ETOLOGIA DEL PAPPAGALLO DOMESTICO

Riconoscere, interpretare e gestire il comportamento
dei pappagalli domestici in casa


Pierluca Costa, etologo


I pappagalli definiti comunemente “domestici”, sono animali la cui psiche ha subito degli adattamenti tali da inibire l’ancestrale timore che queste creature hanno nei confronti degli altri esseri viventi presenti nel loro ambiente, come invece detterebbero le normali leggi della natura.
Questi adattamenti sono frutto della volontà da parte dell’uomo di abituare i pappagalli a vivere in stretto contatto con lui ed il proprio ambiente, in modo tale da poterli sfruttare come animali da compagnia e/o ornamento.
Questa pratica è molto antica e nasce dallo spiccato interesse che l’uomo evoluto dimostra da sempre nei confronti dell’ambiente e degli animali che lo circondano.

Oggi, i pappagalli domestici sono particolarmente diffusi in cattività ma esistono ancora notevoli difficoltà nella loro gestione, nella comprensione delle loro esigenze e nel soddisfare tutte le loro richieste, sia fisiche che psicologiche.
Nel momento in cui una persona non riesce a capire il proprio pappagallo possono svilupparsi problematiche serie durante la quotidiana convivenza, che portano spesso all’allontanamento dell’animale da casa, abitudine diffusa che non giova certo all’animale.

Cerchiamo di capire attraverso il seguente percorso schematico quali possono essere le esigenze dei pappagalli domestici in cattività, partendo proprio dai comportamenti che generalmente vengono considerati problematici o fastidiosi, poco gestibili o preoccupanti, insomma tutto ciò a cui non riusciamo a dare una spiegazione e che comporta uno stato di malessere in noi e in loro.


I COMPORTAMENTI DISTRUTTIVI

La spiccata tendenza alla distruttività è una caratteristica comportamentale propria dei pappagalli.
Sono molti i problemi generati da questo comportamento, soprattutto allo stato selvatico nei loro paesi d’origine dove stormi di pappagalli di varie specie, composti anche da centinaia di individui, si accingono spesso a smontare e distruggere parti delle automobili, coperture delle case, coltivazioni ecc….

Il robusto becco viene utilizzato come una potente tenaglia che non soltanto frantuma, ma solleva, sposta, sfilaccia e strappa qualsiasi cosa inneschi nell’animale abbastanza curiosità da soffermarsi a studiarne l’essenza.
L’aspetto interessante di questa introduzione, è che i pappagalli selvatici più distruttivi sono proprio quelli che hanno meno timore dell’uomo e dei suoi insediamenti urbani.
Questa è un’importante evidenza che ci permette di trovare un comportamento analogo ai comportamenti distruttivi in natura.

La distruttività è quindi diffusa anche nei pappagalli liberi e la ragione di questa manifestazione comportamentale sgradevole in casa va ricercata partendo dalle motivazioni che spingono questi animali selvatici a strappare guarnizioni, frantumare l’asfalto delle coperture stradali, abbattere le piante delle coltivazioni agricole, nonché mettere a repentaglio le reti elettriche e le coperture dei fabbricati.
Ciò che può esserci alla base della distruttività è semplicemente la curiosità.
I pappagalli sono animali molto intelligenti e dalle capacità cognitive molto elevate, come per anni ci ha dimostrato il cenerino Alex della biologa Irene Peppemberg.
Ne consegue che ogni oggetto può diventare il giusto pretesto per imparare qualcosa di nuovo, scaricare energie, liberare la mente e sfogare pulsioni accumulate.

Tutte queste motivazioni, che potremmo definire cause scatenanti la distruttività, sono geneticamente fisse all’interno dei pappagalli, ed una loro eliminazione è impossibile.
Tuttavia, conoscendo ora quali sono le basi della distruttività, è possibile una più efficace e astuta gestione degli psittaciformi nelle nostre case, accentando il fatto che essa non si può e non si deve eliminare.
Molto spesso sentiamo parlare di comportamenti distruttivi nei più diffusi manuali che trattano di pappagalli, con discutibili suggerimenti a tal proposito.
C’è chi suggerisci di sgridare l’animale, altri no; c’è chi consiglia di allontanarsi altri preferiscono optare per la copertura della gabbia o l’eliminazione di oggetti dalla casa ecc….

Insomma, per poter gestire il comportamento distruttivo in cattività è indispensabile accettare il fatto che esso è proprio della specie animale che stiamo allevando e con cui conviviamo, ed una sua eliminazione non sarà mai possibile senza conseguenze deleterie nella mente del volatile.
Inoltre, interessarsi ad oggetti nuovi, capirli e magari distruggerli è sicuramente di giovamento per un animale tenuto per la maggior parte della giornata in gabbia, poiché consente di scaricare pericolose pulsioni che possono tramutarsi in ansia, depressione e problemi psicologici, cause prime delle turbe comportamentali e della Sindrome da Autodeplumazione, o Nevrosi Autolesiva (P. COSTA-2009).

