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Il letargo nelle tartarughe mediterranee
Marta Avanzi, Med. Vet.
I rettili sono animali ectotermi, dipendono cioè dalla temperatura ambientale per la
regolazione della loro temperatura corporea. Quando la temperatura ambientale scende al di
sotto di una certa soglia critica essi reagiscono andando in letargo. Il letargo viene
indotto nelle tartarughe dei nostri climi dalla diminuzione della temperatura diurna e
delle ore di luce. Il comportamento naturale in risposta a questi stimoli consiste nella
diminuzione dell'attività e soprattutto nella sospensione dell'alimentazione, in
preparazione al sonno invernale.
Durante il letargo la bassa temperatura corporea fa sì che
quasi tutti gli apparati del rettile, tra cui il sistema digerente e il sistema
immunitario, smettano di funzionare. Infatti non devono mai essere lasciati andare in
letargo animali ammalati o animali il cui sistema digestivo non è completamente vuoto. Solo animali in condizioni fisiche ottimali, con sufficienti riserve di grasso accumulate
durante la stagione calda, devono essere lasciati ibernare. Gli animali malati, debilitati
o sottopeso non devono essere lasciati andare in letargo, ma vanno mantenuti al caldo per
tutto l'inverno affinché possano essere alimentati e/o curati.
Si calcola che per ogni mese dibernazione una
tartaruga perda l'1% del proprio peso corporeo. Il periodo di letargo non deve superare
una durata di 20 settimane, il che nei nostri climi non rappresenta in genere un problema.
Alterazioni fisiologiche e patologiche dopo il letargo
Al momento del risveglio la tartaruga dispone di scarse
riserve di grasso, di glicogeno (la forma in cui lo zucchero è accumulato nel fegato), di
vitamine, ed è disidratato. Il numero di globuli bianchi e la glicemia sono bassi. Il
peso dell'animale alla fine del periodo di letargo è importante e va misurato e
confrontato con quello precedente il letargo. Se la temperatura durante il letargo è
troppo elevata, sopra i 9°C, il livello metabolico dellorganismo risulta troppo
alto e le riserve di grasso vengono consumate ad un ritmo eccessivo. In questo caso al
risveglio l'animale sarà troppo magro, con potenziali complicazioni che vanno prontamente
affrontate. La stessa cosa può accadere se durante l'inverno si verificano delle giornate
più calde del normale, seguite da periodi di freddo. Alla fine del letargo la perdita di
peso corporeo non dovrebbe superare il 10%.
E' di importanza fondamentale che la tartaruga beva entro
24-48 ore dal risveglio, e questo viene favorito ponendola in un recipiente con un paio di
centimetri di acqua (per un animale di taglia media). Se l'animale non assume acqua
spontaneamente entro questo periodo si deve ricorrere alla somministrazione di liquidi con
un sondino gastrico, da effettuarsi, almeno inizialmente, sotto controllo veterinario.
La maggior parte degli animali ricomincia a mangiare entro
una settimana dal risveglio; se ciò, indipendentemente da eventuali misure terapeutiche
intraprese, non avviene, la prognosi è sfavorevole. Inizialmente le tartarughe sembrano
preferire cibi succulenti, come frutta e pomodori, ma entro pochi giorni si deve fornire
una dieta più equilibrata. L'incapacità di riprendere ad alimentarsi entro i primi giorni dal risveglio viene
definita anoressia post-ibernazione.
Nei giorni successivi al risveglio, se l'animale si
alimenta normalmente e riprende le sue attività senza problemi, non resta che controllare
che le condizioni ambientali siano adeguate per quanto riguarda luce e temperatura. Se le
giornate sono grigie e fredde, ci si può aspettare che le tartarughe non si alimentino;
allora è preferibile fornire artificialmente luce e calore. Occorre anche valutare se sia
il caso di fornire un riparo di sera e di notte.
Al termine del letargo, se le condizioni ambientali fornite
non sono state ottimali si possono riscontrare diverse patologie.
Lesioni da freddo
Se durante il letargo la temperatura corporea si abbassa
troppo, e si avvicina o addirittura scende sotto lo zero, anche per brevi periodi, il
cervello e gli occhi possono subire gravi lesioni.
La tartaruga che soffre di lesioni cerebrali può
presentare movimenti in circolo, torcicollo, paralisi facciale, paresi o paralisi degli
arti, cecità. A volte è associato ittero. Il trattamento è esclusivamente di sostegno e
la prognosi è riservata.
Talvolta le lesioni, anche se apparentemente gravi, possono
risolversi con il tempo (talvolta anche dopo 18 mesi). Nel caso di cecità è importante
alimentare l'animale a mano, in attesa che riacquisti la vista.
Stomatite necrotica
La stomatite necrotica (infezione della bocca) è piuttosto comune al risveglio dal
letargo, specialmente se lo stato di salute dell'animale prima del letargo e le condizioni
ambientali durante il letargo non sono stati ottimali. Inoltre, al momento del risveglio i
livelli di globuli bianchi nelle tartarughe sono molto bassi, rendendole suscettibili a
problemi infettivi. Il segno clinico più comune è rappresentato dall'anoressia. All'ispezione del cavo orale
si osservano inizialmente delle placche biancastre rilevate su lingua e gengive, che se
asportate rivelano la mucosa sottostante infiammata. Man mano che l'infezione procede si
estende al palato, la faringe e la glottide, con placche biancastre o giallastre. Nei casi
più gravi sono coinvolti l'esofago, la trachea e i polmoni; la mandibola può essere
colpita da osteomielite (infezione dellosso). Dalla bocca può uscire un essudato
purulento, fetido.
