Testuggine marginata
Classificazione
Sottordine Cryptodira
Superfamiglia Testudinoidea
Famiglia Testudinidae
Sottospecie
La classificazione attuale non riconosce sottospecie.
E' stata recentemente identificata una popolazione del Peloponneso di
taglia più ridotta, che è stata proposta come specie a sé con il nome di
Testudo weissingeri . La popolazione sarda era stata descritta
come sottospecie a parte (Testudo marginata sarda), ma
successivamente si è ritenuto di considerarla solo una forma di T.
marginata.
Origine e habitat naturale
Il suo areale di distribuzione comprende Albania sud
- occidentale, Grecia, Isole Egee di Skyros e Poros. In Sardegna e in
qualche località della Toscana esistono popolazioni introdotte da
secoli. L'habitat naturale è rappresentato dalla macchia mediterranea
(Sardegna e Toscana) e da zone collinose a boscaglia a ridosso dei campi
coltivati.
Descrizione
T. marginata è la più grande del genere
Testudo; le dimensioni medie dei maschi sono di 25-30 cm, quelle
delle femmine di 24-28 cm. Le femmine pesano più dei maschi di pari
lunghezza, perché hanno una maggiore circonferenza.
T. marginata è caratterizzata da una forte svasatura del margine
posteriore della corazza, non presente nei soggetti giovani, che
permette di identificarla con facilità. Lo scuto sopracaudale non è
diviso. Il carapace è nero o bruno scuro; le areole centrali e laterali
sono solitamente gialle, ed è presente una banda gialla sugli scuti
laterali. Il piastrone è giallo, e su ogni scuto è presente una
caratteristica macchia nera a forma di triangolo con la base rivolta
anteriormente e l'apice verso la coda. La testa è molto scura; le zampe
sono scure o marrone giallastre. Sulla parte posteriore delle cosce può
essere presente un piccolo tubercolo, come pure sulla punta della coda.
I giovani hanno una colorazione molto più chiara, abbastanza variabile,
con il carapace marrone chiaro con un disegno più scuro sui margini
anteriore e laterale degli scuti centrali e laterali. Sono comunque
facilmente riconoscibili fin dalla nascita per il tipico disegno a
triangoli scuri degli scuti del piastrone.

Dimorfismo sessuale
La differenza tra i sessi è piuttosto evidente. Il
maschio adulto è leggermente più grande, e presenta un restringimento a
metà della corazza. Il suo piastrone è leggermente concavo, mentre nella
femmina è liscio. La coda è più lunga e larga, l'apertura cloacale è più
lontana dalla base della coda e la testa più grossa. Il margine
posteriore della corazza è più svasato che nelle femmine.

Mantenimento in cattività
Questa tartaruga, essendo originaria dell'area
mediterranea, nei nostri climi si presta molto bene ad essere allevata
all'aperto, soprattutto nel centro-sud. Nel nord Italia può essere
allevata anche nella Pianura Padana, al cui clima, anche se più umido di
quello originario, si adatta piuttosto bene. Invece non si presta ad
essere allevata in terrario.
Dal momento che queste tartarughe amano muoversi ed esplorare
l'ambiente, e che devono trovare al pascolo l'alimento di cui hanno
bisogno, la loro sistemazione ideale è rappresentata da un giardino
soleggiato e a prova di fuga, o comunque un ampio spazio recintato ricco
di erbe di campo. La presenza di una recinzione è indispensabile sia per
prevenire la fuga delle tartarughe, sia per impedire che vengano
aggredite da cani, e inoltre per evitare che vengano schiacciate dalle
automobili (eventualità purtroppo molto frequenti). La recinzione deve
essere interrata per almeno 10 cm, per evitare che le tartarughe possano
fuggire scavando una galleria al di sotto, e deve essere liscia, perché
spesso questi rettili hanno discrete capacità di arrampicarsi, e alta
almeno 40 cm. La superficie ideale è di almeno 10 m2 per
tartaruga. La presenza di bassi cespugli permette di creare
indispensabili ripari e zone d'ombra.
E' molto importante separare i maschi delle femmine, altrimenti il
corteggiamento e il continuo accoppiamento dei maschi finirà per creare
alla corazza delle femmine delle gravi lesioni. Si deve tenere presente
che il rapporto ideale è di un maschio per 5-6 femmine. Anche se si
tengono insieme più maschi, questi si creeranno lesioni alla corazza,
che in certi casi possono essere tanto gravi da portare alla morte il
rettile.
Per riparare le tartarughe nelle serate più fresche, in primavera ed in
autunno, si deve predisporre una casetta di legno, ben isolata, perché
le tartarughe trovino riparo dal freddo e dall'umidità eccessiva. Il
pavimento deve essere leggermente rialzato per evitare l'acqua in caso
di pioggia. All'interno si possono mettere dei giornali o delle foglie
secche.
