Home
Informazioni
Schede
Articoli
Adozioni
Annunci
Galleria
Iscrizioni
Contattaci
Link


AAE Conigli
AAE Cavie
AAE Piccoli Roditori
AAE Furetti
AAE Uccelli
AAE Tartarughe


Avete un animale esotico che non potete più tenere? Non abbandonatelo, contattaci per farlo adottare!!

 

Rettili Squamati (Sauri e Serpenti)
Anatomia e fisiologia

 

Marta Avanzi, Med Vet
 

Indice
 

Introduzione
Classificazione
Struttura generale
Cute
Organi di senso
Cavità orale
Apparato respiratorio
Apparato digerente
Apparato urinario
Apparato riproduttivo
Apparato cardiocircolatorio e linfatico
Scheletro
Coda
Termoregolazione

 

Introduzione

Gli Squamata sono un ordine di rettili che comprende sauri e serpenti (ofidi). I rettili squamati si trovano in tutto il mondo eccetto Artico, Antartico e altre zone del pianeta molto fredde.

Gli Ofidi sono caratterizzati da un corpo allungato, privo di arti, molto flessibile. La testa, che non è separata dal resto del corpo da un collo distinto, è priva dell'orecchio esterno (sebbene sia presente l'orecchio interno ). Gli occhi sono coperti da una struttura trasparente (occhiale) anziché da palpebre mobili. Meno del 15% delle specie sono velenose, e forse meno di 200 sono da considerare pericolose per l'uomo.

I fossili di serpenti appaiono per la prima volta nel periodo Cretaceo inferiore, circa 130 milioni di anni fa, un periodo relativamente recente, e non sono sostanzialmente cambiati negli ultimi 12 milioni di anni.

Nei climi favorevoli i serpenti occupano tutti i possibili ambienti (terrestre, arboricolo, sotterraneo, acque dolci, salmastre e marine). Esistono numerose specie estremamente adattabili che occupano un ampio spettro di differenti habitat, e specie altamente specializzate.

I serpenti in cattività vivono generalmente 10-20 anni, mentre alcuni delle specie più grandi possono arrivare a 30. Probabilmente la vita media dei serpenti allo stato libero è meno della metà di quelli in cattività.
Le dimensioni variano dai 10 cm di Leptotyphlops carlae agli 8 m dell’anaconda gialla, Eunectes murinus.

Leptotyphlops carlae, il serpente più piccolo.
Eunectes murinus, il serpente più grande.

I Sauri sono i rettili numericamente più abbondanti (comprendono circa metà di tutte le specie di rettili attuali) e sono diffusi in quasi tutto il pianeta. Occupano habitat estremamente diversificati, dai deserti alle foreste pluviali; la maggior parte si trova nelle regioni tropicali e subtropicali. Ci sono specie sotterranee scavatrici, altre strettamente arboree. Alcune cacciano nell'acqua o addirittura nel mare. Per la maggior parte sono predatori; le specie vegetariane sono una minoranza. La maggior parte dei sauri sono diurni, ma nelle regioni calde si trovano specie notturne e crepuscolari.

Esistono due specie di sauri velenosi, della famiglia Helodermatidae: Heloderma suspectum (mostro di Gila) e Heloderma horridum (eloderma orrido). Possiedono delle ghiandole velenifere nel margine posteriore della mascella; il loro veleno causa la paralisi dei centri respiratori, e può essere letale.

Heloderma suspectum è un sauro dotato di ghiandole del veleno.

I primi  fossili di sauri risalgono al Triassico, 180 milioni di anni fa. I sauri attuali sono molto simili a quelli fossili.
I sauri raggiungono raramente i 10 anni di età, sebbene alcuni possano vivere molto più a lungo. Alcune specie in natura hanno una vita media di soli 10 mesi.

l più piccolo sauro è lo Sphaerodactylus ariasae, un geco che misura al massimo 18 mm (coda esclusa) e il più grande è il varano di Komodo, Varanus komodoensis, che arriva a 3 m.

 

Sphaerodactylus ariasae, il sauro più piccolo.
  Varanus komodoensis, il sauro più grande.


