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Il topo pigmeo africano (Mus minutoides)

Biologia, ecologia, etologia ed esigenze in cattività

Dr. Pierluca COSTA, etologo e zoologo
 

 

 


Tra i terrari di molti appassionati di animali esotici si diffonde ogni giorno di più il nome di un curioso roditore: il topo pigmeo africano.
 

Habitat, distribuzione geografica e classificazione sistematica

Mus minutoides è il nome scientifico scelto da Sir Andrew Smith nel 1834 per classificare quello che è probabilmente il mammifero più piccolo al mondo, o meglio conosciuto - appunto -  con il nome comune di topo pigmeo africano.

Questo roditore dalle ridottissime dimensioni occupa un areale piuttosto vasto, che comprende lo stato del Sud Africa e i territori della Angola, del Malawi, del Mozambico, dello Zimbabwe e dello Swaziland (foto google.it, modificata dall’autore).

Come habitat predilige le vaste praterie africane e le savane ma non disdegna gli ambienti rocciosi, le rive lungo i fiumi e addirittura, nonostante il temperamento timido, le zone urbane.

Difficile stimarne con precisione la distribuzione e la consistenza popolazionale date le difficoltà nell’avvistare effettivamente gli individui, tuttavia sono state proposte molte stime nella ricerca scientifica.

La classificazione sistematica di questo piccolo roditore è la seguente:

CLASSE: Mammalia

ORDINE: Rodentia

SUPERFAMIGLIA: Muroidea

FAMIGLIA: Muridae

GENERE: Mus

SPECIE: M. minutoides

 

Biologia

Questi piccoli roditori presentano un mantello color marrone nocciola tendente al rosso sul dorso e bianca nel ventre e, seppur ancora abbastanza rare in cattività, presentano mutazioni; la Silver, ad esempio, conferisce un colore grigio argenteo al pelo.

Le dimensioni sono comprese tra i 5 e i 7 cm di lunghezza massima (coda compresa). Dalla pesatura effettuata su 10 soggetti si è appurato che il peso risulta essere in media di 4 g negli adulti; si apprezza una leggera diminuzione del peso nelle femmine che non hanno mai partorito (3 g circa) ed un peso allo svezzamento di circa 2 g.

Le ridotte misure che caratterizzano questo animale comportano cicli biologici molto veloci.

Le femmine di questa specie, infatti, raggiungono la piena maturità sessuale ad appena 5/7 settimane a seguito della quale, se fecondate dal maschio, sono in grado di dare alla luce dopo soltanto 16/19 giorni di gestazione, un numero di piccoli generalmente compreso tra 1 e 6 individui (generalmente 4).

La prole alla nascita si presenta priva di mantello e con occhi completamente chiusi, ma dopo 7 giorni circa l’epidermide inizia a coprirsi di pelo, a cui fa seguito l’apertura degli occhi e la graduale acquisizione della vista dopo una decina di giorni dalla nascita.

Lo svezzamento avviene all’età di 18/20 giorni.

In cattività la durata massima di vita è di 3 anni, anche se nella bibliografia fruibile e dalle notizie presenti sul web pare che il 2° anno di vita sia quello che presenta il maggior tasso di mortalità per senescenza.


Tecniche d’allevamento in cattività

Il topo pigmeo africano è un animale da poco presente in cattività, pertanto conserva nel proprio patrimonio genetico tutte le caratteristiche proprie della specie d’appartenenza libera negli ambienti naturali.

Pu dimostrando di adattarsi ottimamente alle condizioni di cattività risulta comunque necessario allevarlo in condizioni tali da garantire il completo appagamento psico-fisico che un animale di questo tipo richiede.

Questo, anche per rendere possibile l’osservazione di tutte le manifestazioni comportamentali che fanno di questo minuscolo topo un valido collaboratore per lo studio dell’etologia, della biologia, della sistematica e di tutte quelle discipline che è possibile approfondire su una specie animale.

Le condizioni ideali per l’allevamento sono quindi quelle che prevedono la sistemazione degli animali in teche di vetro che ne scongiurino anzitutto la fuga, protette dai pericoli esterni e ricche di arredamenti adeguati per stimolarne il repertorio comportamentale.

Indicativamente è possibile predisporre, per una piccola colonia costituita da tre femmine ed un maschio, una teca di non meno di 50 cm x 50 cm di base, alta abbastanza da consentire l’inserimento di alcuni rami e tronchi sui cui i piccoli topi si arrampicheranno volentieri.

Ceppi, rocce, rami e sopraelevazioni artificiali costituiscono l’arricchimento ambientale adeguato per garantire il benessere di questi animali e una quantità idonea di fieno consentirà loro di trovare il giusto materiale per la realizzazione del proprio nido riproduttivo.

I Mus minutoides sono roditori che sporcano pochissimo, pertanto è possibile ospitarli su di un substrato semi-permanente costituito se possibile da corteccia sminuzzata, terra e sabbia: un fondo costituito da materiali diversi è l’ideale per mimare le condizioni naturali.

