intorno agli occhi e alla bocca; se tali lesioni ostruiscono il faringe si ha la morte del canarino. Le lesioni cutanee proliferative devono essere differenziate dagli ascessi da puntura di zanzara, che causano un nodulo ripieno di pus caseoso (foto di lesioni cutanee da vaiolo su una zampa).

Diagnosi

La diagnosi si basa sui sintomi clinici, sulla stagione (anche se a volte compare in inverno o in primavera), sul fatto che i soggetti colpiti non sono vaccinati, e sul tipo di lesioni che si riscontrano all’autopsia. I soggetti morti di vaiolo mostrano, infatti, lesioni polmonari e ingrossamento della milza. Anche le lesioni cutanee sono abbastanza indicative.

Trattamento e prevenzione

Non esistono trattamenti specifici; utile per prevenire o combattere le infezioni secondarie può essere una terapia antibiotica, ma in genere il canarino muore prima. Nella forma cutanea si può applicare sulle lesioni un disinfettante astringente quale mercurocromo o alcool.

Le misure più importanti sono quelle profilattiche. Il virus viene veicolato da insetti quali zanzare e acari, o per il contatto attraverso le superficie epiteliali danneggiate. La stanza dove sono alloggiati i canarini deve essere equipaggiata con zanzariere. I soggetti ammalati devono essere isolati da quelli sani finché non sono guariti, tenendo presente che possono restare eliminatori del virus, anche se la loro immunità è in genere permanente. Una volta che il virus è penetrato in un allevamento, questo è infettato in modo permanente, perché il virus ha una forte resistenza.

E’ anche possibile vaccinare i canarini con un vaccino vivo modificato, che però non è reperibile in Italia. La malattia si diffonde lentamente nell’allevamento, pertanto quando si manifestano i primi casi è possibile salvare i soggetti ancora sani isolandoli da quelli ammalati e vaccinandoli subito. Il vaccino può essere eseguito a partire dai 60 giorni di età e si ripete tutti gli anni. Si inocula tramite puntura nel patagio; dopo una settimana si verifica che nella sede di iniezione sia comparsa una pustola, segno che il vaccino è stato efficace.


Infezione da Paramyxovirus (Malattia di Newcastle)

Questa malattia, conosciuta soprattutto nei galliformi, viene anche detta pseudopeste aviare. Nei canarini si può manifestare con diarrea e difficoltà respiratoria. La diagnosi richiede esami di laboratorio che permettano l’identificazione del virus. All’autopsia si possono osservare enterite catarrale e modico aumento di volume dei reni, ma spesso non si osservano lesioni. Non esistono terapie specifiche.

Clamidiosi

I passeriformi sono meno suscettibili alla clamidiosi rispetto ai pappagalli. La malattia può essere sospettata in caso di malattie respiratorie ricorrenti. Si possono osservare sintomi aspecifici: dimagramento, diarrea, difficoltà respiratoria, abbatttimento. La mortalità in allevamento in genere è moderata.

La diagnosi richiede l’esecuzione di esami diagnostici (esami istologici, sierologici, colturali). La terapia si effettua con la somministrazione di antibiotici appropriati nell’acqua e nel cibo, ma non garantisce l’eliminazione dell’agente infettivo.


Infezioni batteriche

Colisetticemia. E’ relativamente comune negli allevamenti. E’ un’infezione causata da Escherichia coli ed altri enterobatteri; per manifestarsi in genere devono essere presenti dei fattori favorenti, che abbassano le difese immunitarie, ad esempio altre malattie, alimentazione scorretta, errori di gestione.I sintomi negli adulti possono essere: abbattimento, dimagramento, diarrea, congiuntivite e rinite. I casi di morte sono sporadici. Durante la cova si osserva mortalità embrionale. I nidiacei mostrano enterite (diarrea), e gli allevatori usano il termine di "pulcini bagnati" perché a causa della diarrea le penne si imbrattano; i piccoli muoiono in 1-3 giorni. La terapia si effettua con la somministrazione di antibiotici direttamente nel becco; è molto importante far eseguire dal laboratorio un antibiogramma per selezionare un antibiotico efficace. Si possono somministrare anche astringenti intestinali.