Classificazione

 

Sauri (Lacertilia o Sauria) e Serpenti (Serpentes o Ophidia) sono sottordini appartenenti all’ordine Squamata ("rettili con le scaglie"), a sua volta appartenente alla classe dei Rettili (Reptilia). Nelle classificazioni più recenti il termine Sauria è utilizzato per raggruppare rettili e uccelli e gli Squamata sono suddivisi in modo diverso: 

 

·         Sottordine Iguania – (agamdi, camaleonti, iguanidi)

·         Sottordine Scleroglossa

o        Infraordine Anguimorpha – (varani, elodermi)

o        Infraordine Amphisbaenia – (anfisbene)

o        Infraordine Gekkota – (gechi)

o        Infraordine Scincomorpha – (scinchi, tegu, lucertole)

o        Infraordine Serpentes – (serpenti)

 


Struttura generale

Ofidi e sauri sono molto simili tra loro nonostante l'apparente diversità. I sauri differiscono dai serpenti per la presenza di un cinto pettorale completo e del timpano. La mancanza di arti e di palpebre mobili non è sufficiente a differenziarli perché questa caratteristica è comune anche ad alcuni sauri.

La struttura generale dei serpenti è caratterizzata dalla mancanza degli arti e da un corpo estremamente allungato; gli organi interni si sono adattati a questa conformazione assumendo a loro volta una struttura molto allungata. Il collo può essere più o meno distinto e la coda di lunghezza variabile. L'orecchio esterno è assente. Le palpebre sono trasparenti e fuse insieme a formare l'occhiale.

 

La struttura del corpo dei sauri è più familiare: distinguiamo la testa più o meno nettamente separata dal collo, il tronco, i quattro arti (fanno eccezione alcuni sauri fossori, che vivono cioè sottoterra, privi di arti) e la coda. Ogni arto possiede cinque dita dotate di unghie. Sono in genere presenti palpebre mobili (ma in alcune specie è presente l’occhiale come negli ofidi) ed è presente l'orecchio esterno (privo di padiglione auricolare) o quantomeno una membrana timpanica.

 


Sauri e ofidi non possiedono il diaframma pertanto in questi rettili non si parla di cavità toracica e addominale, ma di un’unica cavità celomatica.

 

Cute

 

La cute degli squamati è organizzata in scaglie, piastre o placche in relazione alla regione corporea. E’ molto cheratinizzata e quasi completamente priva di ghiandole; in alcuni sauri sono presenti strutture ghiandolari: i pori femorali e i pori precloacali, più sviluppati nei maschi, con funzione di produzione di feromoni.

 

I rettili squamati sono ricoperti di scaglie.

Cute della superficie ventrale di geco tokay

Pori femorali di pogona.

 

La cute, come nei mammiferi, si divide in epidermide, più esterna, e derma, interno. L’epidermide comprende tre strati; alla base si trova lo strato germinativo, la cui replicazione porta alla formazione degli strati sovrastanti. Lo strato intermedio è ricco di lipidi, che rappresentano una barriera contro la disidratazione; lo strato più esterno è lo strato corneo, cheratinizzato.

La cute dei rettili non fornisce isolamento termico. La sua permeabilità è molto variabile secondo la specie: meno impermeabile nelle specie deserticole, più permeabile in quelle acquatiche. La permeabilità cutanea aumenta in caso di contatto prolungato con l’acqua.

In certi sauri il derma presenta delle placche ossificate, dette osteodermi, che rafforzano la pelle rendendola più robusta, e che sul dorso della testa possono fondersi con le ossa del cranio.

 

Heloderma horridum. Nei sauri del genere Heloderma la cute è rafforzata dalla presenza di placche ossee (osteodermi).

Cranio di Heloderma horridum. Sulla parte superiore del cranio sono evidenti gli osteodermi fusi con le ossa.

 

Le scaglie nei serpenti sono generalmente più piccole sulla parte dorsale, dove vengono definite placche, e laterale, dove sono dette squame. Ventralmente le scaglie sono più larghe e spesse e sono dette piastre; hanno la funzione di aiutare la locomozione.

 

Sulla testa di questo Python curtus sono evidenti squame piatte dette placche.

Le scaglie che si trovano sulla superficie ventrale dei serpenti vengono dette piastre.

Placche della testa di una lucertola comune.

 

Alcuni sauri, in particolare i camaleonti, presentano nel derma delle cellule pigmentate (cromatofori). Il pigmento di tali cellule può essere concentrato o disperso da segnali ormonali o nervosi, permettendo un cambiamento del colore. Tale capacità ha in parte la funzione di mimetizzare il rettile con l'ambiente che lo circonda, ma serve anche come mezzo di comunicazione tra i conspecifici. Inoltre ha un significato clinico: in alcuni sauri ammalati sono in genere grigi o brunastri. L’intensità della colorazione ha anche un importante ruolo nella termoregolazione e varia quindi con la temperatura ambientale. In molte specie, infatti, la cute diventa più chiara per favorire l'assorbimento delle radiazioni luminose, e più scura per ostacolarla.