Uno spessore di 5/6 cm è la quantità adatta, sia per svolgere la funzione di assorbimento dei liquidi organici espulsi, sia per consentire a questi animali di sfogare il loro naturale ed evidente impulso a scavare.

Essendo animali che originariamente vivono in ambienti il cui clima si presenta temperato, la temperatura dei locali d’allevamento non dovrebbe mai scendere sotto i 15°C.

Per quanto concerne l’alimentazione, è necessario fornire ai piccoli roditori un miscuglio di semi composto da una parte di sementi comunemente utilizzate per l’alimentazione di uccelli esotici di piccole dimensioni (es. Diamanti mandarino), una parte di misto per canarini ed una parte per ondulati.

Questo miscuglio di semi costituirà l’alimentazione base dei Mus minutoides, mentre le spighe di panico intere sono molto gradite e consentono di richiamare i comportamenti ancestrali di ricerca e assunzione del cibo direttamente dalla fonte vegetale.

E’ possibile integrare la dieta base con l’aggiunta di qualche seme di girasole e di cartamo che dimostrano di gradire particolarmente in età adulta.

Tuttavia, questi animali necessitano anche di un valido apporto proteico che in natura soddisfano predando piccoli insetti e larve, condizione questa che potremmo simulare in terrario fornendo loro tarme della farina un paio di volte alla settimana; per raggiungere tale scopo è inoltre possibile somministrare, di tanto in tanto, alimenti secchi destinati ai cani e ai gatti.

Piccole razioni di frutta e verdura completano il quadro alimentare di questi topi.

L’acqua è di fondamentale importanza e deve essere sempre presente, poiché consumata rapidamente; un abbeveratoio di quelli comunemente utilizzati per gli uccelli garantirà la costante presenza del vitale liquido, scongiurando anche eventuali annegamenti causati da contenitori non idonei e l’imbrattamento eccessivo causato dall’intensa attività di questi animali.

Anche per i Mus minutoides vale comunque sempre la regola comune a tutti gli animali che prevede un’alimentazione il più varia possibile.
 

Etologia

Osservando il comportamento di questi piccoli topi si desume presto che hanno prevalentemente abitudini crepuscolari: la massima attività registrabile è infatti compresa tra la fascia d’orario precedente l’alba e quella successiva il tramonto.

Come detto più sopra, questi roditori sono da poco presenti in cattività e pertanto conservano le caratteristiche ancestrali della specie d’appartenenza; la dimostrazione di quanto detto risiede nel fatto che se vengono ospitati in teche abbastanza grandi e dall’arredamento naturale essi si dimostrano particolarmente schivi e difficili da osservare.

Ciò nonostante, se allevati in piccoli contenitori il loro comportamento subirà un forte declino di variabilità ed una forte assuefazione alla presenza umana; questo però dovrebbe essere evitato da chi alleva animali esotici con lo spirito naturalista e nel rispetto della loro ancestralità.

Quando gli spazi sono ampi e caratterizzati da un arredamento vario, i Mus minutoides hanno l’abitudine innanzi tutto di scegliere un luogo sufficientemente protetto per creare quella che potrebbe essere definita la “tana di riferimento”. Generalmente, questa viene identificata in luoghi caratterizzati dalla presenza di grossi oggetti, quali ceppi di legno o grosse rocce. Scavando, essi formano un avvallamento nel substrato dove passeranno gran parte della giornata e dove si rifugeranno in caso di presunto pericolo.

Altrettanto interessante è l’inclinazione a crearsi percorsi prestabiliti per gli spostamenti.

Questi garantiscono la sicurezza durante i movimenti compiuti per l’approvvigionamento di cibo e acqua. Ancora una volta, scavando avvallamenti a ridosso di oggetti presenti sul tragitto questi piccoli topi si difendono dall’ambiente circostante creandosi dei punti di riferimento e di protezione in cui potersi rifugiare in caso di pericolo.

Questa abitudine comportamentale rimanda alle probabili abitudini in natura dove, evidentemente, questi roditori devono effettuare spostamenti tali da essere il meno visibili possibile ai predatori, che sono soprattutto rapaci notturni come ad esempio il barbagianni (Tyto alba), ma anche rettili quali i serpenti.

Questi percorsi garantiscono il raggiungimento di tale obiettivo e la dimostrazione la si ottiene osservando la modalità di spostamento: piccoli tragitti intervallati da brevi soste negli avvallamenti scavati garantiscono un controllo più efficace dell’ambiente circostante.

 

Figura 1: Percorsi utilizzati per raggiungere le fonti alimentari, disegno dell’autore

 

L’attività di scavare nel substrato per creare nicchie e anfratti protettivi è molto evidente ed è profondamente sbagliato cercare di evitarla riducendone lo spessore. Ogni comportamento che viene impedito con i nostri interventi si traduce in accumulo di pulsioni comportamentali, le quali spesso trovano sfogo in attività inadeguate come l’aggressività; fornire uno spesso substrato in cui i topi possano sfogare la loro ancestrale necessità di scavare è anche questo un modo per mantenere il benessere psicofisico in cattività.