Ora che le motivazioni, le cause e le abitudini dei pappagalli a distruggere oggetti di varia natura sono state elencate, cerchiamo di affrontare il problema in casa e porvi i rimedi più adeguati per entrambi, l’uomo ed il pappagallo.


SUGGERIMENTO 1

Il pappagallo domestico non solo tollera la presenza umana dimostrando di non averne timore, ma spesso ama il contatto con il suo proprietario e desidera passare quanto più tempo possibile con lui.
Pertanto, se si desidera acquistare un pappagallo domestico o se si è già in possesso di questo tipo di volatile, è necessario dedicare molto tempo al contatto fisico e verbale, in modo tale che il desiderio maturato nei periodi di nostra assenza (per cause ad esempio di lavoro) possa trovare soddisfazione e appagamento nella mente dell’animale.


SUGGERIMENTO 2

Se si ha la disponibilità di spazio è sicuramente meglio dedicare al pappagallo un’intera stanza o una grande voliera, piuttosto che una piccola gabbia, arredata con rami di diverso tipo, diametro e lunghezze e soprattutto spogliata di qualsiasi cosa possa essere tossica o pericolosa per l’animale, o di cui ne desideriamo l’integrità.
In ampi spazi i pappagalli possono muoversi molto esercitando conseguentemente il fisico, cosa che si traduce in una modalità per lo scaricamento di pulsioni psicologiche maturate, come l’aggressività.
Possono rompere e sfilacciare i rami presenti, arrampicarsi, volare e manifestare tutti i comportamenti propri della specie.


SUGGERIMENTO 3

Sgridare il pappagallo durante un comportamento distruttivo non serve a nulla. Anzi.
La comunicazione verbale adottata da questi uccelli e spesso composta da forti grida, ed urlare contro il nostro animale credendo di intimorirlo con la nostra autorità non fa altro che tradursi in una nostra disponibilità al dialogo.
Se proprio il pappagallo con cui stiamo trascorrendo il nostro tempo dovesse iniziare a rovinare qualche oggetto a noi caro è sicuramente più efficace un nostro silenzioso allontanamento, o l’interruzione delle nostre attenzioni.
L’animale con molta probabilità interpreterebbe questo nostro comportamento come una diminuzione di attenzione nei suoi confronti e, se ripetuto ogni qual volta necessita, imparerà presto ad associare il nostro disinteresse al suo comportamento distruttivo.


SUGGERIMENTO 4

Fornire gli alimenti freschi interi e non tagliati, come frutta e verdura o parti vegetali di essenze botaniche adatte, è un forte richiamo ai comportamenti ancestrali dei pappagalli che, anche per quanto concerne l’assunzione di alimenti, prevede una porzione di distruttività degli alimenti stessi, che si traduce in cattività in uno scaricamento di questa pulsione.
Per un pappagallo poter ad esempio sfilacciare e sbucciare una banana oppure una pannocchia immatura di mais per raggiungere la porzione commestibile è già di per sé lo scaricamento di un comportamento atto alla distruzione, in questo caso di parti dell’alimento non adatte.


I VOCALIZZI

È molto facile leggere nei forum presenti sul web, oppure nella comune bibliografia, i problemi degli allevatori o dei proprietari di pappagalli inerenti le forti grida emesse da questi uccelli.
Spesso, nel caso dei pappagalli domestici, il vocalizzo viene interpretato come un problema vero e proprio e si suggeriscono le più disparate metodologie per una sua risoluzione.
Innanzi tutto va detto che le forti grida dei pappagalli, soprattutto in quelli di grandi dimensioni, sono una tecnica di comunicazione verbale presente anche in natura.
Attraverso l’emissione di questi vocalizzi gli uccelli hanno modo di comunicare informazioni sull’ambiente, hanno modo di localizzare i con specifici, fornire informazioni sul proprio stato e segnalare l’eventuale presenza di pericoli.
Dal momento che non tutti gli uccelli sono degli Usignoli, presentando tecniche di comunicazione verbale molto melodiche e piacevoli da ascoltare, si deduce che il problema definito spesso “delle urla e degli schiamazzi” sia un problema più dell’uomo che del pappagallo.
Diciamo pure che è il proprietario stesso a dimostrare di avere scarsa tolleranza nei confronti di un rumore che egli ritiene fastidioso e irritante.