Nei casi più lievi il trattamento consiste nell'asportare
le placche necrotiche e nel disinfettare la bocca con un appropriato disinfettante un paio
di volte al giorno, continuando per qualche giorno anche dopo la guarigione delle lesioni.
Nei casi più gravi si rende necessaria la visita del medico veterinario, che provvederà
ad eseguire un esame per individuare il tipo di germi coinvolti e eseguirà una pulizia
profonda delle lesioni, dopo aver sedato la tartaruga per evitarle dolore. Inoltre sarà
necessario somministrare al paziente degli antibiotici. Finché l'animale non sarà guarito sarà necessario somministrare cibo e liquidi tramite
sonda gastrica
Rinite
Il segno clinico è rappresentato da uno scolo nasale
bilaterale continuo, generalmente sieroso. Può esserci contemporaneamente uno scolo
oculare. Nei casi più gravi la tartaruga respira a bocca aperta ed emette rumori
respiratori. La condizione può essere molto contagiosa e le tartarughe ammalate vanno
immediatamente isolate. Il veterinario provvederà a prescrivere un adeguato trattamento
antibiotico. Nei casi dubbi la rinite va differenziata dalla polmonite con delle
radiografie.
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Rinite post-ibernazione: è evidente
lo scolo nasale purulento |
Lesioni causate da insetti o roditori
Nelle tartarughe lasciate andare in letargo all'aperto il
rivestimento esterno di cheratina della corazza può essere soggetto all'attacco di
insetti o altri invertebrati; più di rado le lesioni arrivano ad interessare l'osso
sottostante. Le lesioni si osservano soprattutto sulla superficie ventrale del piastrone,
che è a contatto con il suolo. Il trattamento consiste semplicemente nella pulizia e disinfezione delle lesioni; il
rivestimento di cheratina si riforma abbastanza velocemente. Nel caso di lesioni più
profonde è necessaria una medicazione con una pomata antibiotica fino alla rigenerazione
della cheratina. L'attacco da parte di roditori può essere particolarmente grave, con la perdita di cute,
sottocute, tessuto muscolare e osseo. In questo caso è indispensabile laiuto del
veterinario.
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Gravi lesioni causate da roditori,
in seguito alle quali la tartaruga è morta |
Carenza di vitamina A
Il sintomo principale è rappresentato da una tumefazione
delle palpebre, ma si verificano anche lesioni negli organi interni con potenziali danni a
pancreas, reni, ureteri e vescica. L'ipovitaminosi A può predisporre alla rinite
(infezione delle prime vie respiratorie). La somministrazione di vitamina A deve essere eseguita preferibilmente per via orale,
arricchendo inoltre la dieta con alimenti che contengono carotene e vitamina A. La
somministrazione di vitamina A tramite iniezione può causare gravissimi danni da eccesso,
e va riservata al veterinario.
Ittero
Talvolta le tartarughe al termine del letargo appaiono
itteriche, ma l'ittero scompare rapidamente quando iniziano ad alimentarsi. Se l'ittero
persiste può essere sintomo di un danno epatico, che va ulteriormente investigato.
Anoressia post-ibernazione
La maggior parte delle tartarughe sane inizia ad
alimentarsi entro 1-2 giorni dal risveglio. Se l'anoressia persiste per oltre 3-4
settimane è necessario intervenire con unappropriata terapia. La prognosi è tanto
più sfavorevole quanto più l'intervento è ritardato. Dopo sette settimane di anoressia
la prognosi è infausta. Ovviamente la prognosi è anche condizionata dal problema
sottostante allanoressia.
Lanoressia può essere causata da un problema medico
sottostante, tra cui la stomatite necrotica o uninfezione respiratoria, lesioni da
freddo a livello oculare o cerebrale, o le conseguenze di malattie o malnutrizione
sofferte prima dell'ibernazione.
Unaltra causa è rappresentata da condizioni
ambientali non ottimali durante il periodo di letargo, o in un letargo eccessivamente
lungo, oppure in condizioni non favorevoli nel periodo del risveglio (bassa temperatura ad
esempio). Occorre in questo caso che siano fornite luce, temperatura e umidità ottimali
per stimolare l'appetito. La differenziazione tra le due cause viene effettuata dal
veterinario in base alla visita clinica.
In entrambi i casi il trattamento deve mirare a correggere
la disidratazione e a ristabilire la funzione renale. Si provvede anche a correggere le
eventuali patologie concomitanti.
Si inizia la terapia somministrando dei liquidi per sonda
gastrica, ma nei casi più gravi si può ricorrere alla somministrazione parenterale
(tramite iniezione). In seguito si inizia ad alimentare l'animale con cibo liquido tramite sonda gastrica,
utilizzando omogeneizzati per neonati alla frutta o alla verdura, o il normale alimento in
forma liquida. Successivamente se la risposta alla terapia è favorevole si può
somministrare l'alimento con una siringa direttamente in bocca. In seguito si può provare
a porre il cibo normale direttamente nella bocca. L'obiettivo è di arrivare prima
possibile all'assunzione spontanea dell'alimento. Nel frattempo si deve fornire un
ambiente ideale per quanto riguarda luce, temperatura (25 - 30°C di giorno e leggermente
meno di notte) e umidità. La guarigione può richiedere molto tempo.
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