La
calopsitta
Pierluca Costa, etologo
Classificazione e distribuzione
La Calopsitta è un pappagallo di taglia
medio-piccola appartenente alla famiglia Cacatuidae,
il cui nome scientifico è Nymphicus hollandicus.
Comunemente viene chiamato anche Cacatua delle ninfee.
L’areale di distribuzione di questa specie
comprende l’Australia, ed in particolare nelle ampie
praterie aperte, preferendo le zone interne piuttosto che
quelle costiere.
Descrizione
La Calopsitta è un pappagallo dalla forma
allungata, con una colorazione ancestrale grigio carico
distribuito su tutto il corpo; testa e ciuffo erettile
gialli con due macchie guanciali di un bel rosso acceso.
Nella femmina la colorazione è meno appariscente,
soprattutto nelle macchie rosse e, in più, presenta delle
striature gialle nel sotto-coda ed in particolare nelle
timoniere.
La spiccata adattabilità di questa specie in
cattività a fatto sì che essa sia allevata ormai da
moltissimi anni, cosa che ha spinto molti allevatori a
condurre selezioni sul colore. Esistono, infatti, molte
mutazioni di questo simpatico pappagallo, che lo portano a
presentarsi nella colorazione ancestrale, lutina, albina,
pezzata, cynnamon, perlata ecc… Misura complessivamente
circa 32 cm, anche se in cattività è già possibile
apprezzare varietà dalle dimensioni maggiori ed altre più
piccole.

foto V. Ballabio
Vita in cattività e comportamento
Il Nymphicus hollandicus è sicuramente
uno dei pappagalli più amati, sia perchè possiede le tipiche
particolarità morfologiche dei grandi Cacatua, sia per la
sua rusticità.
Per quanto concerne il comportamento la Calopsitta è senza
dubbio uno dei pappagalli più mansueti e socievoli presenti
in cattività, tanto che anche se non allevati da neonati
artificialmente tendono comunque con il passare degli anni a
dimostrare una certa confidenza nei confronti del
proprietario. Spiccate le caratteristiche come pappagallo da
compagnia; è molto docile, poco nevrile e particolarmente
adatta alla vita a stretto contatto con l’uomo con cui ama
passare la maggior parte del tempo.
La predisposizione alla socievolezza con
l’uomo ha permesso negli ultimi anni la diffusione della
tecnica dell’allevamento artificiale anche per questa
specie, raggiungendo ottimi risultati. Alcuni soggetti
giungono con il tempo a ripetere suoni e parole.
L’allevamento artificiale, inoltre, pare non
dia particolari problemi sull’imprinting sessuale, infatti,
anche se addomesticate ed abituate a condividere spazi e
tempo con gli essere umani, accettano generalmente di buon
grado un compagno conspecifico, riproducendosi regolarmente.
Tuttavia in questa situazione, maturano con il tempo un
certo distacco fisico nei confronti dell’allevatore,
dimostrandolo con una certa ostilità nel farsi toccare, ma
questo è dovuto certamente all’istinto naturale di
protezione della coppia e della nidiata.
Gli alloggi
Le Calopsitte amano gli ampi spazi, perciò è
consigliabile ospitarle in ampie voliere all’esterno,
possibilmente su fondo naturale. Come si è visto per il
Kakariki fronte rossa, anche le Calopsitte sono uccelli che
si nutrono prevalentemente a terra e negare la possibilità
di manifestare i comportamenti tipici della ricerca di cibo
al suolo si traduce in una limitazione comportamentale,
causa prima dell’insorgenza di sofferenze psichiche.
Volendo ospitarle, invece, in gabbie per la
riproduzione occorre che le misure non siano mai inferiori
al metro e mezzo di lunghezza, con una profondità ed una
altezza tali da essere il doppio dell’apertura alare e della
lunghezza complessiva degli animali.

foto V. Ballabio
L’alimentazione
Più restie di altre specie ad alimentarsi di
alimenti di origine vegetale, le Calopsitte amano
particolarmente i semi secchi, di cui però occorre diffidare
come alimentazione base per il pericolo di affaticamenti
epatici che potrebbero comportare anche la morte improvvisa.
Occorre puntualizzare che anche se sono
uccelli da considerarsi granivori, in natura assumono semi a
differenti stati di maturazione, che non sono assolutamente
nutrizionalmente paragonabili al comune misto di semi
secchi.
Meglio fornire alimenti di origine diversa ed
alternativi ai semi, come la pasta ed il riso cotti che
dimostrano di gradire molto, il mais immaturo e maturo
lesso, foglie verdi di vegetali quali cavoli, varietà
diverse di insalate e fagiolini verdi. Attenzione quindi a
non rinunciare ad una alimentazione varia e prevalentemente
fresca, poiché con un’alimentazione di soli semi secchi e
pastone, difficilmente raggiungeranno il quinto/sesto anno
di età.
Occorre sempre sperimentare quali essenze
alimentari fresche prediligono i singoli soggetti e far
forza su quelli per proporre anche altri alimenti ma,
soprattutto, per limitare la distribuzione di semi ad un
massimo di 4 somministrazioni settimanali.
Riproduzione
Come detto le Calospitte sono pappagalli
molto facili da riprodurre in cattività. Una ampia voliera,
un’alimentazione sana ed un nido a sviluppo verticale con
misure tali da accogliere comodamente entrambi i soggetti
componenti la coppia, sono parametri sufficienti per
stimolare le coppie a riprodursi.
Le uova deposte, nel numero di 3/6 in media,
vengono covate da entrambi i soggetti per tutto il periodo
che precede la schiusa, che generalmente avviene dopo 21/23
giorni.
Molto interessante il comportamento del
maschio, che partecipa attivamente alla cova con la femmina
e sostituendola quando lascia il nido per nutrirsi. Anche il
corteggiamento è particolarmente interessante, dove il
maschio compie una sorta di danza accompagnata da graziosi
vocalizzi per tutta la durata del modulo comportamentale,
fino alla copula.
CITES
Il Nymphicus hollandicus non è
considerata una specie a rischio, né in cattività ne nel suo
ambiente naturale, perciò non gode di particolari tutele
dalla Convenzione di Washington. La loro detenzione e
riproduzione in cattività è pertanto da considerarsi libera
da obblighi di legge.
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