La colorazione può avere inoltre scopo difensivo, come i colori sgargianti di alcuni serpenti velenosi che avvertono i potenziali predatori della loro pericolosità, o quella di serpenti innocui che mimano l'aspetto delle specie velenose.

 

Serpente corallo dell'Arizona (Micruroides euryxanthus), una specie velenosa.

Lampropeltis piromelana, una specie innocua che imita la colorazione dei velenosi serpenti corallo.

 

Nei serpenti e nei sauri si verifica periodicamente la caratteristica muta (ecdisi) mediante la quale lo strato esterno della pelle viene completamente perduto e rimpiazzato da un nuovo strato di pelle. La muta nei serpenti si compie con il distacco della vecchia pelle in un pezzo unico, detto exuvia. Nei sauri in genere avviene con il distacco di grossi pezzi, che possono essere ingeriti (cheratofagia). Anche l’occhiale è coinvolto nel processo della muta, sia nei serpenti che nei sauri che lo possiedono.

 

Muta in un geco.

Iguana in muta. La vecchia pelle si sta staccando dalla coda.

Frammento di exuvia della cresta di una iguana.

Exuvia di serpente.

 

La muta inizia con la replicazione delle cellule dello strato germinativo che formano un nuovo strato epidermico completo e cheratinizzato al di sotto dello strato più vecchio. In seguito tra la nuova e la vecchia pelle diffonde del liquido linfatico contenente degli enzimi che determinano la formazione di una zona di separazione, per permettere il distacco dello strato esterno.

Nel periodo in cui il fluido si accumula (8-10 giorni di durata mediamente) il serpente assume una colorazione opaca e l’occhiale appare bluastro. Circa tre-quattro giorni prima della muta l’occhiale ridiventa trasparente e la pelle lucida, in quanto diminuisce l’accumulo di liquido tra i due strati epidermici. I serpenti normalmente rifiutano il cibo finché la muta non è completa.

Nei serpenti la separazione della vecchia pelle avviene a partire dall'estremità rostrale, che viene sfregata contro qualche oggetto duro.

Il sottocute è scarsissimo e così pure il grasso sottocutaneo; i rettili accumulano tessuto grasso principalmente all’interno della cavità corporea.
 

 

Organi di senso

 

Occhio parietale

 

In alcuni sauri, in particolare l’iguana verde (Iguana iguana) sulla sommità del cranio è presente una struttura detta occhio parietale, che si presenta come una piccola placca trasparente in posizione centrale. Al di sotto di questa è presente un occhio rudimentale connesso con il cervello. Rappresenta un recettore per la luce e ha probabilmente un ruolo nella rilevazione del fotoperiodo e nella termoregolazione; la funzionalità dell’occhio parietale in molte specie è inoltre connessa per via neuroendocrina con la tiroide. Ciò è particolarmente importante poiché ustioni od altre lesioni che, in fase di crescita coinvolgano l’occhio parietale, possono interferire con la funzionalità della tiroide stessa (causando disturbi della muta, alterazioni dell’accrescimento, ipotiroidismo, disturbi riproduttivi, ecc.).

 

Occhio parietale di iguana

Parte superiore di cranio di iguana. Il foro al centro corrisponde all'occhio parietale.

 

Occhi

 

Gli occhi degli ofidi sono relativamente piccoli; il globo oculare è sferico ed ha scarsa capacità di movimento. Le lacrime, secrete dalla ghiandola di Harder, si raccolgono nel cosiddetto spazio “episclerale subocchiale”, tra l’occhiale e la cornea sottostante; le lacrime vengono drenate tramite il dotto nasolacrimale che sbocca sul palato tra i denti palatini.

Nei sauri le orbite sono grandi; l’occhio è circondato da un anello di ossicini, detti sclerali, su cui si inseriscono i muscoli ciliari, responsabili della capacità di mettere a fuoco gli oggetti. La pupilla è rotonda nelle specie diurne e a forma di fessura in quelle notturne. E’ presente il sistema naso-lacrimale. Nei sauri è presente anche la terza palpebra, assente invece in tutti gli ofidi. Le palpebre sono ben sviluppate nella maggior parte dei sauri e quella inferiore è più sviluppata e mobile di quella superiore. Nei camaleonti sono molto modificate, fuse a forma di cono, con una stretta apertura ad anello intorno alla cornea.

In tutti gli ofidi ed in alcuni sauri le palpebre sono fuse sopra la cornea a formare un occhiale trasparente. L'occhiale, al contrario della cornea, è irrorato da contiene numerosi piccoli vasi, molto piccoli.