Nell'habitat naturale T. marginata va in letargo da novembre ad
aprile; nell'Italia del Nord il letargo generalmente è anticipato di un
mese. Nelle aree più a Sud, quando la temperatura aumenta molto queste
tartarughe subiscono un periodo di estivazione.
Lo stimolo per la preparazione al letargo è determinato dalla
diminuzione della temperatura diurna e delle ore di luce, che determina
la sospensione dell'alimentazione: in questo modo il rettile ha modo di
svuotare l'apparato digerente. In caso contrario il cibo contenuto nel
tratto digerente andrebbe in putrefazione con gravi conseguenze per la
salute. Solo animali in condizioni fisiche ottimali, con sufficienti
riserve di grasso accumulate durante la stagione calda, devono essere
lasciati ibernare. Gli animali che non rispondono a questi requisiti,
che sono malati, debilitati o sottopeso non devono essere lasciati
andare in letargo, ma vanno mantenuti al caldo per tutto l'inverno, in
un terrario ben allestito, affinché possano essere alimentati e/o
curati.
Le tartarughe possono essere lasciate andare in letargo all'aperto
oppure al chiuso. Ognuno dei due sistemi ha dei vantaggi e degli
svantaggi. Se ben organizzata, la seconda scelta è la migliore in quanto
è più sicura per l'animale. Per effettuare il letargo al chiuso si
utilizza un contenitore di dimensioni adeguate, che può essere
rappresentato da una scatola di cartone, di legno o di polistirolo, poco
più grande della tartaruga, con delle piccole aperture per il passaggio
dell'aria. Lo si riempie con un substrato quale paglia, foglie secche o
pezzi di giornale e lo si pone dentro un contenitore più grande, con le
stesse caratteristiche, riempito con lo stesso tipo di materiale. In
questo modo, se anche la tartaruga si sposta dentro il primo
contenitore, rimane sempre isolata dall'ambiente esterno.
Il contenitore va sistemato in una stanza, ad esempio una cantina o un
garage, con una temperatura non superiore a 10°C. La situazione ideale
consiste nell'utilizzare delle apposite strutture con un monitoraggio
costante della temperatura e un'adeguata aerazione.
Il letargo all'aperto comporta rischi maggiori per l'animale
(congelamento, attacco da parte di roditori). Si deve scegliere una zona
di terreno morbido al riparo dal vento, ben drenata, dove la tartaruga
s'interrerà. Sopra si sparge del fieno o delle foglie secche.
La temperatura ottimale durante il letargo deve essere di circa 5°C.
Temperature inferiori a 2°C si possono essere potenzialmente pericolose,
mentre sopra gli 11°C gli animali tendono a diventare attivi. A
temperature al di sotto dello zero si possono verificare lesioni oculari
o cerebrali, con danni irreversibili anche per esposizioni brevi. Questi
problemi si riscontrano generalmente in animali lasciati ibernare
all'aperto senza adeguata protezione.
Uno dei principali errori che si commettono nella gestione delle
tartarughe in letargo è di lasciarle ad una temperatura intermedia tra
quella ottimale e quella del letargo, dal momento che in queste
condizioni il metabolismo continua, anche se ad un ritmo più lento, ma
l'animale non si alimenta, consumando le sue riserve energetiche ad un
ritmo troppo elevato. Si calcola che per ogni mese di letargo effettuato
in condizioni ideali una tartaruga perda l'1% del proprio peso corporeo.
Il periodo di letargo non deve superare una durata di 20 settimane, il
che nei nostri climi non rappresenta in genere un problema.
Al termine del letargo è indispensabile permettere alle tartarughe di
bere; per stimolare l'assunzione d'acqua sono molto utili dei bagni in
un recipiente con un paio di centimetri d'acqua, in cui la tartaruga può
essere lasciata per un'ora.
Se è necessario ricoverare una T. marginata in terrario (per
motivi di salute, per tenerla in osservazione, perché non è in grado di
affrontare il letargo) occorre fornire condizioni ambientali che
simulino quelle naturali. Il range ottimale di temperatura è di 24-27°C
durante il giorno e di 18°C durante la notte. Ad un'estremità del
terrario si pone una lampadina riscaldante che crei un punto caldo di
circa 32°C e accanto a questa un tubo al neon a spettro completo con
emissione di UVB, che stia a non più di 40 cm di distanza dal fondo. Il
ciclo luce - buio deve essere di 12-12 ore.
Durante la notte il riscaldamento va effettuato con fonti di calore che
non emettono luce (materassini riscaldanti, lampade di ceramica o a luce
blu o rossa). E' indispensabile collocare nel terrario due termometri
(uno nel punto più fresco e uno sotto il punto caldo) per verificare il
gradiente di temperatura.