Campilobatteriosi. E’ causata da Campylobacter jejuni. Fattori predisponenti sono rappresentati da errori di gestione ed alimentazione. Sintomi: abbattimento dei soggetti adulti, diarrea, feci voluminose, morte dei piccoli nel nido. All’autopsia si osserva enterite. La terapia consiste nella somministrazione di antibiotici appropriati e in una rigorosa igiene.

Yersiniosi e salmonellosi. Sono trasmesse dalle feci di topo e si osservano più spesso in inverno e nelle voliere esterne. Non si osservano segni particolari, ma nel corso del tempo muoiono diversi soggetti. All’autopsia si osserva aumento di volume e colorazione più scura del fegato, necrosi del fegato e della milza. In questo caso oltre alla somministrazione di antibiotici si deve effettuare la lotta ai roditori.

Enterococcosi. I sintomi sono correlati ad una tracheite cronica: rumori respiratori, cambio di voce, difficoltà respiratoria. All’autopsia si osserva tracheite, polmonite, aerosacculite. I batteri responsabili presentano spesso una resistenza ai comuni antibiotici, pertanto prima di procedere alla terapia è opportuno eseguire un antibiogramma. In diagnosi differenziale si deve considerare l’infestazione da acari della trachea.


Aspergillosi

E’ un’infezione causata da un fungo che provoca perdita di peso, difficoltà respiratoria, vomito, diarrea. Una importante causa predisponente è rappresentata da una forma di immunosoppressione. Un ruolo importante è svolto anche dalla contaminazione ambientale: presenza di sostanze organiche in decomposizione, ambienti sporchi e umidi, semi vecchi e mal conservati (tutto ciò che favorisce lo sviluppo di muffe). Non è necessario osservare delle muffe macroscopiche per stabilire che l’ambiente è contaminato. L’infezione avviene per inalazione delle spore. La terapia si può tentare con la somministrazione di farmaci antifungini per via orale e tramite nebulizzazione.


Parassiti esterni

Acaro rosso (Dermanyssus gallinae)

E’ un parassita ematofago (che succhia il sangue), e attacca gli uccelli di notte, mentre dormono. Durante il giorno non resta sugli animali ma si nasconde nelle fessure, sotto le gabbie, dentro i posatoi cavi. Un’infestazione grave può dare anemia negli adulti e addirittura causare la morte nei nidacei. Inoltre questo parassita agisce da veicolo per le malattie trasferendo con la puntura virus e batteri da un uccello all’altro.

Dopo il pasto di sangue la femmina depone centinaia di uova nelle fessure. I parassiti diventano adulti in una settimana circa, ricominciando il ciclo. In poche settimane il numero di parassiti che infesta l’allevamento può diventare enorme.

La presenza dell’acaro rosso può essere identificata ponendo un foglio di carta ripiegato tra due gabbie. Dopo un giorno o due si apre il foglio, e se sono presenti, si osserveranno gli acari che corrono a nascondersi. Può essere utile anche controllare gli uccelli di notte, cercando tra il piumaggio e nella gabbia con una pila.

L’acaro rosso può sopravvivere anche cinque mesi senza alimentarsi, pertanto lo si può veicolare in allevamento attraverso gabbie e attrezzi di seconda mano. Se si decide di comprare attrezzature usate, queste vanno disinfestate con cura. Dopo un meticoloso lavaggio vanno trattate con un disinfestante quale ad esempio il malathion, e poi riverniciate. Anche le misure di quarantena nei confronti dei nuovi acquisti sono fondamentali per prevenire questo problema.

Acaro del pollo (Ornithonyssus sylviarum)

E’ un parassita non meno pericoloso. Al contrario del precedente, vive permanentemente sugli uccelli e non li lascia mai. Si trova più spesso intorno alla cloaca e alla base della coda, ma è molto piccolo e si osserva meglio con l’aiuto di una lente d’ingrandimento.

Acaro della rogna (Knemidokoptes pilae)

Vive nello spessore della cute delle zampe, dove scava gallerie. Provoca un ispessimento della pelle che assume un aspetto crostoso.