L'iride possiede una muscolatura striata ben sviluppata, come negli uccelli, per cui i comuni midriatici (parasimpaticolitici) non hanno effetto. Manca nei rettili la risposta pupillare consensuale.

I rettili sono in grado di vedere nello spettro UVA (320-400 nm); la presenza di una luce UVA in cattività (oltre a quella UVB) è importante per il benessere dei rettili diurni soprattutto per stimolare l’alimentazione e la riproduzione.

 

Occhio di Boa constrictor. Nei serpenti le palpebre sono fuse insieme e trasparenti.

L'iguana, come la maggior parte dei sauri, possiede palpebre mobili.

Nei camaleonti le palpebre sono unite e lasciano solo una piccola apertura circolare.

In molte specie di gechi è presente l'occhiale, come nei serpenti, formato dalla fusione delle palpebre, che sono diventate trasparenti.

 

 

Orecchio

 

L’orecchio esterno è molto ridotto in quasi tutte le specie di sauri, ed in genere è presente solo la membrana timpanica, o al massimo un breve condotto uditivo. La membrana timpanica è assente in alcuni sauri fossori (a vita sotterranea), nei camaleonti e negli ofidi. In questo caso la staffa si collega all'osso quadrato (un piccolo segmento osseo che connette la mandibola al cranio), che probabilmente ha la funzione di trasmettere le vibrazioni del suolo.

L'orecchio ha una funzione sia uditiva sia vestibolare (cioè del senso dell’equilibrio), come nei mammiferi. L'orecchio medio nei sauri è collegato alla faringe tramite la tuba di Eustachio.

 

Condotto uditivo di geco leopardino.

Timpano di iguana.

Orecchio di pogona. Il condotto uditivo è molto breve e si osserva chiaramente la membrana timpanica.

 

 

Organo di Jacobson

 

L’organo di Jacobson, detto anche organo vomeronasale, è un organo chemiorecettore (deputato a recepire segnali chimici, in particolare feromoni)  posto sulla volta della cavità orale a cui è collegato tramite due piccoli dotti appaiati.

Mentre esplorano i dintorni, sauri e ofidi slinguettano rapidamente per “assaggiare” l’ambiente. Questo permette alla lingua di raccogliere le molecole di sostanze odorose e di depositarle sui dotti dell'organo di Jacobson. Da qui gli stimoli giungono direttamente ai bulbi olfattori del cervello. La lingua funge quindi soprattutto da organo dell’olfatto.

 

Nei serpenti la lingua non serve a deglutire, ma è solo un organo di senso che permette di percepire gli odori.

Rappresentazione schematica dell'organo di Jacobson.

 

 

Recettori termosensibili

 

Alcuni ofidi delle famiglie Boidae (boa e pitoni) e Crotalidae (serpenti a sonagli, vipere delle palme) possiedono dei particolari organi di senso sensibili al calore, le fossette termosensibili. Tali recettori del calore sono sensibili alle radiazioni infrarosse di una lunghezza d'onda di circa 10 micron.

Le fossette termosensibili permettono ai serpenti di trovare le prede a sangue caldo anche in piena oscurità (possono rilevare differenze di temperature di soli 0,003°C). Sono tappezzate di cellule sensorie in grado di avvertire le variazioni del calore irradiato. Possono essere presenti, secondo la specie, sul labbro inferiore, su quello superiore o su entrambi.

 

Fossette termosensibili (pitone reale).

Fossette termosensibili (pitone moluro).

 

 

Cavità orale

 

Subito dietro la lingua si trova la glottide (l’ingresso delle vie aeree), in posizione relativamente anteriore. La glottide resta normalmente chiusa e si apre al passaggio dell’aria, durante i movimenti respiratori. Nei serpenti anteriormente alla glottide si trova una guaina che accoglie la lingua a riposo.

I sauri possono avere diversi tipi di dentatura. La maggior parte delle specie possiede denti pleurodonti, che sono cioè fissati con la base e con un lato ad una sporgenza della superficie interna dell'osso che li sostiene. Questi denti periodicamente vengono persi e sostituiti da nuovi denti. In altre specie (camaleonti e agamidi) sono acrodonti, cioè fissati al margine delle ossa mascellari e mandibolari, ma non inseriti in alveoli. Non vengono sostituiti se vengono perduti. I sauri acrodonti hanno i denti anteriori di tipo pleurodonte, con l’eccezione dei camaleonti.
 

Rappresentazione schematica della struttura dei denti acrodonti e pleurodonti.