L'ideale è utilizzare un terrario di tipo "aperto", senza coperchio, che
permette un ricambio d'aria ottimale. Il materiale migliore per il fondo
è rappresentato da fogli di giornale, da cambiare ogni volta che si
rende necessario. Materiali corpuscolati (sabbia, segatura, trucioli)
comportano elevati rischi di ingestione e costipazione.
Nel terrario vanno posti dei rifugi nella parte più fresca, e non deve
mancare un basso recipiente d'acqua in cui il rettile possa entrare ed
uscire senza problemi. Dal momento che le tartarughe tendono a defecare
in acqua, questa va cambiata ogni volta che si sporca, e comunque almeno
una volta al giorno.
Questo tipo di sistemazione è adatta anche alle tartarughe neonate per
far loro trascorrere il primo inverno al caldo. Negli anni successivi è
però opportuno permettere loro di effettuare il letargo.
Alimentazione
Le tartarughe mediterranee sono specie strettamente
erbivore; qualunque fonte di proteine animali deve essere totalmente
bandita dalla loro dieta. La dieta in cattività deve rispecchiare più
possibile quella naturale: ricca di fibra, minerali, microelementi e
vitamine, povera di grassi e con poche proteine vegetali.
L'alimentazione ideale è composta dalle piante che crescono
spontaneamente in prati e giardini: erba, trifoglio, tarassaco,
piantaggine, fiori, ecc. Altri alimenti adeguati sono l'erba medica e le
foglie di fico d'India. Se la tartaruga ha a disposizione a sufficienza
di questo tipo di alimento non necessita di altri alimenti o di
integrazione.
I vegetali coltivati rappresentano una scelta nettamente inferiore, e
vanno dati sporadicamente, nei periodi in cui sia carente l'alimento
naturale. Si possono offrire ad esempio cavoli (di vari tipi),
ravizzone, lattuga, prezzemolo, foglie di carota, cardo. Frutta e
ortaggi non devono superare il 10% della dieta: melone, pomodoro, mango,
ananas, mela, pera, peperoni dolci rossi e verdi, anguria, zucchini,
ecc.
Tutti gli ingredienti devono essere ridotti in pezzi adeguati alla
taglia degli animali, mescolati in un grande recipiente e cosparsi con
un integratore multi - minerale e vitaminico di qualità e con carbonato
di calcio.
La frutta va fornita con molta parsimonia, perché in quantità eccessiva
causa gravi disordini intestinali; inoltre non contiene adeguati livelli
di calcio.
Le specie erbivore alimentate con una quantità eccessiva di proteine
vanno incontro a una crescita deforme della corazza, che appare "bozzellata"
anziché liscia ed è troppo tenera a causa dell'insufficiente
calcificazione, e a gravi problemi a carico del fegato e dei reni. Ciò
può essere causato non solo dalla somministrazione di carne e di
alimenti per cani e gatti, ma anche di fagioli, piselli, fagioli
germinati e simili alimenti vegetali ricchi di proteine.
L'insalata brasiliana va evitata perché è particolarmente scarsa dal
punto di vista nutritivo. Totalmente controindicati e dannosi sono i
carboidrati (pane, pasta, ecc.), il latte e i derivati del latte (ad
esempio la mozzarella), qualunque alimento contenente proteine animali
(carne, cibo per cani e gatti, mangime per tartarughe onnivore, larve di
insetti).
Non deve mai mancare un basso recipiente d'acqua, sempre fresca e
pulita, a cui la tartaruga possa facilmente accedere per immergersi a
bere.
Legislazione
Testudo marginata è in appendice II CITES e in
allegato A del Regolamento CE 2724/2000. Significa che è una specie
protetta e non può essere detenuta o venduta (salvo deroghe
particolari), a meno che non si tratti di un soggetto nato in cattività.
Anche in tal caso, per essere venduto, deve essere reso riconoscibile
mediante vari mezzi (ad esempio l’inserimento del microchip, se la
tartaruga è lunga almeno 10 cm o ha almeno 5 anni di età, oppure la foto
di piastrone e carapace) e accompagnato sempre dalla relativa
documentazione legale. In caso di cessione gratuita sono sufficienti i
documenti forniti dall’allevatore.
Inoltre, rientrando nella fauna protetta, se si trova casualmente una di
queste tartarughe non la si può tenere. È possibile però denunciarne il
ritrovamento al Corpo Forestale dello Stato e chiederne l’affidamento,
se l’ambiente in cui viene rinvenuta non è idoneo alla sua sopravvivenza
(ad esempio nei pressi di un centro abitato dove rischia di venire
schiacciata dalle automobili), o se viene trovata ferita o malata.

© Testo e foto Marta Avanzi