L’osservazione di questi piccolissimi mammiferi ci consente di apprezzare anche la loro accesa predisposizione al grooming, comportamento di pulizia e sistemazione del mantello che viene non soltanto indirizzata al proprio corpo ma anche verso quello dei conspecifici, assumendo quindi il significato di consolidante nei rapporti sociali.

Il comportamento di grooming viene spiccatamente manifestato anche quando un individuo si trova in una posizione di altura, abitudine che dimostrano frequentemente se a loro concesso e che consente di effettuare parallelismi con l’attività di vigilanza collettiva utilizzata da alcuni mammiferi, ad esempio i suricati.

Questo comportamento garantisce al gruppo la presenza costante di un individuo o due su di un rilievo, finalizzato ad un controllo dell’ambiente circostante e al lancio di allarmi all’eventuale passaggio di un predatore.

Anche se i Mus minutoides pare utilizzino un comportamento simile, mancano per ora certezze scientifiche che si otterranno solo ospitando i piccoli roditori in grandi teche e con l’utilizzo di predatori finti.

Una delle problematiche che spesso si verificano in cattività sono le dispute tra individui di sesso maschile. Questi animali non tollerano la presenza di soggetti dello stesso sesso in ambienti piccoli e i combattimenti diventano frequenti e pericolosi. Meglio quindi non ospitare più di un maschio se la teca è di esigue dimensioni.

 

 

L’autore durante l’osservazione del comportamento dei Mus minutoides

E’ da tener presente che questi topi sono animali particolarmente sociali e che in natura formano gruppi abbastanza numerosi le quali interazioni sono equilibrate grazie anche agli spazi in cui si formano.

Anche in cattività occorre allevarli in colonie, formate magari da un paio di maschi e 6/7 femmine; allevare soggetti singolarmente corrisponde a mimare le sperimentazioni di isolamento in laboratorio comportando squilibri comportamentali.

Concludendo, si ricorda che anche per i Mus minutoides è di fondamentale importanza contemplare una tecnica d’allevamento finalizzata anzi tutto a garantirne il benessere psico-fisico, obiettivo che si raggiunge principalmente permettendo agli animali di manifestare tutti i comportamenti propri della specie d’appartenenza; limitare la manifestazione di determinati atteggiamenti solo perché ritenuti irritanti da parte dell’allevatore o perché disordinano l’ambiente creato è etologicamente e eticamente sbagliato.

Si conosce ancora relativamente poco sulle abitudini comportamentali di questi minuscoli roditori in cattività, ed è soltanto assecondando ogni loro occorrenza che avremmo modo di scoprire tutto il loro repertorio comportamentale.

 

Approfondimenti

I Mus minutoides non sono soltanto affascinanti per le loro ridotte dimensioni e per la facilità con cui si adattano alla vita in cattività, ma rivestono anche uno straordinario significato scientifico, scoperto molto recentemente.

Nella maggior parte dei mammiferi i maschi sono portatori di una coppia eteromorfica di cromosomi sessuali (XY), mentre le femmine hanno due cromosomi sessuali identici (XX).

Durante lo sviluppo, l’azione del gene SRY (Sex determining Region Y) sul cromosoma Y consente, grazie alla produzione di ormone anti-mülleriano, lo sviluppo del sesso maschile; in sua assenza il primordio delle gonadi evolve in senso ovarico, quindi femminile.

Fino a poco tempo fa erano stati osservati soltanto sette casi di determinazione del sesso atipica, tutti nei roditori.

Il Mus minutoides è il nuovo caso descritto in cui questa regola della determinazione sessuale non viene mantenuta.

Indagini su varie popolazioni africane hanno permesso di evidenziare percentuali che vanno addirittura dal 74% fino al 100% di femmine che portano i cromosomi XY.

Questa anomalia pare non sia determinata da una mutazione sul gene SRY (e quindi sul cromosoma Y), bensì ad un riarrangiamento cromosomico ancora sconosciuto sul cromosoma X; a tal proposito sono stati identificati due cromosomi presenti solo in questa specie, morfologicamente indistinguibili e denominati X e X*.

X* è invariabilmente associato alle femmine, che trasportano quindi la coppia X*Y.

Le anomalie cromosomiche sono ben conosciute, ma fin ora erano riconducibili esclusivamente a mutazioni che causavano inevitabilmente la sterilità: il topo pigmeo africano smentisce questa regola presentando in natura molte femmine con cromosomi eterogametici fertili.

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici:

“A nobel sex determination system in a close relative of the house mause” – F. Veyrunes, P. Chevret, J. Catalan, R. Castiglia, J. Watson, G. Dobigmy, T. J. Robinson, J. Britton-Davidian (Proceedings of the royal society BBiological Sciences – 2010)

www. Iucnredlist.org

Per la stesura di questo articolo si ringraziano in particolar modo il  Ch. Mario Viano SdB e la dr.ssa Valentina Ballabio. 

 



Associazione Animali Esotici ONLUS


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