Dentatura di iguana, di tipo pleurodonte. L'iguana rinnova completamente la dentatura 5 volte all'anno, il che significa circa 500 denti in media.

Preparato anatomico del cranio di una iguana: particolare dei denti.

Cranio di varano, con una dentatura di tipo pleurodonte.

Cranio di camaleonte. I camaleonti hanno una dentatura di tipo acrodonte, che non si rinnova.

 

I serpenti hanno la capacità di aprire la bocca a 160° e di ingoiare prede più larghe di loro grazie a diversi meccanismi. Le due emimandibole non sono fuse, ma connesse da un legamento elastico; possono quindi muoversi indipendentemente l’una dall'altra, il che aiuta l'ingestione della preda. Inoltre le mandibole si connettono al cranio con una doppia articolazione, per la presenza dell'osso quadrato.

I serpenti hanno denti pleurodonti che vengono rimpiazzati regolarmente. Molti serpenti presentano superiormente due file di denti, una attaccata alle ossa mascellari e una alle ossa palatine.

La maggior parte dei serpenti non velenosi ha una dentizione semplice, costituita da denti ricurvi, come la maggior parte dei Boidae e dei Colubridae. Questi denti, non canalicolati né solcati, vengono detti aglifi.

Nei serpenti velenosi della famiglia dei Colubridi si trovano denti veleniferi collocati posteriormente (ad es. nel genere Boiga). Tali denti vengono detti opistoglifi. Sebbene la maggior parte delle specie di serpenti dalle zanne posteriori siano poco velenosi, fa eccezione il Boomslang (Dispholidus spp.), serpente africano molto agile, che produce un veleno molto potente.

I denti veleniferi anteriori possono essere fissi, come nei cobra e nei mamba (famiglia Elapidae), e sono detti proteroglifi; presentano una scanalatura che serve a veicolare il veleno.

I denti solenoglifi sono denti veleniferi a perno e canalicolati. Si presentano ripiegati all'indietro lungo il palato quando la bocca è chiusa. Quando la bocca viene aperta per mordere si raddrizzano; presentano un canale interno attraverso cui viene iniettato il veleno. Dietro ai denti principali sono presenti altri denti di rimpiazzo, che li sostituiscono se vengono persi. Si trovano in vipere, aspidi e serpenti a sonagli (famiglia Crotalidae).

 

Serpente con la bocca spalancata.

La maggior parte dei serpenti presenta denti aglifi, come questo pitone reale.

Cranio di serpente non velenoso, con denti aglilfi.

Cranio che mostra nella parte posteriore della bocca denti veleniferi di tipo opistoglifo.

Cranio di cobra reale con denti veleniferi proteroglifi.

Cranio di crotalo, con denti veleniferi solenoglifi. Dietro i denti del veleno si vede un altro paio di denti, che subentrano ai precedenti quando questi vengono persi.

 
 

Apparato respiratorio

 

Nella volta della cavità orale si osservano due fessure longitudinali che comunicano con le narici interne. La glottide, che si trova in posizione piuttosto anteriore e facile da visualizzare, a riposo è chiusa e si apre solo durante la respirazione.

 

Volta della cavità orale (pogona). Si osservano le due fessure che mettono in comunicazione le narici con la cavità orale.

 

La trachea si divide in due bronchi che entrano nei polmoni senza dividersi in bronchioli. I polmoni nei sauri sono pari; nelle specie più primitive sono strutture semplici, sacciformi; in quelle più evolute hanno alveoli spongiformi (detti faveoli). In molte specie di sauri la parte posteriore dei polmoni si trasforma in sacchi aerei (avascolari), analoghi ai sacchi aerei degli uccelli.

 

In molti serpenti i polmoni hanno subìto notevoli modifiche. Il polmone di destra è l'unico sempre presente; è possibile trovare un polmone sinistro vestigiale, molto ridotto. In molti membri della famiglia Boidae si può trovare il polmone sinistro funzionale. Il polmone appare come un lungo tubo fusiforme, molto diverso dal polmone dei mammiferi; la struttura interna ha un aspetto ad alveare. Il tessuto polmonare si continua posteriormente nel sacco aereo.

 

Tessuto polmonare di serpente.

 

La frequenza respiratoria nei rettili squamati è mediamente di 10-20 atti al minuto, ma varia con la taglia, l’attività fisica e la temperatura ambientale. L’aumento della temperatura fa aumentare la richiesta di ossigeno e quindi la frequenza respiratoria.

 

Rappresentazione schematica degli organi interni di serpente.