Pidocchi

Parecchie specie di pidocchi possono infestare i canarini. I sintomi della loro presenza comprendono irrequietezza e beccate, eccessiva attività di pulizia del piumaggio e penne danneggiate.

Trattamenti insetticidi e acaricidi

Nel trattamento dei parassiti dei canarini si devono considerare due aspetti: il trattamento sull’animale e quello sull’ambiente. Non è sufficiente limitarsi ad applicare dei prodotti sugli uccelli, se il ciclo vitale del parassita si svolge anche nell’ambiente.

Esistono due categorie di prodotti: quelli che possono essere utilizzati sull’animale, meno tossici ma con minore attività residua, e quelli da applicare nell’ambiente, più potenti, con maggiore attività residua, e a cui gli animali non devono essere esposti direttamente. Premettiamo come regola generale che qualunque prodotto, topico o ambientale, deve essere usato rigorosamente secondo le indicazioni riportate, per quanto riguarda dosaggio, diluizione, intervallo di trattamento, precauzioni, ecc. Inoltre va rispettato il tempo di scadenza, perché con il tempo i principi attivi perdono di efficacia anche se conservati correttamente.

Piretro e derivati

Il piretro è l’insetticida più comune e più sicuro. E’ una sostanza vegetale estratta dal Chrysanthemus cinerariaefolium. Derivati sintetici del piretro sono piretrine e piretroidi. Tutte queste sostanze vengono rapidamente degradate dalla luce e perdono quindi di efficacia in poco tempo. L’azione, ma anche la tossicità, viene potenziata dall’aggiunta di sostanze sinergiche quali il piperonil butossido, che ritarda il metabolismo e aumenta la tossicità delle piretrine negli insetti. In genere i prodotti in commercio sono al 1-2% di sostanza attiva.

I piretroidi (tra i vari composti abbiamo: alletrina, furetrina, resmetrina, tetrametrina, cycletrina) sono dei derivati sintetici delle piretrine più stabili ed efficaci.

I prodotti da applicare negli animali hanno una stabilità abbastanza ridotta, e quindi perdono di efficacia in poche ore o pochi giorni, pertanto l’applicazione va ripetuta. Gli spray sono più pratici da usare negli uccelli, ma hanno una scarsa penetrazione sotto le penne, e probabilmente le polveri, se frizionate con le dita sotto il piumaggio, risultano più efficaci.

Carbammati e organofosfati

Queste classi di insetticidi sono molto più potenti, e si utilizzano di solito nei trattamenti ambientali. La loro attività residua è prolungata, settimane o anche mesi. Vanno anche applicati con precauzione, utilizzando guanti di gomma e mascherina. La confezione va sempre conservata, perché in caso di incidente è di enorme importanza conoscere il principio attivo utilizzato.

Vanno applicati dopo aver rimosso tutti gli animali dall’ambiente. Prima della loro reintroduzione l’insetticida deve essere ben asciutto e l’ambiente adeguatamente arieggiato.

Ivermectina

L’ivermectina è un farmaco insetticida e acaricida; negli uccelli si utilizza nel trattamento dell’infestazione da acari e pidocchi. La forma commerciale è estremamente concentrata, e va utilizzata opportunamente diluita. Una goccia di prodotto è sufficiente per un uccello di un chilo, e se sovradosato il prodotto è tossico e può anche causare la morte. Non è solubile in acqua, per cui il trattamento nell’acqua da bere non è attuabile. Si diluisce il prodotto 1:20 con glicole propilenico e si applica sulla cute, a livello di giugulare, o si somministra direttamente in bocca. In genere occorre effettuare diversi trattamenti ad intervalli di 10-14 giorni. Dosaggi elevati sono tossici nei cardellini.


Parassiti interni

Acari respiratori (Sternostoma tracheacolum)

Questi parassiti infestano la trachea e i bronchi di canarini e altri piccoli fringillidi, in particolare i diamanti di Gould. L’acaro vive e si riproduce nel sistema respiratorio, dove compie il suo ciclo vitale in 2-3 settimane. Gli uccelli colpiti aprono il becco, manifestano difficoltà respiratoria (movimenti della coda), e talvolta emettono un tipico "click". Altri sintomi sono: la perdita del canto, tosse, emissione di muco dalle narici, debolezza e perdita di peso. Nei casi più gravi l’ostruzione delle vie respiratorie causate dal muco porta a morte l’animale.