Detto questo, cerchiamo ora di capire quando e cosa vogliono comunicarci i nostri pappagalli quando emettono i loro caratteristici vocalizzi.
Innanzi tutto è d’obbligo evidenziare che alcune emissioni continue di vocalizzi talvolta possono avere alla base comportamenti ancestrali, che vengono inevitabilmente richiamati in cattività. Un esempio è quello dei vocalizzi per il richiamo del posatoio notturno. Alcune specie di pappagalli in natura hanno l’abitudine di concentrarsi in numerosissimi stormi al calar del sole, occupando talvolta interi alberi con centinaia di individui.
Questa è l’occasione in cui è possibile assistere ad un vero e proprio baccano generale dove, come una riunione condominiale, i pappagalli comunicano l’inizio della fase di riposo notturno, schiamazzando e litigando per accaparrarsi il posto migliore sui rami.
Anche in cattività questo comportamento può essere richiamato, così che verso il tramonto è possibile che il nostro pappagallo inizi ad urlare e schiamazzare da solo.

Secondariamente i vocalizzi devono essere necessariamente interpretati come comunicazione nei nostri confronti.
Se è vero, infatti, che i pappagalli presentano la straordinaria capacità di imitare la voce umana, ripetendo suoni e parole di nostro uso comune talvolta anche con finalità precise, occorre però non dimenticare che sono sempre e comunque uccelli, perciò i metodi con cui comunicheranno con noi saranno prevalentemente quelli propri della specie d’appartenenza.
Quindi, quando si intenderà acquistare un pappagallo, dovremmo accettare con serenità il fatto che è un animale caratteristicamente rumoroso.

In molti casi, però, il pappagallo impara molto velocemente a usare la tecnica della rumorosità per approfittare della nostra scarsa tolleranza.
Infatti, spesso, quando un pappagallo inizia ad urlare il proprietario inizia subito ad attuare accorgimenti per farlo smettere, che possono riguardare il parlarci insieme o il consegnargli qualche leccornia.
L’animale associa in breve tempo che a quel comportamento corrisponde un successo e, conseguentemente, lo ripeterà ogni qual volta vorrà ricevere quel determinato premio.

Al contrario, altri proprietari di pappagalli, sgridano e/o coprono con un telo la gabbia dell’animale.
Vediamo qui di seguito di capire quali sono gli atteggiamenti da non adottare e quali invece possono essere utili, come prima in modo chiaro e schematico.
  • Dato il timbro e il volume che caratterizzano le grida dei pappagalli, sgridare il pappagallo aumentando il tono di voce credendo di intimorire l’animale con la nostra autorità è un atteggiamento inutile. L’animale interpreterà le nostre grida come risposta ai suoi vocalizzi, pertanto non faremo altro che alimentare la tendenza a gridare.
  • Coprire la gabbia è un metodo che non va mai bene, non serve a nulla e causa soltanto frustrazione in un animale che, invece, non vede l’ora di passare un po’ di tempo con noi. La mancanza di luce induce, è vero, inevitabilmente l’uccello a riposare, ma l’effetto che ha sulla psiche è tale da far insorgere depressione nel giro di poco tempo.
  • Se proprio non volessimo comprendere i nostri pappagalli e non volessimo accettare le loro grida faremo meglio a non allevarli in casa, ma dedicare un locale periferico dell’abitazione.
  • Se notassimo che il nostro animale approfitta di noi, magari per ottenere un premio è meglio che ogni volta che inizia a gridare ci allontaniamo silenziosamente dalla gabbia o voliera, in modo che lui possa associare al forte vocalizzo il nostro disinteresse, come per volergli comunicare “mi stai annoiando”.
  • Assolutamente da non fare è colpire la gabbia con bastoni o quant’altro per spaventare l’animale. Questo comportamento oltre che poco etico è assolutamente pericoloso per l’insorgenza di ansia nei soggetti, che può tradursi nella comparsa di gravi psicopatologie, come la Sindrome da Autodeplumazione, o Nevrosi Autolesiva. Per scontata che possa sembrare questa affermazione è purtroppo facile constatare che molti maldestri proprietari effettuano questa forma di punizione nei loro animali. Condanniamo sempre questi atteggiamenti violenti ed ignoranti!


I MORSI

“Il mio pappagallo ha iniziato ad essere aggressivo; Il mio pappagallo mi ha già morso più volte; il mio pappagallo non vuole più stare con me e me lo dimostra mordendo le mie mani; il mio pappagallo ha morso il mio compagno/a”….ecc.
Queste sono le lamentele più comuni dei proprietari di pappagalli.
Ebbene il morso nei pappagalli esiste, è reale e dobbiamo necessariamente conoscere ciò che sta alla base di questo comportamento.