Rappresentazione schematica degli organi interni di sauro.

Rappresentazione schematica degli organi interni di camaleonte.


 

Apparato digerente

 

Lo stomaco è simile a quello dei mammiferi e produce una varietà di enzimi, acido cloridrico e pepsina. L'intestino si differenzia in tenue e colon, e varia in lunghezza secondo la dieta. I serpenti, che sono tutti carnivori, hanno un intestino corto. Nei sauri erbivori il colon è particolarmente sviluppato e sede di fermentazione batterica e protozoaria.

Anche il pancreas e il fegato producono una varietà di enzimi e di sali biliari, similmente a quanto avviene nei mammiferi.

Nei sauri il fegato è voluminoso; è solitamente presente la cistifellea, adiacente al lobo epatico destro, e connessa al duodeno da un dotto.

Negli ofidi il fegato è allungato e può essere diviso in due o tre lobi distinti. Il pancreas è ovoidale e posto dietro la cistifellea; in alcune specie è adeso alla milza, a formare una struttura detta splenopancreas.

Il principale pigmento prodotto dal fegato è la biliverdina, anzichè la bilirubina come nei mammiferi.

Nella parte finale dell’apparto digerente si trova la cloaca. Consiste di tre compartimenti successivi: il coprodeo che raccoglie le feci, l'urodeo che riceve i dotti del tratto urogenitale e il proctodeo che funge da camera comune di raccolta prima dell’evacuazione. La cloaca si apre all'esterno con una fessura longitudinale.

I serpenti possono essere carnivori o insettivori, ma non consumano mai alimenti vegetali (se non quelli eventualmente contenuti nel sistema digerente delle loro prede). Alcuni serpenti hanno un'alimentazione altamente specializzata, come il cobra reale che si nutre esclusivamente di serpenti e rifiuta ogni altro tipo di alimento, o come Dasypeltis scabra, che mangia solo uova. Altri accettano un'ampia varietà di prede: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci. Alcuni serpenti cambiano abitudini alimentari man mano che crescono, passando da un'alimentazione insettivora ad una carnivora.

I sauri possono essere carnivori, insettivori, vegetariani od onnivori. In alcuni casi i giovani iniziano a cibarsi di insetti e da adulti diventano vegetariani.

Perché la digestione possa aver luogo il rettile deve trovarsi ad una temperatura ambientale adeguata, in caso contrario possono verificarsi fenomeni putrefattivi.

 

 

Apparato urinario

 

L’apparato urinario dei rettili squamati (come virtualmente in tutti i vertebrati) è composto da un paio di reni, dagli ureteri e nei sauri dalla vescica urinaria (assente negli ofidi). L'acido urico è il principale prodotto del catabolismo azotato nelle specie terrestri e permette di conservare acqua. Nelle specie acquatiche vengono prodotti principalmente ammoniaca e urea.

La vescica, come detto, è assente negli ofidi e presente nella maggior parte dei sauri. E' connessa alla cloaca da una breve uretra; l’urina passa dagli ureteri nella cloaca e da qui refluisce in vescica, che è in grado di riassorbire l’acqua.

Nelle specie senza vescica l’urina refluisce nel colon distale, dove l’acqua viene riassorbita.

 

 

Apparato riproduttivo

 

Gli squamata presentano tutti sessi distinti (non vi sono specie ermafrodite) e fecondazione interna. I testicoli sono pari e posti anteriormente ai reni. Sauri e serpenti possiedono due organi per l’accoppiamento, detti emipeni. Sono situati alla base della coda, subito dietro all'apertura cloacale. Durante l’accoppiamento viene utilizzato un solo emipene per volta, che viene estroflesso per essere introdotto nella cloaca della femmina e veicolare lo sperma. E’ possibile inserire nell’emipene a riposo, invaginato, una sonda per stabilire il sesso dell'animale; nel maschio la sonda può essere introdotta per una profondità pari ad almeno 6 scaglie sub caudali, nella femmina per due o tre. Gli emipeni hanno un’esclusiva funzione riproduttiva e non contengono l'uretra.

La femmina possiede ovaie e ovidotti pari. L’ovidotto è diviso in 4 regioni: infundibolo, magnum (che produce l'albume), utero (che secerne le membrane) e vagina.

La maggior parte delle specie di squamati sono ovipare, ma alcune (tutti i boa, le vipere, alcuni scinchi e camaleonti, alcuni serpenti del genere Thamnophis e la lucertola europea) sono vivipare, vale a dire che i feti si sviluppano all’interno del corpo della madre. Il varano di komodo è in grado di riprodursi per partenogenesi, vale a dire senza fecondazione da parte del maschio.