Vermi tondi (nematodi)

Parassitano l’intestino, e in numero ridotto possono passare inosservati. In caso di infestazione massiva si può osservare perdita di peso, diarrea, scadimento delle condizioni generali e morte. I tipi principali di nematodi che parassitano i canarini sono gli ascardi e le capillarie. Queste ultime sono più diffuse e più difficili da trattare. Le misure di profilassi e igiene sono essenziali per la prevenzione. Sono parassiti a ciclo diretto (si trasmettono direttamente da un canarino all’altro), e le uova sono molto resistenti nell’ambiente, anche all’azione degli antiparassitari.

Coccidi

I coccidi sono parassiti unicellulari (costituiti da una sola cellula). Si trasmettono in modo diretto attraverso cibo o acqua contaminati dalle feci di animali infestati. Possono essere asintomatici o causare diarrea (talvolta con sangue), dimagramento, malessere e morte. Nei canarini esistono due forme di infestazione da coccidi. La prima è meno grave e completa il suo ciclo nell’intestino. La seconda si diffonde attraverso il sangue ad altri organi, compreso fegato, milza e polmoni. Gli uccelli infetti hanno il fegato ingrossato e scuro che diventa visibile attraverso la pelle. Gli adulti possono essere portatori asintomatici, mentre i giovani tra i 2 e i 9 mesi di età possono presentare una elevata mortalità.

Mentre la prima forma è trattabile con i farmaci antiparassitari, l’altra non è curabile.

L’igiene permette di ridurre l’esposizione degli uccelli ai coccidi, ma una volta che questi sono entrati in allevamento è molto difficile eradicarli. Sono anche resistenti alla maggior parte dei disinfettanti.


Le cisti delle penne

Le cisti delle penne, dette anche lumps (termine inglese che significa nodulo, piccola massa), rappresentano un difetto di crescita di alcune penne che crescono verso l’interno della pelle anziché all’esterno. Si formano pertanto dei noduli, appunto, il cui interno è costituito dalla stessa sostanza che compone le penne, cioè cheratina. Le dimensioni possono variare da pochi millimetri ad oltre un centimetro (foto). Si possono formare in qualunque parte del corpo (in cui ovviamente siano presenti penne); i disturbi che creano sono dovuti solo al fastidio che la massa può creare all’uccellino, in particolare se sono localizzati in prossimità della cloaca e dell’addome, dove è più facile che si imbrattino con le feci o che si lacerino urtando contro i posatoi.

La causa delle cisti delle penne nei canarini è quasi sempre di carattere genetico: è un difetto ereditario legato ad alcune razze, in particolare la Gloster e le varietà di colore lipocromiche. E’ ovvio che in questo caso per eliminare il difetto dai propri animali l’allevatore deve evitare di riprodurre i soggetti colpiti.

Cause più rare di cisti delle penne, soprattutto in specie di uccelli diversi dal canarino, sono i traumi e le infezioni che colpiscono il follicolo della penna, alterandone la direzione di sviluppo.

Se la cisti è piccola e non disturba l’animale può anche essere lasciata stare. In caso contrario la terapia consiste nell’asportazione chirurgica in blocco della cisti, in modo che non si riformi, oppure nello svuotamento periodico del suo contenuto, per ridurne il volume, seguito dalla disinfezione della cavità che ne segue. L’asportazione, soprattutto per le cisti di grandi dimensioni, è un intervento abbastanza delicato, soprattutto per il pericolo di emorragie durante l’operazione.


Ultima revisione: 14/06/02

Tutti i diritti riservati. Non è permessa la riproduzione senza autorizzazione.

 


Associazione Animali Esotici ONLUS


Telefono: 346 3197367 - Fax: 02 700429894 C.F.: 90008800261 - P. IVA: 04256080260
e-mail: webm@aaeweb.net 
Webmistress: Marta Avanzi