In sintesi, anche il morso è un comportamento normale, evoluto da questi uccelli non soltanto per rompere, sgusciare, sfilacciare…ma anche per difendersi, comunicare ed allertare.
Iniziamo con la difesa.
I pappagalli non posseggono artigli, né tanto meno arti sufficientemente forti per far presa su di un potenziale predatore, quindi il sistema difensivo più efficacie che hanno evoluto è proprio il morso.
Quando un pappagallo ha paura, morde: è matematico.

Pertanto prima di considerare il morso un problema è necessario escludere a priori tutte le potenziali cause di panico e paura che possono aver scatenato il comportamento difensivo.
Ad esempio, se prendiamo tra le mani il nostro pappagallo domestico in un modo che egli non ha mai avuto modo di sperimentare, imparare e capire, sentirà molto probabilmente una presa costrittiva che non conosce e la sua reazione sarà sicuramente quella di mordere ciò che lo trattiene, in questo caso le mani.
Teniamo presente che in fatto di morsi, è bene evidenziare che i pappagalli domestici hanno un doppio rapporto con il proprio proprietario: quello con il volto, quindi con la persona fisica e quello con le mani. Non sempre questi due rapporti sono paralleli, cosi che ci troviamo talvolta a possedere pappagalli che ci amano molto quando parliamo insieme a loro, quando li guardiamo ecc… ma odiano a morte le nostre mani, mordendole e gridando ogni qual volta entrano in contatto con loro.

Una delle cause più diffuse del morso da pappagallo verso il proprietario è proprio quello appena descritto. Il pappagallo convive con noi, il nostro ambiente, magari è anche abituato ad uscire dalla gabbia; ma dal momento in cui per qualche motivo siamo obbligati ad utilizzare le mani per una sua corretta gestione, ecco che egli non le riconosce come estensione del nostro volto, ma come qualcosa di minaccioso da cui deve proteggersi.
I pappagalli, quando mordono, possono anche voler comunicare qualcosa.

Escluse quindi la paura e il panico che abbiamo sufficientemente affrontato sopra, le motivazioni che inducono uno psittaciforme a mordere, possono essere legate essenzialmente a due gruppi di motivazioni.
Vediamole.


MOTIVAZIONI SESSUALI

Come è noto i pappagalli domestici hanno la tendenza ad istaurare con il proprio proprietario un rapporto di tipo sessuale, cioè vedono l’uomo con cui convivono come partner.
Nel caso in cui il proprietario non sia di sesso opposto, il colorato volatile cerca un partner adatto nelle persone che costituiscono la famiglia che lo ospita.
Molto spesso i morsi possono derivare da questo tipo di legame.
Se il proprietario è di sesso uguale al pappagallo, quest’ultimo in presenza del partner umano che ha scelto all’interno della famiglia può manifestare comportamenti ostili verso il proprietario, talvolta mordendolo.
Al contrario, se il legame è avvenuto con la persona che ha acquistato il pappagallo, i comportamenti ostili ed aggressivi si rivolgono alle altre persone della famiglia.


MOTIVAZIONI PSICOLOGICHE

Un pappagallo fortemente frustrato dall’impossibilità di consumare correttamente un rapporto fisico e mentale con il proprio proprietario può maturare pulsioni aggressive.
Accade spesso, infatti, che in un corretto rapporto uomo-volatile dopo un periodo di tempo si scatenino comportamenti aggressivi, che portano alla morsicatura del proprietario.
In questo caso occorre analizzare scrupolosamente quanto accaduto negli ultimi periodi di vita dell’uomo e dell’animale con cui convive, per cercare di evidenziare cambiamenti d’atteggiamento, ingressi di nuove persone all’interno della famiglia o situazioni ambientali non idonee.
I pappagalli comunicano costantemente con noi, ed un loro disagio psichico può talvolta essere manifestato con il morso.
In altri casi, non patologici sulla psiche dell’animale, vediamo che il morso può essere utilizzato per comunicare indisponibilità.
Spesso, infatti, non è facile comprendere che cosa desidera veramente il nostro pappagallo in quel preciso instante, ed una mal interpretazione di questo può indurre il pappagallo a mordere le nostre mani per comunicarci semplicemente “lasciami stare”.
Teniamo conto che ogni istante della propria vita il pappagallo, come tutti gli altri animali, apprende, impara, cataloga e schematizza per comunicare con l’uomo, che non è suo con specifico, cioè non possiede le sue stesse caratteristiche diventando, conseguentemente, difficile comunicare i propri stati e sensazioni.
D’altronde, anche noi se dovessimo convivere con una persona di cui non conosciamo il ben che minimo significato del linguaggio che usa, probabilmente comunicheremo i nostri stati d’animo fisicamente; con molta facilità una nostra indisponibilità nei suoi confronti verrà comunicata con uno spintone o uno schiaffo, cosa tra l’altro osservabile nei bambini, che comunicano meno verbalmente rispetto agli adulti.


 

© 2010 webmistress Marta Avanzi