 

In alcune specie di sauri (es. agamidi e gechi) la determinazione del sesso non avviene su base genetica, grazie ai cromosomi sessuali, ma secondariamente a fattori ambientali, in particolare alla temperatura di incubazione: le temperature basse producono femmine, quelle alte maschi. Questo tipo di determinazione del sesso viene detta ambientale o epigenetica.

 

 

Apparato cardiocircolatorio e linfatico

 

I rettili hanno un cuore composto da tre camere (due atri e un solo ventricolo); il ventricolo è diviso in tre sottocamere, i cavi polmonare, venoso e arterioso. Pur mancando una divisione anatomica, nelle tre sottocamere il sangue venoso e quello arterioso non si mescolano, grazie alla presenza di valvole e per la modalità di contrazione ventricolare.

Il sistema linfatico è ben sviluppato. I linfonodi sono assenti ma è presente un’estesa rete linfatica plessiforme. Alla base del collo un seno sacciforme precordiale immette la linfa nel sistema venoso. Fanno parte del sistema linfatico il midollo osseo, la milza e il timo.

 

Cuore di un serpente. A sinistra, di colore più scuro, si vedono i due atri, a destra il ventricolo.

Nei rettili i globuli rossi hanno il nucleo, al contrario dei mammiferi.

 

 

Scheletro

 

La conformazione generale dello scheletro dei sauri ricorda quella dei mammiferi. La colonna vertebrale è flessibile; le vertebre vengono suddivise in tre regioni: presacrali, sacrali e caudali. Nei sauri tutte le vertebre, ad eccezione di quelle cervicali, sono connesse alle coste. Il cinto scapolare è costituito da scapola, coracoide, clavicola e in alcuni casi dall’osso interclavicolare. Il cinto pelvico è costituito da ileo, ischio e pube.

Sia arto anteriore che posteriore presentano cinque dita (sono pentadattili); ciascun dito ha un numero di falangi diverso: dal primo al quinto dito sono rispettivamente 2, 3, 4, 5, 3.

Alcuni sauri sono apodi, cioè privi di arti, o presentano solo arti anteriori molto ridotti. La conformazione del loro corpo ricorda quella dei serpenti, tuttavia presentano palpebre mobili e membrana timpanica tipica dei sauri.

 

Scheletro di varano, dalla tipica struttura "da sauro".

Dita dell'arto anteriore (pogona).

Dita dell'arto posteriore (pogona).

Nei camaleonti lo scheletro presenta delle caratteristiche uniche. E' appiattito in senso laterale (anziché in senso dorsoventrale) e le dita sono modificate, unite tra loro per facilitare la presa sui rami.

Scheletro di camaleonte.

Particolare della mano di un camaleonte.

In alcune specie di gechi la superficie inferiore delle dita possiede strutture adesive che permette a questi sauri di arrampicarsi su superfici perfettamente lisce.

Alcuni sauri sono apodi, cioè privi di arti.

 

Negli ofidi lo scheletro si limita a cranio, vertebre e coste; non si osserva una regione cervicale distinta; le prime due vertebre e le vertebre caudali non possiedono coste. La colonna vertebrale è molto flessibile e conta fino a 400 vertebre. Non è presente lo sterno né le cartilagini costali. Ogni costa termina a contatto con le scaglie ventrali, per permettere la locomozione.

I serpenti non presentano cinto scapolare (articolazione della spalla) e cinto pelvico (ossa del bacino), tuttavia in alcuni boidi è presente un cinto pelvico vestigiale, visibile esternamente sotto forma di una coppia di piccoli speroni, più sviluppati nei maschi e posti ai lati della cloaca. Gli speroni sono mobili e vengono utilizzati nel corteggiamento.

 

Scheletro di serpente a sonagli

Scheletro di vipera del Gabon

I piccoli speroni ai lati della cloaca di questo pitone reale rappresentano le vestigia degli arti posteriori.

 

 

Coda

 

La coda nei sauri può avere una lunghezza variabile, in alcune specie addirittura superiore a quella del resto del corpo. la coda  ha diverse funzioni: prensione, equilibrio, aiuto nel nuoto nelle specie acquatiche, meccanismo di difesa (iguane), riserva corporea con immagazzinamento del grasso (molte specie di gechi).

In molte famiglie di sauri è presente il fenomeno dell'autotomia, ossia la capacità di perdere “volontariamente” la coda quando sono attaccati da un predatore. La coda staccata continua a contorcersi, distraendo l'attenzione del predatore mentre il sauro tenta la fuga.

La separazione della coda non avviene tra due vertebre, bensì lungo un piano di frattura preformato presente nella vertebra. In seguito all’autotomia può ricrescere una nuova coda, che però non è mai identica a quella originale ma presenterà variazioni nella colorazione e nella disposizione delle squame, e spesso queste non si svilupperanno affatto. La coda può essere persa più volte, ma ogni volta a un livello superiore del precedente; la porzione rigenerata, infatti, presenta al posto delle vertebre un asse cartilagineo, che non è in grado di andare incontro ad autotomia.

L'autotomia non si verifica negli agamidi, nei varani e nei camaleonti, che se per un evento traumatico perdono la coda non sono più in grado di farla ricrescere.

 

Il geco leopardino è una delle specie in cui la coda ha la funzione di riserva di grasso.

Scheletro di varano, in cui è evidente la coda particolarmente lunga.

Lucertola che ha perso volontariamente la coda nel tentativo di sfuggire all'attacco di un gatto.

Particolare dell'immagine precedente. La perdita della coda avviene quasi senza perdita di sangue, per la contrazione dei muscoli della coda.

 

 

Termoregolazione

 

I rettili sono popolarmente definiti “a sangue freddo”, per la loro incapacità di mantenere una temperatura corporea definita grazie ai processi metabolici, come fanno uccelli e mammiferi. In realtà si tratta di un concetto inesatto, in quanto sebbene incapaci di generare calore corporeo (fenomeno detto termogenesi), i rettili sono comunque in grado di mantenere una definita temperatura corporea, che può anche essere di diversi gradi superiore a quella ambientale. Anziché sfruttare la termogenesi, infatti, i rettili sfruttano il calore ambientale, e regolano la loro temperatura interna mediante strategie comportamentali, in pratica esponendosi a fonti di calore esterne (direttamente od indirettamente, all’energia prodotta dal sole). I rettili sono quindi definiti ectotermi. La regolazione della temperatura corporea avviene principalmente con l’esposizione diretta al sole (eliotermia, tipica delle specie diurne) o per conduzione da superfici calde, come rocce riscaldate dal sole (tigmotermia, tipica delle specie notturne).

Questo concetto è di basilare importanza nel mantenimento dei rettili in cattività, in quanto la struttura del terrario deve permettere all’animale di poter regolare la propria temperatura corporea in modo ottimale.

L’ectotermia permette un notevole risparmio energetico rispetto all’endotermia di uccelli e mammiferi che, infatti, hanno un tasso metabolico molto più alto dei rettili; l’ectotermia infatti non richiede di consumare energia per produrre calore corporeo. A parità di taglia, un rettile ha dunque richieste alimentari decisamente inferiori rispetto a quelle di un animale endotermico e può nutrirsi con una frequenza inferiore.

Un limite dell’ectotermia è però rappresentato dalle condizioni ambientali, che devono essere favorevoli al mantenimento di una temperatura corporea adeguata. Per questo i rettili non possono sopravvivere nei climi freddi.

 

La PBT (temperatura corporea preferita) rappresenta il range di temperatura corporea del rettile entro cui è ottimale lo svolgersidi una determinata funzione metabolica. La PBT è diversa secondo la specie, l’età, lo stato fisiologico (es. gravidanza), la stagione, e perfino la funzione metabolica (digestione, ricerca del cibo, riproduzione…).

Si definisce per i rettili la zona di temperatura ottimale preferita (POTZ) come il range di temperatura dell’ambiente naturale del rettile entro cui l’animale è in grado di mantenere la sua temperatura corporea preferita (PBT). Ogni specie ha una propria POTZ specifica; per la maggior parte dei rettili squamati la POTZ è compresa tra 20 e 38°C, ed in genere per ogni specie varia di 4-10°C.

E’ di fondamentale importanza per la salute del rettile in cattività che all’interno del terrario esso abbia a disposizione un range di temperatura tale da poter mantenere una temperatura corporea ottimale.

 

I rettili dei climi temperati, quando la temperatura ambientale scende troppo e non è sufficiente a mantenere una PBT adeguata, vanno in letargo, uno stato di metabolismo estremamente rallentato in cui l’animale sopravvive grazie alle riserve corporee precedentemente accumulate (in particolare con l’accumulo di grasso).

 



Associazione Animali Esotici ONLUS


Telefono: 346 3197367 - Fax: 02 700429894 C.F.: 90008800261 - P. IVA: 04256080260
e-mail: webm@aaeweb.net 
Webmistress: Marta Avanzi